Lun. Ago 19th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Caro Pierpaolo, aiutaci a gettare il nostro corpo nella lotta

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Al Teatro Nuovo di Salerno il I novembre prossimo si svolgerà una serata in onore e nel ricordo di Pasolini per un’esigenza profonda che ha spinto un gruppo di amici, sollecitati dal regista Pasquale De Cristofaro, a ritrovarsi intorno ad un possibile senso della vita, simboleggiato dalla esistenza densissima di un grande italiano, Pierpaolo Pasolini. Il poeta di Casarsa chiama, soprattutto nei periodi di grande crisi, e non è possibile non rispondergli; chiama quando la malinconia sociale sembra prevalere sulla vitalità di un popolo; chiama e sembra chiederci, con voce severa e sincera, qualunque siano i disagi e le sofferenze che ci affliggono, di vivere con intensità e passione, stringendoci combattivamente alla nostra esistenza in un abbraccio voluttuoso e non consumistico. La vita per Pieropaolo Pasolini era sacra nella sua intangibile laicità ed era vissuta dal poeta come bene unico e totalizzante, per nulla assimilabile ai valori “costruiti” dall’ideologia, di cui pure ogni esistenza è portatrice e, all’occorrenza, testimone.
IConfronti sono stati coinvolti da Pasquale De Cristofaro nell’organizzazione della serata e, orgogliosi, hanno accettato con slancio, felici di condividere questo momento di riflessione pubblica con altri gruppi, associazioni artistiche e operatori culturali, ma soprattutto con la città reale e smarrita nella quale operiamo senza più il conforto di riferimenti e guide autorevoli.
La lettera a Pasolini di Pasquale De Cristofaro è il primo intervento che anticipa per IConfronti i temi della serata (in calce il programma). Ne pubblicheremo altri nei prossimi giorni.

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di Pasquale De Cristofaro

Caro Pasolini,
ti scrivo per dirti che, a tanti anni dalla tua uscita di scena, purtroppo, nulla è cambiato nel nostro dissennato Paese. Tu, eretico, corsaro, luterano, friulano, romanziere, pederasta, poeta, cineasta; tu, che hai amato la vita “vera” come pochi a questo mondo, forse proprio per questo, prematuramente, l’hai perduta. Sei stato un capro espiatorio, una vittima sacrificale di un potere cinico ed incapace di poesia ed utopia. Imprudente e inattuale, accusato, da sinistra, d’essere un nostalgico reazionario e dai fascisti, invece più volte indicato come “un frocio di merda che doveva morire”, hai pagato amaro la tua passione per la vita. La morte, forse, a quel punto veramente l’hai cercata. E l’hai cercata nei posti che più amavi, le estreme periferie abitate da quei giovani “barbari” e non ancora omologati che hai tanto amato, i tuoi famelici “ragazzi di vita”. Di una vita così simile alla morte. La nostra disperazione, oggi, è stata la tua disperazione. Il “Palazzo” continua ad essere indifferente alle grida di dolore di un popolo che, ormai da tempo, non è neanche più un “popolo”, essendosi mutato in un grigia e amorfa massa di individui privi d’ogni meta e utopia di libertà. Tu, che scegliesti Napoli contro “la stronza Italia neocapitalistica e televisiva” come ultima sacca di resistenza al genocidio delle culture derivanti dalla “mutazione antropologica” che stava cambiando dalle fondamenta la società italiana; tu, che ci invitasti a “gettare il corpo nella lotta”, senza alcuna paura, ridona a noi che ti amiamo uno slancio nuovo per cercare di cambiare questo mondo che non ci piace.

P.S. Se puoi scusami per queste mie povere righe, perdona la mia pochezza e irriverenza, e regalaci ancora il tuo sguardo giovane. Per sempre.

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