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“Caro Renzi, sulla scuola così non va…”

“Caro Renzi, sulla scuola così non va…”
Pubblichiamo l’intervento di Antonietta Apicella, insegnante, a proposito della recente riforma della scuola. Le valutazioni espresse dall’autrice in merito all’argomento non impegnano la linea del nostro Magazine.

di Antonietta Apicella

insegnanteGent. sig. Renzi,
sono una docente di matematica e fisica laureata in fisica presso l’università di Salerno con 110 e lode, ho insegnato in tutti i tipi di scuola italiana e in 4 province: Salerno, Torino, Potenza, Napoli.
Sono abilitata per concorso ordinario in Matematica, in Fisica e in Matematica e Fisica per la scuola media di 2° grado, Scienze matematiche chimiche fisiche e naturali per la scuola media di 1° grado.
Il mio maestro è stato Galileo Galilei perché la Fisica è nata con il suo metodo sperimentale o diagramma di flusso delle regole importanti per accettare le relazioni matematiche, fra grandezze sign
ificative per il fenomeno, come Leggi della fisica. Le dico ciò non solo perché ha guidato il mio insegnamento della matematica e della fisica ma perché trovo che nella sua riforma non ci sia nulla che riguardi “i criteri” della valutazione degli insegnanti o della scuola, nulla che riguardi la didattica, nulla che permetta ai presidi di “non fare lo sceriffo” e alla SCUOLA di essere PUBBLICA.
Il rispetto per i docenti e la cultura significa ASCOLTO di chi deve svolgere un lavoro tanto importante quanto mal pagato. Senza regole di didattica e criteri di valutazione la Meritocrazia diventa un altro modo di favorire il clientelismo, i metodi camorristici e l’umano egoismo cieco di chi pensa a sopravvivere o anche a vivere bene, ma non certo agli allievi.
La giustizia sig. Renzi è fonte di bene per tutti, ma non può dipendere da una filosofia di base cieca e ingiusta. Oggi ho sentito che è stata sospesa l’idea di devolvere il 5 per mille alle scuole e mi fa piacere, ma non è sbagliato trovare soldi per la scuola, è sbagliato dare di più a chi ha di più, perché le differenze restano le stesse.
Se due vasi cilindrici della stessa altezza e basi diverse contengono 1 l. di acqua i livelli raggiunti sono diversi, se confrontiamo i volumi d’acqua possiamo affermare che sono uguali, se confrontiamo i livelli possiamo dire che sono diversi, tutto dipende dalla scelta e dalle condizioni iniziali. Se vogliamo uguagliare i livelli dobbiamo versare diverse quantità d’acqua in ciascun vaso.
Se le scuole sono diverse ma vogliamo uguagliare i livelli di apprendimento e le condizioni di vita nella scuola pubblica non si possono né versare soldi a pioggia uguali per tutti, né versare soldi in più a chi già ne ha.
I docenti meritevoli sono quelli che insegnano in zone socialmente problematiche come Torre Annunziata (Napoli) o le Vallette a Torino, sono i docenti che affrontano classi di 30 allievi mentre nella stessa scuola ci sono classi scelte di 20 allievi, sono quelli che insegnano in classi di 27 allievi nonostante la presenza di portatori di handicap, ecc. I docenti meritevoli culturalmente sono stati già selezionati con mille corsi e concorsi, non c’è bisogno di sceglierli in base alla capacità di accordarsi politicamente con presidi e genitori che troppo spesso usano criteri personali ed emotivi soprattutto in assenza di criteri e
indicatori chiari della qualità dell’apprendimento degli studenti italiani.
Io ho scelto di insegnare ed ho imparato ad essere insegnante sul campo, amo la scuola, ho 58 anni e la frequento da 55 come allieva, docente e genitore. Ho visto e vissuto tante difficoltà, ma non mi sono mai sentita “fuori dalla scuola” come mi capita oggi nella prospettiva del suo ddl perché permette all’ingiustizia e all’immoralità di diventare regola e legge.
PER LA BUONA SCUOLA c’è altro da fare ASCOLTI CHI CI LAVORA PERCHE’ CERTAMENTE E’ COMPETENTE!
– Rinnovare il contratto dei docenti scaduto da 6 anni dovrebbe essere il primo passo
– Promuovere discussioni e confronti per individuare criteri di valutazione generali pubblici chiari su cui poter tarare le attività scolastiche nel rispetto dell’autonomia
– Abbassare il numero di alunni per classe perché è indispensabile per poter attuare la didattica di cui noi docenti siamo responsabili
– Prima del “rafforzamento delle competenze con l’alternanza scuola-lavoro” dare agli allievi la possibilità di acquisirle le competenze, in una buona scuola, dove gli insegnanti possano insegnare con serenità e competenza senza essere “tirati” e “sospinti” a destra e a manca per tappare le falle economiche, sociali e strutturali.
– ABOLIRE la controriforma Gelmini per VALORIZZARE la formazione umanistica o scientifica o artistica perché la valorizzazione NON può certo essere realizzata con la diminuzione del tempo dedicato alle lezioni di italiano o di matematica! Ad es. NEI LICEI: Matematica 2 ore settimanali e anche 2 ore settimanali per la Fisica, semmai anche con laboratorio.
– LE AZIENDE NON entrino nei consigli d’istituto con i vestiti dei genitori del momento, perché essi non sono competenti in materia di apprendimento e possono inquinare le decisioni dei Collegi dei docenti.
– Proporre aggiornamenti utili e a richiesta e non corsi di formazione obbligatori a chi è già formato da anni e soprattutto l’ha già dimostrato e quindi può solo sentirsi usato ed offeso.

Spero di essermi spiegata bene sig.Renzi, la ringrazio della possibilità di scriverle, ma non mi illudo in quanto so che è figlio e marito di insegnanti e quindi avrebbe potuto già saperle queste cose ed evitare di far adirare tutto il mondo della scuola e non solo!

P.S. Un risultato l’ha ottenuto: il mondo della scuola, pur nella miseria, si è unito nella lotta ed ha pagato allo Stato 80 euro per la libertà di scioperare almeno un giorno! Mai ho ricevuto tante informazioni con sms da tanti colleghi e mai avrei immaginato che proprio col governo PD avrei sentito di nuovo parlare di blocco degli scrutini come negli anni ’80!

Distinti saluti
prof.ssa Antonietta Apicella

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Commenti (1)

  • Silvia Siniscalchi

    Gentile professoressa,
    sono un ricercatore universitario, docente di geografia all’Università degli Studi di Salerno. Il livello medio degli studenti delle facoltà umanistiche del nostro ateneo è, a volere usare un eufemismo, drammatica: scarsa padronanza della lingua italiana, carenze significative nelle conoscenze di base, incapacità di argomentazione logica. La cosa preoccupante, però, è che gli stessi “difetti” – se così possiamo definirli – sono riscontrabili nella maggior parte dei precari che hanno frequentato i Percorsi Abilitanti Speciali che si sono svolti nello scorso anno accademico presso il nostro ateneo. Pertanto, mi scusi, pur condividendo la maggior parte delle sue argomentazioni, devo però dissentire su un punto: i docenti delle scuole devono essere selezionati e monitorati nel loro operato costantemente, così come avviene oggi per noi all’università, dove siamo chiamati a dar conto continuamente della nostra produzione scientifica, dal punto di vista quantitativo e qualitativo. La scuola pubblica non ha solo bisogno di fondi, ma anche di personale qualificato. Parte da qui la sua risalita, così come la sua credibilità agli occhi delle famiglie. Un tempo sarebbe stato inconcepibile da parte di queste ultime mettere in discussione l’operato di un docente, entrando nel merito del discorso formativo. Oggi questa circostanza si ripete anche all’università. Ma se ciò accade lo dobbiamo non solo all’impoverimento culturale della società in cui viviamo, bensì al discredito generale in cui la scuola e l’università pubblica italiana sono cadute troppo di frequente, a causa – mi dispiace dirlo – di coloro che non le hanno adeguatamente rappresentate, in virtù di politiche di reclutamento fondate non sul merito ma su altri parametri (assorbimento di laureati e precari, nel caso della scuola; avanzamento di carriera per i meno meritevoli, nel caso dell’università), nonché a politiche sindacali trincerate nella difesa a oltranza di diritti e privilegi, senza un altrettanto adeguato richiamo al dovere. Pertanto la riforma della buona scuola non sarà delle migliori, ma mi pare un primo passo per un cambiamento della situazione di cui sopra. Quanto ai dirigenti scolastici, qui da noi al Sud si porrà certamente qualche problema. Ma credo che la vigilanza generale sarà abbastanza elevata nei loro confronti; ragion per cui dovranno stare molto più attenti ai criteri con cui prenderanno le loro decisioni. Cordialmente. Silvia Siniscalchi

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