Caso De Luca, negli Usa i giornali non avrebbero taciuto

Caso De Luca, negli Usa i giornali non avrebbero taciuto
di Vincenzo Pascale (da N. Y. City)
Una prima pagina del New York Magazine sul Presidente Nixon

La notizia riportata da un solo giornale locale (e non da altri) sul presunto collegamento di favori politici ricevuti da familiari di un politico eletto, nel caso specifico il figlio del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, pone una riflesione più larga non solo sul rapport tra media e politica ma tra politici e familiari. Alcune vicende americane possono servire a mettere a fuoco la situazione salernitana.
Il rapporto tra politici e familiari attivi in business collaterali alla attività politica non è mai stato facile. Il senatore D’Amato, per anni presidente della commissione bilancio al Senato, una della carica più importanti e di potere nel quadro politico americano, finì sotto I riflettori dei media a causa del fratello Armando che aveva usato l’ufficio del senatore per la sua attività di consulente politico e per presunti favori ricevuti da potenziali clienti, usando l’influenza politica del fratello. Insomma se negli Usa vuoi fare politica è meglio destinare i diretti familirai ad attività che non intercettino l’operato del politico imparentato. Lo stesso concetto mi fu reiterato discorrendo con un consulente politico (un lobbista) newyorkese sul rapporto tra media e politica. Costui mi confessò il fastidio che ogni politico prova ogni qualvota i media si concentrano sul suo operato: “Oggigiorno entrare in politica significa avere la vita passata al setaccio dalla stampa. È difficile nascondere qualsiasi cosa. Basta una dichiarazione delle tasse omesse, una cena pagata o dei fondi ricevuti da pesone di dubbia moralità e in America finisci in prima pagina con la reputazione severamente danneggiata”. Rivolsi la stessa domanda a George Hirsch, fondatore del New York Magazine e tra i maggiori antagonisti del Presidente Nixon, e lui mi confessò che il New York Magazine si era particolarmente accanito contro il Presidente Nixon “ma i tempi erano difficili, il Paese era spaccato ed una intera generazione stave vivendo il trauma della Guerra in Vietnam”. Quando gli chiesi se alla redazione del New York Magazine fosse mai arrivata una telefonata (da Washington o dai poteri forti) per stemperare gli attacchi contro il Presidente, la risposta fu chiara: “Mai! Rispondevamo solo alla nostra coscienza ed ai lettori”. Il rapporto stampa statunitense politica è stato sempre difficile se non a tratti conflittuali. I media creano i politici, ma i media li possono abbattere.
Lo stesso attuale sindaco di New York Mike Bloomberg è stato spesso accusato di imparzialità o quanto meno di imperizia dai media nazionali per scelte dettate poco dalla “visione politica” e troppo dalla sua visione di uomo d’affari. Si dà il caso che Bloomberg non sia un politico qualsiasi e che ha preso le redini dell’aministrazione di New York all’indomani dell’11 settembre. Dunque in piena emergenza sicurezza ed economica. Da questo punto di vista ha goduto di una certa tregua da parte della stampa locale e nazionale. Quando poi gli scandali sono saltati fuori soprattutto per gli eccessivi costi di informatizzazione della città, la stampa non ha esitato a rimproverargli la scarsa trasparenza nella selezione delle aziende individuate per tale lavoro. I media, in questo momento difficile della vita politica americana, stanno prestando massima attenzione alla spesa pubblica ed all’utilizzo da parte dei politici di fondi pubblici che poi sono fondi dei contribuenti americani. Insomma i media chiedono ai politici di rispondere dell’utilizzo dei soldi dei contribuenti.

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