Caro De Luca, scordati la Regione

di Gianmaria Roberti
Il sindaco De Luca
Il sindaco De Luca

Sul crinale fra incompatibilità e salto nella politica nazionale, fra il tramonto di un’incontrastata satrapia provinciale e l’ascesa nell’empireo del nuovo Pd, sull’onda di una controversa rottamazione. Il tragitto di Vincenzo De Luca è al bivio, e a strascico rimorchia il destino della città con cui si è identificato per 20 anni. In un intreccio soffocante a autoritario, da padre padrone e artefice della nuova allure, che ha scritto pagine di autoesaltazione, ma anche di orgoglio per Salerno. Un cordone ombelicale che cela anche la paura del vuoto, per alcuni liberatorio, se i due orizzonti dovessero, inaspettatamente, separarsi. “Questo è un momento difficile, avendo De Luca esercitato per molti anni e con successo anche meritato, il ruolo di primo cittadino” osserva il filosofo Biagio De Giovanni. Uno che del sindaco in odor di decadenza fu maestro universitario, nel percorso da filosofo teoretico del non ancora “sceriffo” Vincenzo. Un’altra contraddizione, per un personaggio ricco di complessità, passato agli annali per la mitologia di un “fare” spregiudicato e compulsivo, in odio ai lacci burocratici. Ma anche alle astrazioni di una certa “sinistra pipì”.
“Salerno è cambiata in bene – ammonisce De Giovanni -il giudizio si dà sulle cose che si fanno e non sulla personalità: e lui ha fatto quanto nessuno ha fatto a Napoli, anche se si parla di una dimensione diversa”. Se a Salerno emergono le prime crepe del sistema-De Luca, Napoli conferma un giudizio benevolo. Un De Luca idealizzato nell’archetipo del sindaco efficiente. Una sublimazione del rimpianto per l’eterna palude napoletana, ammantata dal pessimismo per gli ultimi lustri di delusioni politiche. Tuttavia, dopo 20 anni, anche De Luca può essersi stancato. “Dovrebbe provare a ritagliarsi un altro ruolo – riflette il filosofo -forse anche lui ne ha abbastanza, sarebbe normale. Dovrà decidersi, sul doppio ruolo che ricopre. Forse sarebbe un bene e provare ad avere un ruolo nazionale”. Inoltre, “meglio lasciare ora, lasciando un rimpianto negli amministrati” suggerisce. E il vuoto che lascerà? “I vuoti si riempiono” risponde De Giovanni senza esitazione. Di una cosa il professore è sicuro. “Non credo gli convenga ritentare con la Regione – afferma – Io sono perplesso sui secondi tentativi. Se vanno male, diventa difficile tornare a emergere. Poi ho l’impressione che Caldoro abbia un consenso crescente, non sarà facile scalzarlo”. Sul rifiuto a liquidare De Luca come un ferro vecchio è netto anche Alessio Postiglione, giovane spin doctor di un altro sindaco, Luigi de Magistris, ed editorialista di Repubblica. “Si tratta di un personaggio importante, che ha costruito un consenso strutturato, fatto dalla ‘politica politicante’, ma anche da una politica innovativa costituita dall’amministratore che cammina per strada, vede la buca e la va a tappare fisicamente”. Quindi, “chi lo giudicasse un politico che gestisce il consenso all’antica – spiega Postiglione – non ne coglierebbe l’elemento innovativo, specie nella prima fase”. L’ambizione di riprovare a conquistare la Regione però incontra limiti forse invalicabili. “De Luca non è un profilo di grossa innovazione rispetto alle dinamiche del cambiare verso – sostiene il politologo -, per questioni generazionali”. E c’è anche il fattore territoriale. “Lui è fortissimo a Salerno, il suo consenso è legato ai portatori di voti ma anche ai cittadini che gli riconoscono di aver amministrato bene. Le regionali però – avverte Postiglione – non le vinci solo con Salerno. Soprattutto nel Pd è essenziale avere il consenso di Napoli”. Riflessioni che però non fiaccheranno il disegno deluchiano, qualunque esso sia. La sua partita se la giocherà fino all’ultimo. Coi mezzi che gli sono propri.
“Se aspira alla Regione, lo fa legittimanente – aggiunge il componente dello staff di de Magistris- ma la sua aspirazione va bilanciata con le esigenze del partito: e senza Napoli le regionali non si vincono”. Insomma, De Luca dovrebbe tentare di scaldare i cuori dei napoletani, in un’operazione di avvicinamento già iniziata nel 2010, allora appesantita solo dall’handicap di correre per il centrosinistra identificato con l’emergenza rifiuti. Una zavorra che seppe sopportare in parte. E solo in virtù dei risultati ottenuti da sindaco in materia di ciclo di smaltimento. In più, dovrà fare i conti con gli equilibri della sempre più composita, e pachidermica, armata renziana. Un melting pot dove i mal di pancia degli esegeti 2.0 del rottamatore, quelli della prima ora, non si amalgamano con la realpolitik delle truppe cammellate.
“Il tandem con Renzi è una contraddizione – dice Postiglione- Ma essere giovani è un dato di fatto, non un merito. Nonostante elementi di gestione di consenso molto discutibili, lontani dalla mia sensibilità, a De Luca riconosco elementi di innovazione”. Ma “certo, lo zeitgeist è un altro. Per la Regione non se ne farà nulla: è un dato di fatto che lui venga percepito come vecchio”. Vedremo se percepirà anche lui.

(Le Cronache del Salernitano-I Confronti)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *