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Case di bambole, settecento dollari e soddisfo l’eros

Case di bambole, settecento dollari e soddisfo l’eros
di Rosaria Fortuna
La LumiDolls azienda produttrice di sex dolls ha aperto a Torino la sua prima casa d’appuntamenti con sex dolls sia per uomini sia per donne e si è trovata con un’inaspettata, quanto crescente, richiesta d’incontri. Fino a metà ottobre non vi sarà la possibilità di fissare ulteriori appuntamenti con le bambole. Contemporaneamente, le richieste per ottenere la concessione per l’apertura di nuove case di bambole, sono tali e tante che in Italia ne verranno aperte quaranta. Il mercato è sempre rapido a sfruttare le tendenze, e le sex dolls sembrano essere l’oggi, e anche il domani del desiderio, in maniera tutt’altro che stravagante.
Questo tipo di case d’appuntamento sono una novità per l’Italia ma non per gli altri paesi europei. In Spagna e in Germania esistono già da tempo. La domanda di sex dolls è alta e la LumiDolls prevede a breve anche l’interazione emotiva. Per l’azienda questo è il futuro della comunicazione affettiva e sessuale tra gli umani. Sul sito di LumiDolls è possibile anche acquistarle le bambole, con prezzi che vanno dai settecento ai duemila dollari, prezzi che variano a secondo delle caratteristiche delle sex dolls.
In Italia, Alberto Sordi nel film “Io e Caterina”, film del 1980, aveva preconizzato la nascita di un’androide/robot capace anche di provare emozioni. Nel caso di Alberto Sordi, il modello d’androide proposto rispondeva all’insofferenza del protagonista verso i legami duraturi, evidenziava e rimarcava la partizione delle donne, la moglie tuttofare, scissa dalla segretaria e dalla compagna amata e amante. Il sesso con il robot non era contemplato, eppure Caterina, divenuta regina della casa si trasforma in una Erinni ogni volta che il suo padrone/proprietario la esclude dal rapporto, preferendole una donna, al punto da rendere il protagonista  del film ancora più  prigioniero del proprio maschilismo, e schiavo di un robot.

Rosaria Fortuna

Rosaria Fortuna

In questo senso le sex dolls sono perfettamente in linea con questa tendenza del maschio, che è diventata anche delle donne, vista la presenza di bambole-uomo, tendenza divenuta più  estrema per un bisogno sempre più pressante di non mettersi in gioco attraverso gli affetti.

Il sesso sembra essere vissuto sempre più come una proiezione chiusa ed immaginifica, lontanissima dalla realtà. E proprio per questa lontananza, che è distanza anche di materia corporea,  viene da pensare a “Lolita” di Vladimir Nabokov, e cioè ad un desiderio che nasce grazie alla narrazione di una fantasia creata dallo sguardo, e da tutto ciò  che lo sguardo è in grado di volere, senza tenere conto alcuno del soggetto/oggetto dei desideri, come accade con le sex dolls, maschio/femmina odierne. Nabokov, nel romanzo, non ci dice nulla dei pensieri e delle emozioni di Lolita. Per scelta.  E a “doll” ci porta il nome della protagonista
“Dolores offriva anche un altro diminutivo, più semplice, più familiare e più infantile: Dolly (che richiama doll, “bambola”)”.
A ripensare a tutto questo,  le sex dolls sembrano essere state sempre con noi, per la capacità che hanno di  contenere e racchiudere  il desiderio inespresso, una cosa che ci appartiene più  di quanto noi stessi non immaginiamo, e che rende i sessi uguali e pari. E se in Lolita si perde la testa, nella selva di riferimenti,  e rimandi  attraverso i quali prende forma un personaggio, molto più capace di fare l’amore coi propri fantasmi letterari che con una donna, le sex dolls sembrano seguire lo stesso percorso, non letterario ed estetizzante ma consumistico e solitario. Il groviglio è  il medesimo, solo che Nabokov era un’esteta e si serviva della parola per imbrigliare le emozioni, con le sex dolls il gioco, la curiosità, la difficoltà  di riconoscersi attraverso l’altro,  trovano nelle sex dolls il proprio  appagamento materiale, senza perdere il groviglio intellettivo. Per capire cosa voglia dire il desiderio inespresso, giocare con l’incipit del romanzo e costruire una piccola Lolita di parole, seguendo le suggestioni del libro, diventa utile a comprendere un po’ di più questo desiderio di plastica, che non sa di carne ma che la parola scritta riesce a rivelare e pure a spiegare, la realtà dei fatti molto meno, solo che questo desiderio ormai è  al di là delle stesse identità di genere e per questo servirebbe comprenderlo.
***
“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia”.
Avevo iniziato a scriverle e, mentre lo facevo le accarezzavo la pelle con i polpastrelli. Sotto le dita sentivo ogni piccolo battito di ciglia. Con le unghie la ripercorrevo a ricercare nevralgici appigli.
Chiunque ci avesse visto, non si sarebbe accorto del filo sottile che andavo tessendo. Le mollette che vi ponevo facevano da sostegno alle mie emozioni.
Lolita, invece, le emozioni le smagliava, lo sentivo dal battito accelerato del suo polso.
Un gioco che lei non alimentava, che viveva con noncuranza.
Eppure la sua pelle compatta era un muro. Conteneva. Tornavo bambino con lei. Il suo sonno era liquido, tumido. Come il mio.
Il respiro corto e grosso  mi faceva venire voglia di abbracciarla. La paura di interromperne il riposo, mi costringeva a disegnarla nell’aria. La pianta di dalie arancio, accanto la finestra, definiva ed accentuava il biondo dei suoi capelli e la rosa delicata della sua pelle.
Appena apriva gli occhi saltava su con uno scatto nervoso.
Sulla retina restavano i suoi sussulti, la bellezza immota del volto, il broncio che anche nel sonno era il suo carattere distintivo.
Fuggiva con una tale rapidità, da non darmi il tempo di staccare i miei pensieri dai suoi.
Attraverso il suo sguardo il mio essere finito e fallace acquisiva realtà.
Arrivava all’improvviso, mi metteva le mani sugli occhi, tratteneva il respiro. Lo toglieva a me.
Il suo indice roseo percorreva le mie labbra.
Mi bastava sentirla vicino per bruciare.
Il desiderio che provavo era talmente forte da doverlo distillare. Avevo dimenticato ogni cosa della mia vita senza di lei.
Se aprisse la porta e tornasse non me ne accorgerei.
Ogni molecola di questa stanza ne è satura.
Non mi farebbe più compagnia.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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