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Caro Renzi, ripristini la legalità in Campania

Caro Renzi, ripristini la legalità in Campania
di Angelo Giubileo
Matteo Renzi con l'ex sindaco di Salerno De Luca

Matteo Renzi con l’ex sindaco di Salerno De Luca

Caro Presidente,

anche coloro che non sono mai stati suoi simpatizzanti ed i più diffidenti hanno sperato che la Sua ascesa al governo del partito e della nazione potesse rappresentare l’inizio davvero di una nuova fase di rinascita della politica, soprattutto a partire dai territori.

Soprattutto dopo Tangentopoli, il nostro paese ha iniziato una lenta e lunga fase di declino, ancora in corso. Causa principale, il fatto che la politica non è stata capace di svolgere quella funzione di necessario raccordo tra il “centro” e la “periferia”, in termini di decisioni iniziative e atti consequenziali, che siano ispirati ad un principio di etica della responsabilità.

Nell’occasione di questa Sua visita in Campania, tante sarebbero le cose, da dire, che non vanno assolutamente bene,  ma più di tutte preme la necessità improcrastinabile che Lei in prima persona, quale Premier incaricato e segretario del Pd, assuma innanzitutto la decisione ed ogni conseguente iniziativa utile a ripristinare nei nostri territori, già martoriati dal crimine organizzato, un almeno diffuso senso di legalità e di rispetto delle istituzioni democratiche.

È ormai tempo, infatti, che la legge sia certa e rispettata per la sua “ratio” essenziale. A prescindere dalle diverse interpretazioni, che minano un’etica di appartenenza in continuo disfacimento e sono ormai solite convenire ad ogni singola parte.

La posta in gioco è sempre il destino di una comunità; almeno da quando gli “antichi greci” e l’Occidente hanno adottato per la costruzione di ogni società il fondamento del diritto. E quindi la legge. O quelle stesse “Leggi” che – secondo l’insegnamento di Platone nel Critone, mediante la figura retorica della prosopopea – ricordano a Socrate: “Ora dunque tu te ne andrai all’Ade ingiustamente condannato non da noi Leggi, ma dagli uomini. E poiché sei venuto al mondo, sei stato allevato ed educato, come puoi dire di non essere, prima di tutto, creatura nostra, in tutto obbligato a noi, tu e i tuoi avi?”.

Non è più tempo di parole, occorrono fatti. Adesso!

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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