Caso Catania-Juventus, Pulvirenti: partita da rigiocare

La doppia provocazione del presidente del Catania Antonino Pulvirenti (nella foto, «rigiochiamo la partita, tanto loro sono sicuri di vincerla… lo chieda Agnelli»); la difesa del guardalinee Luca Maggiani («può capitare di sbagliare»); l’invito del presidente del Coni Gianni Petrucci ad abbassare i toni («gli errori vanno accettati»); l’altolà del numero uno della Federcalcio Giancarlo Abete («non criminalizziamo la Juventus»); la richiesta del patron della Lazio Claudio Lotito («la moviola in campo è indispensabile»). Il giorno dopo Catania-Juventus e la domenica nera degli arbitri italiani in serie A, i veleni innescati dagli errori in serie continuano a causare contraccolpi. Anzi, si tingono di giallo con un profilo Facebook ornato dal simbolo della Juventus che Pulvirenti attribuisce a Maggiani. Questi, attraverso l’Aia, si affretta a smentire di avere un suo spazio sul social network e minaccia azioni legali contro gli autori dell’iniziativa. Intanto dalla pagina fecebook incriminata sparisce lo stemma del club bianconero, sostituito da quello dello Spezia. Risponde Andrea Agnelli: denuncia «lo stato di assedio, anormale e atipico», in cui si trova la Juve. E definisce «assolutamente sgradevole» l’aver coinvolto nei commenti il designatore Braschi. In difesa del club era già intervenuto il dg, Beppe Marotta: «Condivido che c’è stato uno sbaglio arbitrale. Ma respingo l’idea del complotto». Rigiocare Catania-Juve? Non si può, spiega il presidente degli arbitri Marcello Nicchi, perché «non c’è stato errore tecnico, ma di valutazione». Maggiani, reo di aver contribuito a far annullare la rete del Catania sullo 0-0, riposerà nel turno infrasettimanale. Non così Nicola Rizzoli, domenica quinto uomo: è stato designato a dirigere Palermo-Milan, anticipo della 10/a giornata. E dire che secondo Luciano Moggi, Pulvirenti avrebbe dovuto chiuderlo nello spogliatoio. Il problema per l’ex dg bianconero, è che «con più arbitri c’è più confusione. Malafede? No, solo errori». Per inciso, Rizzoli era arbitro di porta nell’ultima Supercoppa italiana, Juve-Napoli a Pechino, altra partita ricca di polemiche, tanto che i partenopei disertarono la premiazione. La rete non accordata al catanese Bergessio, sommata a quella convalidata a Vidal nonostante il fuorigioco di Bendtner, hanno scatenato un rincorrersi di reazioni, con al centro il ruolo dell’arbitro di porta. Come evitare il rischio che possa condizionare le decisioni del primo arbitro quando sia più esperto ed autorevole di quest’ultimo? Per Lotito (a sua volta certo di essere stato danneggiato a Firenze) gli arbitri di porta «sono inadatti» alla funzione per la quale sono stati pensati, solo la moviola «può dare certezza di giudizio». Non così drastico il presidente della Lega di A, Maurizio Beretta: «E’ un’esperienza appena cominciata». Ma anche lui sarebbe favorevole all’introduzione del mezzo tecnologico. Ipotesi bocciata sul nascere da Abete: «Il confronto nell’International Board è tra arbitri di porta e tecnologia applicata alla linea di porta. Nulla ha a che vedere con la moviola». Alla fine paga ancora il Catania: Pulvirenti è stato ammonito e diffidato dal giudice sportivo per aver rivolto «un ironico apprezzamento al direttore di gara».

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