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Caso De Luca, l’autocensura della stampa è da Stato totalitario

Caso De Luca, l’autocensura della stampa è da Stato totalitario
di Barbara Ruggiero

«Secondo me c’è una difficoltà culturale a infrangere dei miti. E De Luca a Salerno è un mito».
Emilio D’Agostino, docente di Linguistica Generale, e Presidente del comitato tecnico-scientifico della Scuola di giornalismo dell’Università di Salerno, in un’intervista dice la sua sullo stato dell’informazione locale e nazionale alla luce delle ultime notizie sul presunto coinvolgimento di Piero De Luca, figlio del sindaco di Salerno, nella vicenda del crac Amato.
Professore D’Agostino, come spiega lei il fatto che una notizia – poi parzialmente ritrattata – che vede coinvolto il figlio del primo cittadino di Salerno, pubblicata dal quotidiano Roma ieri non sia stata in alcun modo ripresa dagli organi di informazione provinciali?
Secondo me questo è un meccanismo di autocensura più che di censura in senso stretto. Non ci sarebbe alcun motivo per non scrivere di questa cosa. È importante ricordare, però, che fino a prova contraria, i De Luca restano innocenti almeno fino al primo processo. Un giornalista questo, quando dà la notizia, lo deve ricordare. E io dico che la stampa una serie di colpe le paga su questo fronte: se arrestano un politico, il giorno dopo troviamo la sua foto su tutti i giornali; se il giorno dopo si scopre che è un errore come si rimedia? Intanto il politico è stato sbattuto da tutti in prima pagina…
Nel caso specifico possiamo parlare di autocensura?
Non entro nella questione che non ci compete; ma mi sembra evidente che ci sia una forma di autocensura da parte dei giornali. E dico pure che non è una novità che riguarda solo i giornali locali, ma gran parte della stampa nell’ultimo decennio. Io come lettore sono scandalizzato. Ma il fatto che io mi scandalizzi non credo gliene freghi a nessuno. Io dico che questa situazione è il primo passo verso un sistema dell’informazione fortemente condizionato. Sia chiaro: il sistema dell’informazione già è fortemente condizionato e se poi i giornalisti si censurano pure… Il discorso è chiaro: se una notizia, come in questo caso, viene pubblicata da uno e bucata da altri, quelli che l’hanno persa il primo giorno poi la pubblicano, fanno un mea culpa. Invece no. Oggi in Italia non c’è bisogno di una legislazione autoritaria: basta che i giornali si autocensurino e tutto va a posto. Diciamo, per usare un eufemismo, che oggi i giornalisti sono “confusi”.
Lei dice che non ci sarebbe motivo per non scrivere di questa cosa. Allora perché non la si scrive?
Molti giornali campano grazie ai contributi pubblici che sono di vario tipo e che possono essere pure la pubblicità, non solo quelli che vengono dal Parlamento. I veri padroni oggi sono quelli che fanno pubblicità, non gli editori. Basta aprire anche Repubblica e il Corriere della sera di oggi e vedere quanti chili di pubblicità ci hanno regalato assieme al giornale. Nel caso specifico, De Luca è un mito in Italia. In un Paese che ha ben poche cose di cui vantarsi, Salerno appare come il comune del fare, riciclone, della nuova urbanistica… A Salerno da anni De Luca è sempre De Luca.
Ci sono, nella storia recente, locale o nazionale, dei casi simili a quello che abbiamo appena citato?
Negli ultimi decenni, anche a livello nazionale, ci sono stati tantissimi casi simili, perfino nel mondo dello sport. La colpa è un po’ di tutti. Ma quello che paga è il lettore. Se uno gira, si informa e viene a sapere qualcosa, ma rimaniamo nel “viene a sapere” non nel “viene informato”. Questa cosa onestamente a me non piace! Un esempio: noi solo ora abbiamo scoperto che tra i suicidi alla base della crisi non ci sono solo gli imprenditori ma pure gli operai. Dalla stampa, fatta le dovute eccezioni, è scomparso il racconto sull’operaio e sul lavoratore. Invece ci sono delle statistiche interessanti sul rapporto tra crisi economica e crisi psicologica. In provincia di Salerno, per esempio, abbiamo dati allarmanti: i posti perduti nella nostra provincia, tra i vari scandali, sono una quantità incredibile. Questi dati, a parte Tavella e Cirielli nei loro discorsi, non li dice nessuno. Il dato di fatto è che la stampa tace, occulta e afferma in base alla sua dimensione politica: quelli che si trovano bene tacciono; quelli che vorrebbero cambiare parlano ma dicono le cose sempre a seconda della convenienza. E le persone, anche sul nazionale, sono stanche di leggere bollettini del giorno uguali, con solo qualche sfumatura diversa, su tutti i giornali.
Ma la stampa non doveva essere il cane da guardia? Il quarto potere capace di informare l’opinione pubblica?
Oggi non tutta la stampa fa da cane da guardia. Anche in America, tranne le dovute eccezioni, il giornalismo non ha detto mai la verità dal 1998/99 sulla crisi di Wall Street. In Italia ci si preoccupa molto più del gossip che della cronaca.
A questo punto, il cittadino come fa ad essere informato? Il suo diritto a essere informato che fine fa?
I cittadini non lo sanno; punto e basta. Teoricamente un cittadino libero dovrebbe comprare e leggere tutti i giornali. È una cosa impossibile chiaramente. Di conseguenza il cittadino le cose o non le viene a sapere o le sa in ritardo. Non sottovaluterei il fatto che magari al cittadino di certe cose non gliene frega niente: una personalità politica capace come è De Luca ai salernitani piace.
Possiamo pensare che una mancanza di credibilità e del ruolo principe dell’informazione in Italia abbia portato alla crisi del mondo editoriale che stiamo attraversando in questo periodo?
La crisi è anche dovuta a questo. Secondo me, poi, i giornali locali hanno un’attenzione esagerata al localismo. E, infine, con la crisi che c’è, uno si chiede: perché devo comprare il giornale? I giovani, per esempio, io lo vedo quotidianamente, i giornali non li comprano. Si informano diversamente. Il problema si pone quando una micronotizia come questa del figlio di De Luca sui social network non finisce. Dico che assistiamo a una degenerazione complessiva del sistema dell’informazione.
Prospettive future del giornalismo. Alla luce del quadro che abbiamo appena tracciato, lei, da esperto in comunicazione, cosa vede nel futuro dell’informazione?
Io penso che i giornali in quanto carta stampata, se riusciranno a interagire bene con il web, sopravviveranno perché fanno parte di un rito quotidiano. Però se continua l’autocensura le conseguenze saranno negative. L’autocensura può esistere nei paesi totalitari o autoritari, non nei paesi democratici.

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Commenti (10)

  • leonardo vitola

    Chissà il Prof D’Agostino cosa penserà della giornalista quando leggerà questo suo articolo. Parla dell’autocensura della stampa ma lei si spinge oltre… dice frottole “una notizia poi parzialmente ritrattata”. Fa apparire tutto distorto. La notizia è quella delle dichiarazioni di Amato Jr anche se qualcuno smentisce il contenuto non smentisce la notizia.

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  • gabriella pederbelli

    Focalizzerei l’attenzione sull’ultima frase dell’articolo: l’autocensura e’ da stato totalitario. Non a caso De Luca viene soprannominato De Lux da chi usa la satira per protestare contro il suo atteggiamento da “signore e padrone”. Un sistema di potere che ha fatto perdere una fetta consistente di consensi al primo cittadino. L’autocensura puo’ essere applicata ma non a lungo termine.

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  • virginia santomauro

    Forza professore!
    Sono stata una sua alunna e credo in quello che lei fa e nel suo coraggio.
    A questi signori abbiamo perdonato tutto e troppo, ma sulla questione morale ad un tizio come De Luca, che ha dato giudizi feroci su tutti, facendo il moralista ad ogni parola, in trasmissioni nelle quali ha sempre una “spalla” a disposizione e non un professionista ad incalzarlo, non siamo disposti a perdonare nulla. Deve chiarire se il figlio c’entra o no, deve chiarire come si trovava al Comune Labonia e tante altre cose…
    Credo che questa volta, siamo davvero ad un passo dal sogno…
    Forza professore, avanti tutta.

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  • antonello apunzo

    Ma perché è così ingenuo, professore?
    Come possono parlare, mi chiedo, giornali e giornalisti della città?
    Il potere compromette e acquista il silenzio, in un modo o nell’altro. Da tempo, anzi da sempre, questo tentativo viene messo in essere. De Luca, che è il migliore in queste strategie, è riuscito nell’intento.
    Però, io dico: in una democrazia le contromisure e il riequilibrio possono avvenire immediatamente. Questi fogliacci complici basta non comprarli più, come fanno a Salerno e in provincia quasi tutti i cittadini. Ecco fatto.
    Perché tanti giri di parole…

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  • annamaria dini

    Lei parla della qualità dei giornalisti. Pensi che a Salerno hanno pagine e edizioni locali i due gruppi editoriali più autorevoli (Espresso e Rcs) oltre alla forte presenza del terzo polo editoriale, quello di Caltagirone con Il Mattino. Stando al “cartello” dovremmo avere su piazza il meglio del meglio e invece lo spettacolo di ogni mattina è imbarazzante. Perciò non si vendono più i giornali nel Salernitano, perciò i migliori giornalisti che avevamo o se ne sono andati o si dedicano ad altro…
    Che pena.

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  • remo ferrara

    Vedo in giro troppe penne e pochi attributi… E troppi Giornalisti veri – non a caso – costretti a stare nelle retrovie

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  • vittorio giudice

    Negli anni ’80 il più popolare e qualificato giornalista salernitano, Nicola Fruscione, per aver ridimensionato (dico ridimensionato, non censurato) nelle pagine interne la vicenda giudiziaria di un suo caro amico, che era amministratore in vista al comune di Salerno, fu dapprima “processato” dal Mattino di quegli anni e poi ci rimise la poltrona di caporedattore a Salermo. Oggi non paga più nessuno, i giornali vengono editati da palazzinari e personaggi strani per fini diversi da quelli di informare, quindi al primo posto c’è la salvaguardia dei rapporti tra testata e potere. E poi disprezzavamo la Dc che condizionava i giornali! Oggi siamo alla dittatura, perciò nelle redazioni, al di là di qualche rara eccezione, c’è personale giornalistico imbarazzante che se non fosse in quel determinato giornale e a quelle determinate scrivanie nemmeno se ne sospetterebbe l’esistenza.
    Professore vai pure avanti, ma prima o poi starai zitto pure te, è accaduto sempre così… Sola la piazza, secondo me, può mettere paura a questa generazione politica di ladri mascherati e di silenziosi complici dell’informazione

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  • lucia ferrazzano

    Non ti fermare professore, perché in questa città non si respira più…
    Se gente come te non molla, la città comincerà a parlare e, ti assicuro, c’è tanto da dire…

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  • giulio scafuro

    Finalmente qualcosa si muove, qualcuno comincia a parlare e ad ammettere una vergognosa dittatura che viviamo a Salerno. Io non sono convinto che De Luca sia un personaggio negativo: lo è però diventato perché rispetto ad un simbolo presentabile della scena amministrativa ed istituzionale questa città si cala le braghe (non parliamo dei cosiddetti intellettuali che hanno sistemato figli, mogli, amici comportandosi come i peggiori politici). Non solo si cala le braghe, Salerno, ma rinuncia ad esercitare alcuna funzione critica, ad articolare anche una sola tesi alternativa. È una città che vive il dissenso che sentirebbe di esprimere con un senso di preventiva angoscia che la paralizza. Ma tutto sta cominciare… Sono sicura che l’era De Luca, allungata a dismisura artificialmente, finirà nelle aule di giustizia. Al di là di questo fatto, le avvisaglie di pratiche non proprio immacolate c’erano tutte. D’Altra parte, portare nel potere una classe dirigente di amici e compagni di partito, in gran parte senza arte né parte, dove poteva condurre? Bravo, professore: ma non farti tappare la bocca pure tu. Questi temono la parola, perciò hanno zittito con ogni mezzo (e non dico altro) questi ormai inutili e ridicoli giornaletti di Salerno…

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