C’era una volta un Re

C’era una volta un Re
di Carmelo Currò Troiano
juancarlos
Re Juan Carlos e la Regina Sofia

Principi sposati con attrici, aspiranti attrici, belle autentiche o scadenti; principesse che vanno in conto avventura con sportivi, avventurieri, cantanti, un circense. Giornali scandalistici che li fotografano, li commentano, rendono pubbliche o avviano al pubblico ludibrio le notizie sulla loro vita privata o sentimentale. In un momento in cui i signori della repubblica si coprono di ridicolo, di scandalo, di connivenze, i principi e i pretendenti sarebbero stati chiamati ad offrire con la loro vita l’esempio di come si dovrebbe vivere e come governare. E invece essi stessi costituiscono i migliori supporter delle repubbliche, abituati come sono a non comportarsi molto meglio dei ministri, dei parlamentari e delle amiche e mantenute della seconda e terza repubblica.
Le manifestazioni antimonarchiche in Spagna, in coincidenza con l’abdicazione del re Juan Carlos, costituiscono una sconfitta sonora e grave per la Dinastia che per prima era riuscita a riconquistare un trono dopo l’avvento di tante repubbliche in Europa e nel mondo. In realtà, da decenni, ogni speranza di restaurazione è sfumata in tante Nazioni, dopo che le stupidaggini, più che gli scandali, sono riuscite a imporsi nella conduzione familiare di tante Case reali, un tempo famose per i sovrani esemplari, i santi, gli eroi, gli uomini di cultura che avevano indorato le vicende di tutte quelle stirpi.
Devo dire che la Regina di Spagna per anni ha rappresentato una bellissima eccezione in un mare di leggerezza. Una donna in grado di essere discreta e sorridente, mostrarsi serena, tacere e parlare al momento giusto.
Ma quanti altri hanno cresciuto e sono cresciuti essi stessi, come se fossero attori e figli di attori, interessati più a serate holliwoodiane che ai problemi della Nazione. Non è possibile, con i dati economici, la disoccupazione crescente, il disagio sociale, i pensionati alle strette, ricordare l’ignoranza e la galera, parlare di serate, safari, feste e sprechi, quasi si fosse un politico corrotto che gonfia i conti dei pranzi nei ristoranti o uno di quelli che partecipa alle feste coi vecchi e con le escort. A noi non basta che i pretendenti annualmente si rivestano di un mantello, si appuntino una decorazione, siano circondati da piccoli borghesi in feluca alle cerimonie e distribuiscano ordini cavallereschi, senza tener conto che quelle Croci che mostrano sul petto corrispondono a doveri ineluttabili di cui devono dare conto molto più degli altri perché molti più talenti hanno ricevuto dal Padrone celeste.
Il re di Spagna avrebbe dovuto accompagnare l’abdicazione con una completa spoliazione dei suoi beni materiali in favore dei poveri della sua Nazione. A quel punto avrebbe potuto anche non abdicare più. Vada per le strade a consolare quanti aspettano una parola, un lavoro, una carezza e un sorriso.
Il vescovo di Bisaccia, ambasciatore medievale di Venezia presso la Corte inglese, consigliava al pretendente al Trono di Francia di esporsi ai leoni per dimostrare i suoi diritti. Il vero Re, si credeva, non sarebbe stato sbranato dalle belve. Oggi re e principi dimostrino di essere veramente tali vivendo come i più poveri e i più santi dei loro concittadini. A quel punto la gente non potrà non accorgersi di loro.

redazioneIconfronti

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