Mar. Set 17th, 2019

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Centri di riabilitazione, Roccapiemonte e Cava vogliono scongiurare il peggio

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E’ una corsa contro il tempo quella che in queste ore sta accompagnando le azioni e le iniziative del compardo della sanità privata accreditata per scongiurare la chiusura delle strutture riabilitative, la sospensione dei trattamenti e l’avvio delle procedure di licenziamento.
Registriamo in questa rubrica le voci e le attività dei nostri contatti senza alcuna mediazione, verificando soltanto la veridicità delle informazioni trasmesseci. Qualche nostro eventuale intervento avrà il solo scopo di garantire una maggiore chiarezza del messaggio.

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E’ una corsa contro il tempo quella che in queste ore sta accompagnando le azioni e le iniziative del compardo della sanità privata accreditata per scongiurare la chiusura delle strutture riabilitative, la sospensione dei trattamenti e l’avvio delle procedure di licenziamento. L’1 novembre è ormai prossimo e i gli effetti negativi e nefasti dell’applicazione del decreto regionale sulla comparticipazione hanno reso davvero impossibile la sopravvivenza dei Centri di riabilitazione.
Rispetto alla vicenda sono da registrare nelle ultime 48 ore due novità: la richiesta ai Presidenti e rappresentanti legali delle struttureda parte dei Sindaci dei Comuni di Cava de’ Tirreni e di Roccapiemonte, che hanno convocato nella giornata di ieri un Consiglio ad hoc, di procrastinare di dieci giorni la chiusura al fine di richiedere al Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, l’istituzione di un tavolo politico affinchè si riveda il decreto per la parte relativa alla compartecipazione o addirittura se ne modifichi radicalmente l’impostazione; la convocazione degli stessi rappresentanti dei Centri in Regione Campania per un’audizione presso la V e VI Commissione (Salute e Sanità e Istruzione, Cultura e Politiche Sociali)nella giornata di martedì 30 ottobre.
“L’auspicio – afferma Salvatore Parisi, Presidente dell’Anffas-Onlus di Salerno e tra i portavoce del Coordinamento dei Centri – è che si possa ottenere il massimo possibile da entrambe queste iniziative. La preoccupazione e lo sconforto delle famiglie e degli operatori è alta e legittima anche perché gli appelli sembrano essere caduti nel vuoto. Questa è la parte più amara dell’intera vicenda che conferma l’inadeguatezza della politica attuale e nella sua incapacità di dare risposte alle istanze dei cittadini, specie di quelli in difficoltà”.

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