Cantare ‘Bella Ciao’ a Salerno

Cantare ‘Bella Ciao’ a Salerno
di Ernesto Scelza
Ernesto Scelza
Ernesto Scelza

Da un po’ di anni, a Salerno, le celebrazioni del 25 aprile, della ‘Festa della Liberazione’, si caricano di tensioni. Incomprensibili. Tralasciamo il fatto che per tutto il ‘ventennio deluchiano’ il sindaco non ha mai preso parte alle manifestazioni celebrative. Almeno di persona – certo – perché il Comune è sempre stato rappresentato da consiglieri e assessori. Ma il sindaco, no. Per lui è valso quello che diceva Nanni Moretti in un film: “mi si nota di più se vengo o se me ne sto a casa?”. De Luca il 25 aprile se ne sta a casa. Poi c’è stata la parentesi di Edmondo Cirielli alla Provincia: anche lui disertava la cerimonia ufficiale. E rendeva omaggio al ‘Cimitero degli Inglesi’ a Pontecagnano: per Cirielli la Liberazione non c’entrava niente con l’antifascismo, era stato un regalo degli Alleati agli Italiani. Quest’anno, almeno, il manifesto ‘negazionista’ della Provincia ci è stato risparmiato. “Mancano i soldi per stamparlo” ha detto l’attuale ‘Presidente-mai-eletto’ Antonio Iannone. E così la manifestazione c’è stata. Con i saluti stanchi delle autorità, ma anche con gli interventi -belli- di Giuseppe Cacciatore dell’Anpi, e del giovane rappresentante degli studenti. Poi, l’incredibile, l’incomprensibile: la fanfara non ha mai accennato le note di ‘Bella Ciao’. Inutilmente abbiamo atteso di sentire il canto simbolo dei partigiani. Che ci dice che la Resistenza, la Liberazione è stato un fatto di donne e di uomini ‘normali’ che dopo venti anni di dittatura decidono di riprendere in mano la propria storia. Pagando un prezzo altissimo, questo popolo, ha riscattato il nome stesso dell’Italia, infangato dalle leggi razziali e dalla guerra. Solo a fine cerimonia le proteste dei presenti hanno imposto alla fanfara di attaccare il canto. Mi chiedo: a chi fa paura, a Salerno la memoria antifascista?

I Confronti / Le Cronache del Salernitano

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