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Caro Vespa, Monti fa molto ma senza patrimoniale sarà inutile

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Sàntolo Cannavale integra le riflessioni formulate nel corso di "Porta a Porta" del 19 dicembre
di Sàntolo Cannavale
Sàntolo Cannavale

Caro Vespa,

Ringrazio Lei e la brava giornalista Vittoriana Abate per la possibilità offertami il 19 dicembre 2012, in occasione del collegamento di “Porta a Porta” con la “Cartiera” di Pompei, di esprimere il mio pensiero.
Ovviamente il tempo concessomi era il massimo possibile nel contesto e nell’economia della interessante serata, ben organizzata con i suoi intelligenti collegamenti esterni ed utile a fotografare una situazione contingente italiana fatta di precarietà (lavoro, consumi, risparmio, investimenti) e di ansia per un futuro poco allettante per le sorti del nostro Paese e di noi cittadini, dei giovani innanzitutto.
Pur dando atto al Prof. Mario Monti di aver fatto molto per rasserenare il clima pre-fallimentare che attanagliava il nostro Paese a fine 2011, tra Dicembre 2011 e Marzo 2012 abbiamo perso in Italia un’occasione unica ed irripetibile.
Fidando sulla consistente ricchezza degli italiani – circa 8.500 miliardi di euro, pari al 6% di quella mondiale a fronte dell’ 1% della nostra popolazione e del 3% del nostro Prodotto interno lordo (PIL), come si ricordava in trasmissione – e nonostante la decurtazione del 5.8% di cui ci ha informati di recente la Banca d’Italia, un’imposta patrimoniale del 5% pensata ed applicata nel primo trimestre del 2012 avrebbe ridotto il nostro debito pubblico da 1.950 a 1.600 miliardi di euro, con immediato abbassamento dei tassi d’interesse sui BTP in emissione e riduzione al minimo dello “spread” rispetto ad analoghi titoli tedeschi.
Si osserva: anche Confindustria, CGIL ed altri hanno proposto a suo tempo una misura del genere. E’ vero. Ma la novità non stava nella misura in se, quanto nella capacità, richiesta e riconosciuta al Prof. Monti, di dialogare con gli italiani e spiegare, in particolare e con premura al 10% delle famiglie portatrici del 45% della ricchezza privata nazionale, la bontà ed efficacia di un tale momentaneo sacrificio aggiuntivo.
Momentaneo perché, attuato l’intervento fiscale di natura straordinaria, escludendo dal calcolo il valore della prima casa, la “borsa valori” avrebbe risposto con aumenti delle quotazioni del 50% e più, i titoli di Stato a lunga scadenza, all’epoca quotati intorno a 70-75, avrebbero riguadagnato il valore nominale con aumenti del 25-30%.
Dunque il sacrificio del 5% da parte dei cittadini possidenti si sarebbe tramutato in un guadagno netto sul restante 95% del patrimonio. Il “valore aggiunto” portato dal Prof. Monti avrebbe propiziato il buon esito dell’operazione.
A suo tempo ho anche prospettato per iscritto, in concomitanza con l’auspicata applicazione dell’imposta (o contributo) patrimoniale in Italia, di coinvolgere l’Unione Europea perché condividesse l’idea e decidesse un suo intervento aggiuntivo premiante, mediante acquisto tramite BCE di titoli di Stato italiani pari o rapportato alla somma incassata con la predetta imposta.
Ovviamente tale decisione premiante dell’UE doveva necessariamente essere estesa agli altri Stati dell’Unione con pari od analoghe difficoltà, per i quali noi potevamo essere “stella di riferimento” e modello da replicare.
Questo non si è realizzato ed è stata persa, a mio sommesso avviso, un’occasione unica ed irripetibile per il drastico abbattimento del debito pubblico nel nostro Paese. Probabilmente, pur volendo dar seguito all’idea, altri impedimenti erano considerati ostacoli insormontabili agli occhi del Governo.
Il Prof. Monti forse ipotizzava che il suo prestigio personale fosse bastato per azzerare lo “spread” e ridurre in maniera decisiva la spesa dello Stato. Sta di fatto che il debito pubblico, come sottolineato nel corso della sua trasmissione del 19 Dicembre, è balzato a 2.014 miliardi di euro e l’Italia pagherà nel 2013 circa 100 miliardi di euro – – su indicazione del Viceministro presente – a solo titolo d’interessi sul debito accumulato ed in veloce crescita. Esborso che, per circa 50 miliardi, riempirà i portafogli degli investitori stranieri. Questi stanno lucrando da anni sulla nostra indolenza, cattiva volontà e spregio per l’onesta conduzione della cosa pubblica.
Di fatto dunque stiamo consumando i nostri risparmi accantonati in decenni di sacrifici, stiamo facendo crescere l’erba intorno ai capannoni industriali, stiamo pagando un miliardo di ore di cassa integrazione (con quali risorse?) e stiamo cancellando la possibilità di veder impegnati proficuamente i nostri figli dopo averli sostenuti ed istruiti.
Di seguito riporto uno dei miei articoli che ripropongono l’idea dell’abbattimento concordato e condiviso del nostro debito pubblico. Tutti gli scritti sono annotati sul sito personale: www.santolocannavale.it . Cari saluti

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