Campania maglia nera d’Italia per il governo regionale imbelle

di Andrea Manzi

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Negli ultimi giorni la surreale campagna elettorale che stiamo vivendo comincia a fornire qualche elemento di discernimento. Ormai è evidente che, all’interno della immane tragedia economica e sociale del Mezzogiorno, si collochi la catastrofe campana, che supera di gran lunga, con le sue cifre raggelanti, i dati negativi relativi all’intero Sud. Dal 2008 ad oggi si sono persi dieci punti percentuali di Pil, 575mila sono le aziende in crisi, 600mila giovani non lavorano. Questi dati, però, non dicono tutto, perché ad essi se ne aggiungono altri che parlano di ghettizzazione di intere aree sociali, di ritorno ad una situazione di “clandestinità identitaria” per decine di migliaia di famiglie le quali, con grandi sforzi, erano riuscite a individuare percorsi di riscatto. Se si considera che il 65 per cento dei bambini campani non ha mai letto un libro, si può cogliere il dramma senza limiti di una regione probabilmente mal governata in passato, ma attualmente – e già da qualche anno – non governata affatto, affidata com’è ad una classe politica inconsistente, inetta e cinica. Bene ha fatto il segretario regionale della Cgil Franco Tavella ad evidenziare l’irritante, pilatesco atteggiamento del presidente della Regione Stefano Caldoro, il quale pratica dal giorno del suo insediamento lo sport dello scaricabarile, addossando ogni responsabilità alle passate gestioni. Purtroppo, proprio nel corso della sua attività amministrativa, la Regione Campania ha guadagnato l’altro triste primato della incapacità assoluta di programmare e spendere i fondi nazionali ed europei. Uno scandalo infinito che, per mesi, è stato l’elemento più palese e drammatico di decadenza istituzionale, amplificato finanche dalla stampa d’Oltralpe e d’Oltreoceano. Il costo maggiore di una democrazia è costituito dall’incapacità di gestire la cosa pubblica. E Caldoro si è dimostrato un leader di apatia gestionale, intento a dissimulate tale gap con atteggiamenti eticisti francamente intollerabili. Un politico capace non si specchia, autocelebrandosi, nelle sue ostentate virtù morali, che dovrebbero invece essere considerate precondizioni dell’attività politica. Tra l’altro i modelli di virtù sono inutili se non fondano anche su qualità politiche e amministrative strategiche. E questo Centrodestra campano, in quanto ad incapacità, non si è fatto mancare proprio nulla, offrendo fior di primati negativi anche sul piano dell’immoralità. Da quest’ultimo punto di vista, va detto che la vicenda Cosentino è stata chiaramente utilizzata dal Pdl per fornire una semplificata risposta di immagine ad una voragine etica della quale il caso Cesaro rappresenta soltanto una delle spie di maggiore allarme. Purtroppo, la Campania è stata inondata, dal Centrodestra in particolare, di scorie provenienti dalla discarica tossica della politica banalizzata. Un’operazione subdola che ha consentito la gestione delle risorse pubbliche a livello nazionale da parte di lobbies ormai note e, in Campania, ad opera di gruppi affaristici in molti casi legati alla criminalità organizzata. Un caso soltanto: nella sola provincia di Salerno ieri abbiamo registrato una prima raffica di arresti per scambi di favori presso l’Inps, attivati per condizionare il recente Congresso Pdl. Intanto, starebbe lambendo “santuari” non proprio periferici l’altra inchiesta del pool antimafia sempre sul congresso provinciale del partito berlusconiano, in particolare per quanto riguarda gli elenchi dei partecipanti al voto gonfiati con l’aiuto di ambienti non immacolati.
In questo clima di incertezza e provvisorietà, una cosa gli elettori potranno farla per scrollarsi di dosso la iattura di questi governanti: costringerli a misurarsi sui problemi concreti, braccandoli ovunque siano e inducendoli al confronto, un’attività questa che consentirà di misurare il loro grado di conoscenza di quella realtà territoriale che essi si candidano a rappresentare.
Nei prossimi giorni documenteremo cifre e situazioni di questo sfascio infinito. Ciascuno di voi potrà leggere e utilizzare come crede tali informazioni per dare un senso al voto di fine mese. Se non si fa questo, le elezioni diventano sterile ritualità e le libertà democratiche rischiano di essere travolte.

Un pensiero riguardo “Campania maglia nera d’Italia per il governo regionale imbelle

  • 10 Febbraio 2013 in 10:50
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    quale futuro per noi giovani ????? dove sono finite le promesse elettorali ????? manca il lavoro ma mancano le prospettive di una vera crescita , la campania ed il suo capoluogo sprofonderrano come le strade di Napoli , siamo un popolo senza voce ,

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