Cassazione: pubblicista obbligato a versare i contributi all’Inpgi

Cassazione: pubblicista obbligato a versare i contributi all’Inpgi
di Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero

I pubblicisti sono obbligati a versare i contributi all’Inpgi. Anche se la loro attività giornalistica è occasionale e non abituale. Lo ha stabilito nel mese di maggio una sentenza della Corte di Cassazione che ha respinto il ricorso di un giornalista pubblicista che si opponeva alla condanna al pagamento di contributi arretrati richiesti dall’ente di previdenza.

La sentenza ricalca per grandi linee una decisione del 2012 della Suprema Corte e ripropone come fatto di estrema attualità il problema dei tantissimi iscritti all’Ordine che non sono titolari di una posizione previdenziale all’Inpgi.

Per la Cassazione – che nella motivazione della decisione richiama la sentenza n.5280 del 2012 –  “il giornalista pubblicista ha l’obbligo di contribuire alla gestione separata dell’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani se è iscritto nell’elenco dei pubblicisti e svolge attività giornalistica libero-professionale, anche se questa abbia carattere occasionale e non abituale”.

“Con l’iscrizione all’albo – recita la sentenza – si realizzano le condizioni per lo svolgimento di una attività, quale quella del pubblicista, che può assumere contenuti molteplici, anche per ciò che attiene il relativo impegno lavorativo, del tutto rimesso alla discrezionale valutazione dell’interessato, e non casualmente, pertanto, la legge connette a tale iscrizione, che costituisce un atto volontario del professionista, l’obbligo di contribuzione nelle forme della gestione separata, alla sola condizione dell’assenza di un vincolo di subordinazione”.

Tra le motivazioni della decisione, la  Cassazione evidenzia anche la coerenza della situazione con la norma del decreto legislativo n.103/1996 che prevede “per evidenti fini di solidarietà di categoria, e analogamente a quanto stabilito per altre casse dei liberi professionisti, il versamento di una contribuzione minima annuale, dovuta, quindi, a prescindere dall’entità del reddito prodotto e dalle caratteristiche, anche solo occasionali, della prestazione”.

Nel caso in esame, la Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore nei confronti dell’Inpgi e di Equitalia per il mancato pagamento dei contributi della gestione separata relativamente all’anno 1996. Il lavoratore – di professione avvocato  e con contributi versati alla Cassa Forense – aveva motivato il ricorso con la prescrizione quinquennale e con il fatto che, pur essendo iscritto all’Ordine dei giornalisti dalla fine degli anni Settanta, aveva solo sporadicamente svolto attività giornalistica.

Ecco il testo integrale della sentenza: http://www.fnsi.it/upload/9b/9bf31c7ff062936a96d3c8bd1f8f2ff3/14112df860a8bd72a5fb4f33a12ca872.pdf

In primo piano, la sede dell’Inpgi a Roma

redazioneIconfronti

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