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Cari elettori, attenti a quella singolare coppia di fratelli

Cari elettori, attenti a quella singolare coppia di fratelli
di Luigi Rossi

Cari elettori, ormai la sensazione di rigetto nei confronti dell’imminente chiamata alle urne appare molto diffusa; reazione non giustificabile, ma certamente comprensibile. Lo schema di propaganda è un classico: da un lato i candidati sono impegnati nel descrivere con ricchezza di particolari le magagne degli avversari, dall’altro si affannano nell’esaltare la propria provvida purezza di comportamento e presentano arditi progetti finalizzati al bene comune affrontando il problema degli immigrati, sistemando la vertenza circa le tasse, promettendo più risorse per gli ultimi, combattendo l’assenteismo ed eliminando gli sprechi; in cima a tutto, l’impegno a creare posti di lavoro per rendere più luminoso il futuro dei giovani. Ciò è possibile purché chi aspira alla vittoria sia animato da senso di responsabilità per amalgamare il tessuto sociale che appare pericolosamente sfilacciato.

Nella determinazione a portare innanzi questo programma, a distinguersi sono gruppi molto ristretti collegati ad alcuni capicordata di dinastie politiche. Un tempo giovani frequentatori di aule universitarie, alcuni di loro non hanno esitato a denunciare il familismo amorale, ritenendolo una delle cause della storica arretratezza delle nostre terre. Divenuti promettenti dirigenti di partito, col passare dei decenni hanno fatto fortuna imponendosi nella scalata alla piramide del consenso elettorale e, di conseguenza, si sono segnalati per la decisa gestione della cosa pubblica. Nella nostra provincia è emerso un ristretto gruppo familistico che ha consolidato la propria posizione di preminenza grazie alle indubbie capacità del capostipite, il quale ha costituito una rete di consensi radicandone le strette maglie sulla funzionale gestione delle risorse pubbliche ed una effervescente capacità mediatica. Il suo impegno ha dato i frutti quando dal grande uovo della sinistra postbellica sono nati tanti piccoli pulcini che, invece di assumere le sembianze del brutto anatroccolo, per un miracolo del destino sono stati confusi con dei fulgidi cigni, novelli dioscuri indirizzati verso il roseo futuro di eroici protagonisti del bene.

Roberto e Piero De Luca

Roberto e Piero De Luca

Proprio come Zeus della mitologia, una singolare coppia di fratelli – che chiameremo l’uno colui che eccelle e l’altro molto illustre – hanno cominciato a compiere gesta eclatanti per cui la massa li ha considerati personalitĂ  benefiche e protettrici, pronte ad intervenire per risolvere a tutti i problemi piĂą assillanti. La posizione occupata consente loro di svolgere la funzione di perfetti mediatori tra le contingenze dei bisogni umani e il potere di gestione della cosa pubblica. In una vasta area della nostra provincia sono considerati dei veri salvatori ai quali poter ricorrere nelle situazioni disperate, soprattutto quando incombe il pericolo di gravi contrasti per la destinazione delle risorse e di minaccia alla salute nell’agitato mare dei rifiuti da smaltire. La venerazione nei loro confronti, originatasi nella cittĂ  granata, si è diffusa per tutta la Campania e le loro indiscutibili ed indiscusse caratteristiche soteriologiche si sono trasformate quasi in culto grazie alla vigile presenza del padre, un Giove tonante impegnato in molteplici imprese. I due rampolli si sono specializzati e se il primo possiede le doti di un valente auriga in grado di districarsi nei tracciati piĂą complessi ed articolati del mondo politico-amministrativo, l’altro, piĂą combattivo, ha ereditato dal padre la vis pugnandi, qualitĂ  che lo rende vincitore nella difficile corsa elettorale per raggiungere l’Olimpo del successo sostenuto dal titanico genitore, pronto a fulminare minacciando l’uso della sua spietata folgore.

Di recente, il fratello eccellente ha avuto un piccolo problema per cui ha deciso di fare un passo indietro per non offuscare la fama dell’altro e insidiare la solaritĂ  del mito paterno. E’accaduto quanto non doveva accadere. Sta emergendo, anche se con contorni ambigui, un clima che invita a non delegare al piĂą furbo il proprio destino col rischio di vederlo manipolato o barattato. La situazione può divenire esplosiva per padre e figli, dotati di un’ardita compattezza improvvisamente ferita. Il proposito di andare avanti come un carro armato evidenzia una concezione che divide il mondo in alleati cortigiani e nemici e contribuisce a far cigolare ancor piĂą l’attuale primato. Si tratta di esternazioni dalle quali emerge una irridente strafottenza, che puzza non solo di fritture di pesce, ma anche dei miasmi delle ecoballe generando una effervescenza che brucia i consensi se insistenti rumors di questi giorni dovessero rivelarsi fondati su veritieri elementi di fatto. Si spera che la parola ultimativa la dia la GIUSTIZIA, e solo essa, senza se e senza ma – non in omaggio a invocati sterili giustizialismi, ma nel rispetto di un dovuto garantismo – per ristabilire, laddove possibile, il primato della veritĂ  che esalta il merito e taglia i viveri alla crescita del malaffare. A sconcertare, comunque, è il persistere nel far politica in questo modo, senza considerare che, venuto a mancare il presupposto su cui sin dai suoi albori il casato ha costruito il proprio rapporto fiduciario con gli elettori, il rischio reale è il crollo del sistema di potere per una irrimediabile implosione, da alcuni ritenuta un malaugurio, per tanti, invece, un semplice auspicio.

 

 

 

 

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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