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Caro Ciriaco, basta amicizie pericolose…

Caro Ciriaco, basta amicizie pericolose…
di Daniele Caramagna
L'ex presidente del Consiglio Ciriaco De Mita

L’ex presidente del Consiglio Ciriaco De Mita

Caro Ciriaco,

ti scrivo perché ho scoperto, grazie all’imbrattamento di tantissimi manifesti fuori spazio (per i quali nessuno pagherà la multa naturalmente) che sei stato invitato per un convegno sulla Democrazia Cristiana a Salerno, presso il Palazzo di Città, e con te un numero nutrito di ex DC. Perché questa adunanza come dei nostalgici del quarantennio? Obbligo di cortesia dovuta a Vincenzo De Luca? Manovre politiche in vista delle regionali? Puro spirito nostalgico? Ed a te mi rivolgo, così, affettuosamente come un figlio di quella Dc di un tempo che fu. Fu, ma voi non foste. Perché rappresentavate ed avete sempre rappresentato la sinistra della Dc, quella che poi ne decretò la morte con Martinazzoli. Non quella nobile e pura di intenti che nasceva dagli ideali di Don Sturzo e De Gasperi, ma una Dc da bere sulla falsa riga del pensiero craxiano. La tua ascesa politica, come nelle migliori mitologie, nasce dopo la morte politica del tuo mentore, Fiorentino Sullo. E da lì, una carriera senza precedenti, ministro, presidente del consiglio, presidente del partito, eurodeputato. Sei passato indenne tra”Calisti Tanzi”e “Sergi Cragnotti”, “Antoni Sibili”, senza colpo ferire. Meriteresti una bella vacanza a Jaffa, in Israele, so che  il posto è bello e coltivano ottime arance e pompelmi. Invece che mi vai a fare? Diventi il sindaco della tua città natale, Nusco, ridente paesino dell’Irpinia. Un paese che quando ci arrivi attraverso una delle 5 strade che la collegano, pare quasi tutte realizzate nel post-terremoto, ti incanti. Sembra un borgo del nord. Manca solo l’aeroporto per il Falcon, stile Tanzi. Ti capisco se con caparbietà hai voluto subentrare al posto di tuo nipote Giuseppe, De Mita come te, già sindaco di Nusco, simpatico ragazzo che ho avuto il piacere di conoscere. Ma torniamo a noi: ti ho incontrato una sera, io ragazzetto, sulla terrazza dell’Hotel Pietra di luna. Un bell’albergo costruito a ridosso del mare di Maiori dalla famiglia dell’amico costruttore Cocomero. Era una festa organizzata da un tuo fedelissimo dell’epoca: Clemente Mastella. Povero Clemente, anche lui da te sacrificato sull’altare della politica. Mi eri simpatico, con quell’aria da intellettuale della “Magna Grecia, come ti definì il compianto Giovanni Agnelli. Mi eri simpatico, dicevo, almeno fino al momento che per non so quali motivi, fu chiesta la “testa politica”di mio padre, scomparso nel 2001, per un indefinito “sgarro”. Mi fu riferito che fosti tu a chiederlo, non ho certezze, scrivo quel che mi dissero. L’unica certezza che ho è che mio padre rimase al suo posto dopo 33 anni di onorata carriera come dirigente del partito. La Dc, quella vera, lo tutelò. Ed era anche lui uno di quelli veri che venivano dai partigiani cristiani, i quali avevano rischiato la pelle facendo campagne elettorali in Sicilia e Sardegna con gente che non scherzava, ricevendo minacce e attentati dinamitardi. Uno che alla fine degli anni’90, prossimo alla pensione, fu convocato per arginare il fenomeno della Lega Nord. Uno che ha organizzato la “Festa dell’amicizia” con il più alto numero di partecipanti e visitatori ed a detta di molti, la meglio riuscita. Uno che non ha abusato di clientelismi e nepotismi, ma ha fatto gran bene a molti che adesso hanno dimenticato. E sono certo che non sarebbe affatto contento se sapesse di questa pericolosa vicinanza della sinistra Dc alla sinistra seppur edulcorata del’odierno PD, capitanati dal”politicamente bulgaro Vincenzo De Luca”. A me come a molti cittadini salernitani queste “amicizie pericolose politiche” non sono gradite: non qui, non adesso. Non me ne volere e quando ti chiedono un appuntamento, ricevi le persone: forse ti parleranno di cose interessanti. Affettuosamente tuo.

D. C.

 

 

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