Cerchiamo il pane della vita

Cerchiamo il pane della vita
di Michele Santangelo

03-eucarestia-ostie-granoIl rapporto tra Gesù e le folle dei suoi contemporanei bisogna riconoscere che non era proprio idilliaco. Molto probabilmente perché la folla continua ad essere folla nonostante Gesù; i bisogni percepiti  erano quelli più immediatamente legati alla vita materiale e quotidiana e una persona particolare come Gesù era tanto più seguita e osannata quanto più si mostrava capace di soddisfare questi bisogni. Una situazione che si verificava anche nel Vecchio Testamento; così il brano dell’Esodo della liturgia di questa domenica ci mostra un popolo, quello d’Israele, il popolo che pure si riconosceva come popolo di Dio, che contesta le sue guide, Mosè ed Aronne che lo stavano conducendo lontano fisicamente e moralmente dall’Egitto, perché nel deserto – si noti bene, un posto dove certamente non poteva normalmente essere diversamente – gli era venuto a mancare cibo a sufficienza; si innesca così il pensiero nostalgico del passato, quando in Egitto gli Israeliti erano schiavi sì, ma erano “seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà”. La lamentela produce l’effetto sperato e così Dio risponde con ulteriori doni alla mancanza di fiducia. Prevale come sempre il perdono e la misericordia. Il popolo dalla “dura cervice” diventa il “gregge che Egli ama”, il “popolo che Egli conduce”, addirittura “il figlio suo primogenito”. In ogni circostanza la lezione per l’uomo di oggi è sempre presente. Spesso, infatti, capita che sono gli uomini a pensare di poter segnare a Dio la tabella di marcia nei propri confronti e cosa Egli debba fare per l’uomo e per il mondo. Ma Dio è “buono e grande nell’amore”, segue l’itinerario dettato dal suo cuore di Padre per la salvezza dell’uomo non facendo mai mancare i suoi doni, anche materiali, all’occorrenza. Il brano evangelico è strettamente connesso con l’episodio narrato nella prima lettura. Domenica scorsa abbiamo lasciato Gesù che, dopo la moltiplicazione dei pani aveva dovuto nascondersi perché la folla lo cercava per farlo re. Effettivamente un re che in momenti di necessità sapeva dove mettere le mani per soddisfare i bisogni immediati della gente poteva fare veramente la differenza per un popolo che ne aveva sofferte di tutti i tipi. Si trattava di mettere su il regno che l’esperienza storica poteva suggerire. Un regno di Dio senz’altro, ma in questo mondo e per questo mondo, in modo da poter risolvere una volta per tutte il problema. Solo che le prospettive della gente non corrispondevano a quelle di Gesù. E questi, quando viene ritrovato, a quelli che lo avevano cercato, anche un po’ a muso duro, fa notare che tutta quell’ansia di ricerca è molto interessata: “voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”. Gesù rimprovera la gente perché si era fermata al dato immediato e materiale che era stato quello di aver saziato la fame e non era stata capace di andare oltre il segno. La funzione del segno, infatti, è quella di richiamare qualcos’altro, e la gente sfamata non si rende conto che Gesù interviene con la sua potenza per soddisfare sì la fame di cibo, ma solo perché questa non sia di ostacolo a ricercare un’altra sazietà, quella nei confronti della quale nulla può il cibo materiale. Ecco perché giunge puntuale il suo avvertimento: “procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna,  e che il figlio dell’uomo vi darà”. La folla rimane meravigliata della precisazione, pensava di aver fatto abbastanza nell’aver apprezzato la sua potenza taumaturgica. Credevano che già questo fosse nella linea delle “opere di Dio” ed invece anche qui Gesù chiede di più, vuole l’assenso della fede: “Questa è l’opera di Dio, credere in colui che Egli ha mandato”. Il dialogo si fa più serrato, la gente vuole altri segni per credere. “Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo?” Gesù spiega che il pane, quello che calma la fame fisica può giungere anche attraverso i profeti, ma quello vero lo può dare solo Dio ed è “colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”. Finalmente capiscono tutti quei cercatori, si sono resi conto che essi cercano non la sazietà del corpo, ma la vita stessa ed allora: “Signore, dacci sempre questo pane”. Ora sì, la richiesta è arrivata e Gesù si può qualificare per quello che veramente è; rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

 

 

redazioneIconfronti

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