Centralità della famiglia e recupero del ruolo paterno

Centralità della famiglia e recupero del ruolo paterno
di Michele Santangelo

famiglia2Forse mai come nei nostri tempi la famiglia è stata fatta oggetto di riflessione da parte di tutti: sociologi, psicologi, economisti, politici,  per citare alcune delle professionalità che la sottopongono ad analisi più o meno approfondite per presentarne problematiche,  proporre modelli, sottolinearne gli aspetti più caratterizzanti ma anche quelli più critici. Del rilievo che la famiglia continua a rivestire nel tessuto sociale contemporaneo, paradossalmente può esserne testimonianza il fatto che da più parti viene avanzata la richiesta di riconoscere rilevanza giuridica a forme di aggregazione di singole persone, che hanno una certa rassomiglianza alla famiglia tradizionalmente intesa: vedi il riconoscimento  delle coppie di fatto, i matrimoni gay, o più genericamente omosessuali  ed altro, una specie di surrogato della famiglia tradizionale.

In questo quadro di interesse, anche sommariamente delineato, spicca la Chiesa cattolica, sia nel campo del Magistero dei papi e dei vescovi, sia negli organismi creati dai diversi pontefici per porre al centro dell’attenzione la famiglia in tutti i suoi aspetti, umani, sociali e religiosi; attenzione che poi si espleta in una difesa, che non conosce sosta, del matrimonio, della famiglia stessa e, in sintesi, della vita umana in tutte le sue fasi.

Centro di riferimento di tutto questo interesse è la famiglia costituita da Giuseppe, Maria e Gesù che la liturgia di questa domenica, nell’ottava di Natale, ci invita a celebrare e considerare nella sua permanenza a Nazareth. Per la verità, nei testi biblici del Nuovo Testamento non si parla molto della vita di questa famiglia particolare considerata nel suo insieme, essendo essi concentrati sulla vita pubblica di Gesù e sulla sua predicazione.  Pertanto, la proposta di questa celebrazione ha soprattutto un intento pedagogico, in quanto questa Santa Famiglia, pur nella sua singolarità e irripetibilità, può essere presa a modello da tutte le famiglie cristiane, e non solo, proprio perché Gesù, figlio di Dio e vero uomo, ha voluto anch’Egli nascere in una famiglia umana, per ciò stesso benedicendo e consacrando l’istituzione.  Tale constatazione ha consentito poi al Magistero della Chiesa, nella sua missione di annunciare al mondo un messaggio che, a volte, solo “in nuce” è contenuto nei testi sacri,  di definirla “piccola Chiesa”, “Chiesa domestica”, o “santuario domestico della Chiesa”, proponendola addirittura come modello per la “grande Chiesa”, realizzando così, come afferma Giovanni Paolo II nella  Presentazione del Direttorio di Pastorale Famigliare, CEI 1993,uno “scambio di doni”, che è reciproca comunicazione di beni spirituali”.

L’intento educativo e parenetico di questa festa traspare anche dalla scelta dei brani di scrittura proposti dalla liturgia della messa di questa domenica. La breve pagina del Siracide, sullo sfondo della concezione della famiglia secondo l’ebraismo, contiene una serie di insegnamenti per favorire, all’interno della famiglia un’esistenza serena e ricca della benedizione del Signore. “Chi onora il padre… sarà esaudito nel giorno della sua preghiera”, logica superata dall’atteggiamento di Gesù descritto da Luca nel vangelo che ce lo presenta “sottomesso” ai genitori, ma animato da spirito di obbedienza filiale.  S. Paolo, completando il pensiero delle scritture veterotestamentarie, descrive, quasi in rapida successione, doveri e bisogni di tutte le componenti della famiglia: “Voi mogli, state sottomesse ai mariti…voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto…; voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino”.

Il quadro d’insieme che ci presenta il Vangelo di Luca ci mostra la famiglia di Nazareth in fuga verso l’Egitto a causa di Erode che cercava il bambino per ucciderlo. Un momento sicuramente difficile, ma che mostra una famiglia unita e solidale, in cui risalta la figura di Giuseppe che obbedisce senza proferire parola, perché in lui è la fede che parla.

Certamente oggi, questi stimoli, confrontati con il movimento di ridefinizione dei ruoli all’interno della famiglia, quello tra essi che soffre il maggiore contraccolpo è proprio quello del padre, esaltato invece dalle parole del Siracide. È necessario forse puntare, più che sull’autorità paterna, sull’autorevolezza che si fonda maggiormente sulla capacità di far crescere l’altro, di farlo diventare auctor, protagonista del processo di apprendimento inteso nel senso più ampio del termine. Serve anche a ridare contenuto alla funzione di padre biologico che, date le tendenze attualmente in circolazione a proposito di paternità, rischia di scadere al semplice ruolo di trasmettitore di geni.

 

redazioneIconfronti

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