Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Cronache da Elsinore » Cangiullo, torna in scena il futurista campano

Cangiullo, torna in scena il futurista campano

Cangiullo, torna in scena il futurista campano
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Il regista De Cristofaro

“Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità. (…) La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno. (…) Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere e dalla sommossa”. Questo e tanto altro Marinetti invocava nel suo famoso manifesto pubblicato nel lontano febbraio del 1909 su “Le Figaro” di Parigi. Scritto in francese, dunque, perché tale era lingua prediletta da tanta avanguardia italiana. Un modo per rendere ancora più evidente la spallata che il Futurismo intendeva dare alla provinciale cultura del nostro Paese. Erano gli anni in cui il pantheon letterario nazionale faceva spazio al nuovo astro dannunziano e alla gagliarda improvvisazione del movimento, a scapito dei rigorosi Verdi e Carducci, morti rispettivamente nel 1901 e 1907, che molto avevano caratterizzato il mondo delle lettere italiane fino ad allora.

Napoli con la sua endemica confusione e anarchia sociale, in quel contesto di felice eversione nei confronti d’ogni Accademia, si candidò da subito ad essere una delle capitali del futurismo. Così, lo stesso Marinetti: “(…) sono un futurista nato ad Alessandria d’Egitto di madre milanese, di padre vogherese, allattato da una nutrice di Kartum quindi italianissimo senza una italiana città nativa ma mi sento napoletano per il mio sangue ardente e la mia gesticolazione eccessiva (…)”. Per Marinetti, insomma, non c’era città più futurista di Napoli, capace di metamorfizzare il suono delle parole in gesti vitali per una nuova e più disinibita cultura d’avanguardia. Ne era un esempio, il teatro di Varietà che col suo carico anti-psicologico e le sue sinestesie, con i suoi effetti “ di comicità, di eccitazione erotica o di stupore immaginativo”, riusciva efficacemente a svegliare le assopite platee dei teatri dell’epoca.

Una figura centrale del Futurismo napoletano fu senza dubbio Cangiullo con la sua carica di monelleria e irriverenza. Proprio su questo autore si è soffermato con la consueta maestria Ugo Piscopo che per le edizioni Plectica, nella collana di teatro corpo novecento, ha recentemente pubblicato, Omaggio a Piedigrotta Cangiullo. Un testo teatrale, veloce e brillante, che sarà presentato martedì 27 settembre alle ore 18,00 presso la Sala Pasolini (ex cinema Diana) di Salerno. Con l’autore saranno presenti Rino Mele e Alberto Granese che proveranno a far rivivere la temperie unica di quegli anni.

In primo piano, una lettera di Gangiullo

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3446

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto