Cavalli di Troia dell’Oriente

Cavalli di Troia dell’Oriente
di Giuseppe Foscari

ThohirL’Oriente ricco, che sia arabo, indiano, indonesiano, cinese, quello, per intenderci, composto da intraprendenti finanzieri, tycoon, ossia magnati e uomini d’affari che sanno annusare l’aria, capitalisti a tutto tondo, sta continuando la sua progressiva scalata ai santuari del capitalismo mondiale. Le prove sono quotidiane e non si tratta di un processo appena iniziato, bensì di un leit-motiv degli ultimi anni. La Cina sta da tempo appropriandosi del debito pubblico dei paesi in difficoltà, quelli africani, sudamericani ed anche europei, continua la sua politica aggressiva sul piano commerciale e della produzione su scala mondiale e a prezzi ridotti di tutto ciò che si possa vendere.
Insomma, è in atto un nuovo processo di colonizzazione, che ha una direzione completamente opposta a quello che la storia ci ha proposto negli ultimi cinquecento anni, quando Spagna,Gran Bretagna, Francia, Olanda hanno creato imperi ed “esportavano” la civiltà occidentale.
In questo contesto mondiale, il caso Milano merita una riflessione ad hoc: due squadre di calcio, Inter e Milan, vengono acquisite da facoltosi uomini d’affari orientali in coincidenza di due fatti importanti, a dimostrazione del fatto che la scelta dell’Italia, e di Milano, in particolare, non è affatto casuale: il primo è relativo all’inaugurazione dell’Expo, su cui è stata investita la credibilità di una parte del nostro paese, il secondo è quell’accenno alla ripresina economica dopo circa un decennio di tasse, lacrime, sangue, disoccupazione, fallimenti eccetera.
In pratica, il mercato internazionale continua ad assicurarsi i nostri brand di successo, la marche che tirano, o, quel che è ancora meglio per chi deve comprare, le marche che potranno tirare molto di più nel futuro, assicurando profitti sostanziosi. E il costo è relativamente basso, perché si tratta di due società in difficoltà di risultati, dunque, scivolate in basso nella scala degli interessi.
I nostri genitori ci hanno sempre insegnato che nelle crisi economiche, come nelle guerre, in tanti perdono e s’impoveriscono, ma vi sono sempre quelli che riescono a guadagnare e che comprare quando c’è la crisi è sempre meglio che farlo quando le cose vanno bene.
Certo, l’acquisto di Milan e Inter è un fenomeno che dimostrerebbe come, probabilmente, e sempre che non accadano fatti nuovi del tutto inimmaginabili ora, questo nostro paese starebbe per tirarsi fuori dalla crisi. E, in ossequio a quanto appena detto, s’investe dove tutto costa di meno e dove si immagina che in un tempo breve o medio le cose possa ragionevolmente cambiare in meglio. Non è un caso che, per esempio, nella testa dell’Oriente ricco non vi sia il Bayern Monaco, che avrebbe richiesto un esborso dieci volte superiore, o anche di più, rispetto alle due milanesi, anche perché si tratta di un club vincente, organizzatissimo, con un settore giovanile di ampio affidamento. Insomma, allettante e ai primi posti al mondo, ma costosissimo.
A questo punto, pongo solo alcuni quesiti: cosa accadrà quando l’Oriente deciderà di tirare i remi in barca e rivendere (o far fallire)? Crollerà tutto il castello di carta o sapremo arginare quei cavalli di Troia? E, soprattutto, ci stiamo ponendo il problema, o, come invece mi pare, stiamo solo subendo l’ennesimo scenario di una globalizzazione non-governata in cui ci ritroviamo?

redazioneIconfronti

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