Lun. Ago 19th, 2019

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Cantone: occhio ai noli. Lamberti: non c’è appalto pulito

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Due voci sulla corruzione degli appalti raccolte nel 2008: Raffaele Cantone (foto), magistrato di grande preparazione e coraggio, e Amato Lamberti, intellettuale in prima fila contro le mafie. Proponiamo frammenti delle loro teorie tratti da “Un sacco brutto” di Andrea Manzi. Sembrano tesi formulate oggi, segno della tragica attualità della precarietà etico-politica.

Raffaele Cantone (foto), magistrato presso la Corte di Cassazione. Dal 1999 al 2007 ha ricoperto l’incarico di pm presso la Dda di Napoli, conducendo le maggiori indagini contro la camorra napoletana e casertana:
“Occorre una tempestiva riforma che istituisca la Stazione Unica Appaltante su base provinciale per neutralizzare i meccanismi in base ai quali si aggirano le gare. Otterremmo un affidabile monitoraggio e un’evidenza statistica. S’impone, inoltre, una riforma dello scioglimento dei consigli comunali: previsioni di incandidabilità e la possibilità di intervenire negli uffici. Con la riforma Bassanini, un grande potere lo ha assunto la burocrazia e nelle mani di un dirigente vi sono i destini della legalità di un ente e di una comunità.
“… Occorre definire criteri di mobilità, prevedere fattispecie di licenziamenti. Se un dirigente sospettato di abusi lo sposto dall’ufficio tecnico ai tributi cosa ho risolto?
“… Rivedere inoltre la certificazione antimafia. I sub-appalti quasi non esistono più: bisogna intervenire, pertanto, con accertamenti seri sui noli a freddo e a caldo, sui fornitori di cemento e ferro. Le norme di oggi sono inadeguate.
“… Occorrerà inoltre prevedere una sistemazione definitiva della legislazione antimafia, in termini di misure di prevenzione patrimoniale. La gestione dei beni deve essere sottratta agli enti, istituendo un’Agenzia”.

Amato Lamberti, docente di Sociologia della devianza e della criminalità presso l’Università di Napoli, saggista, editorialista, fondatore dell’Osservatorio sulla camorra della Fondazione Colasanto:
“… Se mandassero le commissioni di verifica, non si salverebbe un solo Comune della Campania, sarebbero tutti sciolti. Siamo tornati al 1901, ai tempi della Commissione Saredo: ora come allora non c’è un appalto pulito, le assunzioni sono predefinite, gli acquisti dei materiali pure.
“Camorra, ‘ndrangheta e mafia non sono soltanto un problema criminale, ma poteri che si sostituiscono allo Stato nel governo del territorio. Se le nostre realtà sono così degradate, è perché lo sviluppo è stato gestito dai delinquenti. I cento uomini di ferro di Guido Dorso? Al Sud li aspettiamo ancora.
“… L’imprenditoria direttamente criminale non supera il dieci per cento. Il dramma è la corruzione: se il politico o l’amministratore prendono soldi, anche funzionari e impiegati parteciperanno al banchetto, e la stessa cosa accadrà per chi deve verificare… Per la regolarità formale i soldi devono essere presi in banca, e così partono le fatturazioni di comodo per il nero, il direttore della banca dovrà chiudere un occhio e, presentato dal politico all’imprenditore, parteciperà pure lui alla spartizione…
“… Per evitare questi rischi, quando diventai presidente della Provincia di Napoli, nella prima consiliatura, imposi un mio modello. Feci assessore uno di Pisa che lavorava in Africa, uno di Gorizia che lavorava in Bosnia, evitai di coinvolgere gente del territorio. Nella seconda consiliatura i partiti ripresero il sopravvento”.

(da “Un sacco brutto” di Andrea Manzi, Edizioni dell’Ippogrifo, 2009)

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