Sab. Lug 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Caro Pd, liberati una volta per tutte dalla malattia del potere

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Crisi profonda determinata dal tradimento delle radici e dal divorzio con le ragioni del popolo

politica.studionews24.com

di Alfonso Liguori
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Tradire le propria natura non porta a nulla di buono. È un atto forzoso che crea disturbi e disorientamenti interiori, alimenta frizioni e nevrosi, allontana pian piano gli amici.
Il Partito Democratico fu invocato a gran voce da Romano Prodi, l’uomo che dopo due governi fallimentari, e sopra tutto dopo aver voluto a tutti i costi l’Italia in quel disastro palese che è l’Euro contro l’opinione dei più grande premi Nobel per l’economia, è oggi candidato alla presidenza della Repubblica. Il Partito Democratico nasce dalle ceneri, nobili, del Partito Comunista Italiano e di un pezzo consistente della Democrazia Cristiana, quella proveniente dall’Azione Cattolica, la parte più “sinistrosa” della mitica balena bianca. Due partiti a forte vocazione popolare, che avevano parte consistente del loro elettorato tra operai e piccola borghesia.
Proprio tra questi “ultimi”, al momento della fusione, si rilevavano le maggiori perplessità. Bastava andare nei bar ed ascoltare qualche vecchio consigliere comunale di paese esprimere la propria perplessità di fronte a un vecchio amico dell’altro schieramento: “E io, ora, dopo che per anni ci siamo scornati, dovrei allearmi con te?”.
Ma politica ha sue ragioni che cuore non può comprendere. E fusione fu.
Per alcuni il risultato di queste ultime elezioni segna la sconfitta di Bersani, del quale si son sentite chiedere, pur timidamente, le dimissioni. Il segretario ha risposto: “Non abbandono la nave!”. E Bersani ha ragione – Schettino docet – perché un capitano mai abbandona.
Viene solo da chiedersi se la nave affonda o la si è lasciata affondare, se a bordo ci siano ufficiali, ciurma e passeggeri o se il vascello si sia svuotato all’insaputa degli alti in grado.
Oppure se i comandanti, scegliendo rotte divergenti dalla navigazione naturale del battello, non abbiano messo in atto un piano di svuotamento che alla fine gli si è rivoltato contro.
Di certo, la nave affonda, e cercare di addossare le colpe a elementi esterni non giova, e non farà ritrovare la rotta.
Il Partito Democratico, dopo queste ultime elezioni politiche è tutto lì, chiuso in una profonda riflessione, che poi vuol dire ammissione della sconfitta, ma forse continuerà a non farsi le domande giuste.
Allora proviamo a fargliele noi, così, come ci vengono, senza esatte cronologie e di certo dimenticandone molte.
Caro PD, dov’eri quando Marchionne chiudeva lo stabilimento di Termini Imerese, in verità senza alcun motivo reale; dov’eri quando sempre Marchionne imponeva i contratti capestro a Pomigliano e Mirafiori; dov’eri e dove sei quando la gente della Val di Susa lottava e lotta per il suo territorio e per evitare all’Italia uno spreco di danaro pubblico ormai chiaro a tutti; dov’eri quando le operaie della Omsa lottavano per la loro fabbrica delocalizzata e dove sei adesso di fronte allo scempio della Richard Ginori; dove sei di fronte al dramma di Taranto e dell’Ilva; dove sei quando gli operai di Fincantieri lottano per salvare i loro stabilimenti di Genova o di Castellammare di Stabia (il più antico cantiere navale del mondo); dove sei quando gli imprenditori veneti si suicidano perché non ottengono credito dalle banche o lottano contro lo strozzinaggio di Equitalia; quando i pescatori sardi e siciliani sono costretti a violare le leggi della UE per riuscire a sopravvivere; quando i contadini siciliani o calabresi si vedono pagare la arance a 5 cent al Kg lasciando oltre tutto che si importino le arance tunisine; dov’eri quando gli operai dell’Alcoa chiedevano si salvare la più grande fabbrica di alluminio italiana, o quelli del Sulcis si tagliavano le vene per conservare un lavoro schifoso con una paga da fame ma pur sempre il loro lavoro; dove sei quando infermieri e medici lottano perché non si chiudano gli ospedali e il loro lavoro non venga precarizzato…?
Insomma, caro il mio PD, dov’eri e dove sei quando c’è da aiutare gli “ultimi”, che poi sono il Paese?
E non basta, caro il nostro Partito Democratico. Devi forse anche riflettere sul fatto che Grillo Giuseppe voleva prendere la tua tessera e partecipare alle primarie, ma gli dicesti NO!, invitandolo a farsi un suo partito, così da vedere quanti voti avrebbe preso. Ora lo sai.
Avevi avuto tra le mani un Renzi, discutibile per molti aspetti, ma linfa giovane visto da molti elettori con simpatia, e gli hai sbarrato la strada imponendo regole nuove e stringenti.
Ora sei lì, caro PD, a leccarti le ferite e cercare di capire dove hai sbagliato. Ma dove hai sbagliato è chiarissimo: nascevi da una storia che seppur divergente nei presupposti teorici aveva la stessa natura: la vocazione popolare. E quella vocazione l’hai tradita.
In verità hai ragione a recriminare ed incolpare altri. Perché quegli altri sono gli elettori, i quali ti hanno abbandonato. E ti hanno abbandonato perché tu hai abbandonato loro.
Già, nel novembre 2011, al momento delle dimissioni di Berlusconi, potevi andare alle elezioni subito e vincere la consultazione forse senza nemmeno fare campagna elettorale, a mani basse, ma agitando un onorabile senso di responsabilità verso il Paese non hai voluto.
Non hai voluto o… o non hai potuto? Forse non hai potuto, perché qualcuno ti ha imposto di accogliere il governo dei tecnocrati?
Cose che accadono, caro PD, quando appunto si devia dalla propria evoluzione naturale, quando si tradisce la propria natura, quando non si guarda più al popolo, al proprio popolo, ma ai salotti buoni della grande finanza in cui si vuole a tutti i costi entrare, e da cui si vuole essere disperatamente abbracciati come da una madre maligna che ci nega il suo affetto.
Tutto questo per cosa? Per arrivare al potere?
Cari miei amici figli di Aldo Moro e Enrico Berlinguer che a costo della vita e delle idee difesero questo fragile Paese dopo averlo accompagnato nella crescita straordinaria ed inconfutabile dei suoi primi trent’anni di vita, ma vi è convenuto?
Quel grande potere, occulto e crudele, di cui cercavi l’assenso, ti usa, mastica e sputa quando non gli servi più, il tuo popolo ti è stato invece fedele per anni a dispetto di tutto anche delle indecenze.
Caro PD, che continui a dichiararti il partito più europeista d’Italia in questa Unione Europea che nessuno ama più tranne quelli che ci guadagnano sopra, non sarà il caso di smetterla di credere (non pensare, credere!) che noi siamo gli intelligenti e tutti gli altri, quelli che non la pensano come te, sono stupidi? Non sarà il caso di scrivere, grande, sui muri di tutte le tue sedi che chi tradisce se stesso non ha felicità, non ha serenità, non ha storia, non ha più futuro?
In verità, ti auguro una serena e consapevole dissoluzione, caro PD, non con astio politico, ma con l’auspicio che da questa terra arida che sei divenuto, possa rinascere, come nel finale della “Coscienza di Zeno” una nuova nebulosa dalla quale possa forse ripartire una novella storia del mondo. Senza più nevrosi, liberi dalle malattie. La malattia del potere.

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