Mar. Lug 16th, 2019

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Campione nello sport e nella vita, addio “Freccia del sud”

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Un ritratto di Pietro Mennea, il più grande atleta italiano di tutti i tempi, scomparso oggi a Roma
di Nino Ruggiero

mennea 4Poche e scarne le notizie da un lancio di agenzia: “è morto Pietro Mennea, ex velocista azzurro, olimpionico e primatista mondiale dei 200 metri dal 1979 al 1996”.
Una notizia ferale per il mondo dello sport, non solo per gli appassionati di atletica leggera. Pietro Mennea, nativo di Barletta, è stato l’atleta che ha entusiasmato le folle nel periodo a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta. È stato il velocista principe della nostra atletica; è stato l’atleta che ci ha fatto sognare nel 1979 quando stabilì a Mexico City il record mondiale sui 200 metri piani; record che ha resistito per la bellezza di quasi vent’anni e che tuttora è ancora record nazionale ed europeo della categoria.
19’’ 72, il suo tempo, record fra i record per un ragazzo umile, serio, un vero campione nello sport e nella vita, “freccia del sud” per antonomasia.
19’’ 72 anche il nome di un suo libro pubblicato nel 2008, con prefazione di Gianni Minà, che aveva come obiettivo principale la beneficenza. Era un grande personaggio Pietro Mennea. Campione nello sport, per valore intrinseco, per serietà, per compostezza, per umanità. Aveva messo su la “Fondazione Pietro Mennea onlus” e si prefiggeva di aiutare i più deboli di questo mondo: i malati, gli emarginati, i sofferenti. Fu ospite d’onore pure a Pagani nel 2009, lo ricordo come se fosse adesso, chiamato dal mio amico fraterno Ciccio Casillo, altro storico fondatore di Porta Aperta Onlus, e fu protagonista al locale Circolo Unione in una giornata indimenticabile. In quell’occasione presentò il suo libro, quel “19’’ 52 il record di un altro tempo” circondato da una marea di sportivi che ricordavano soprattutto le sue gesta sportive.
“Pietro Mennea voleva essere veloce. Prima ha sfidato il vento, poi gli avversari, poi se stesso. Ed è riuscito a diventare il più grande atleta italiano di tutti i tempi…” – scrisse Gianni Minà nell’introduzione del libro. Nello stesso libro, ancora prima della prefazione, una poesia a firma dello stesso Pietro Paolo Mennea che voglio trascrivere tanto è significativa del modo di vivere di un atleta che non è stato solo campione in pista, ma lo è stato soprattutto di vita nella sua breve esistenza.

LIBERTÁ
Quando ho iniziato a prendere coscienza,
ho sentito il bisogno di conoscerti;
quando ho cominciato a capire, ho provato ad immaginarti;
quando ho iniziato a sognare, ti ho desiderato;
quando ho iniziato a conoscere la vita, ti ho inseguito;
quando ho iniziato a realizzarmi, sei diventata la mia guida;
quando ho provato a volare, l’ho fatto per raggiungerti;
quando ho provato a fermarmi, sei stata la mia stella;
quando diventerò vecchio, ti chiedo solo di non abbandonarmi;
quando non ci sarò più, sarai sempre con me.

Pietro Mennea non è stato una meteora. Una volta appesi gli scarpini da velocità al classico chiodo, si era impegnato negli studi e nel sociale. Dopo aver compiuto gli studi all’ISEF, non si era fermato: aveva conseguito la laurea di in scienze politiche, quella in giurisprudenza, quella in scienze motorie e in lettere; si era quindi specializzato in discipline giuridiche conseguendo l’abilitazione alla professione di avvocato e dottore commercialista. Molte le sue pubblicazioni dedicate soprattutto allo sport; fra queste: Come devi allenarti; Velocità e mostri sacri; Le Olimpiadi del Centenario; La storia del doping.
Nell’annata 1998-99 volle confrontarsi con una nuova realtà: il calcio. Fu direttore generale della Salernitana chiamato dal presidente Aniello Aliberti che guardava in grande e intendeva dare prestigio e autorevolezza a un club lanciato verso la promozione in serie A. Una breve parentesi quella del calcio per Mennea che l’anno successivo fu eletto al Parlamento Europeo e a Strasburgo mise la sua esperienza al servizio dello sport nazionale ed europeo.
Adesso che non c’è più, mi suonano nelle orecchie i significativi versi della sua “LIBERTÁ”. Adesso, Pietro Mennea forse si sentirà ancora più campione e più libero di quanto già non lo fosse. Volerà da “freccia del sud” fra i cieli infiniti; quelli senza spazio e senza età.

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