Chi ha tutto e chi non ha nulla: impossibile andare avanti così

Chi ha tutto e chi non ha nulla: impossibile andare avanti così
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Che l’Italia fosse un Paese fermo da molti anni, purtroppo, è nei fatti. Nonostante tutto questo, leggendo i quotidiani o ascoltando i più importanti mezzi d’informazione, si rileva che la “notizia” è ancora il “Cavaliere”. Silvio Berlusconi e i suoi guai con la giustizia sono come un macigno che incombono sulla stanca società italiana. Problemi d’ogni tipo: crisi finanziaria, crollo della produttività, debiti della pubblica amministrazione non pagati, disoccupazione giovanile ai massimi livelli, esodati, cassintegrati, e, noi, ancora a cruciffigerci per l’inquilino di Arcore. No, non ci sto. Basta. Basta con entrambe le tifoserie che non fanno altro che rimescolare il torbido affinché non si prenda vera consapevolezza del precipizio in cui siamo. La contro-informazione, cioè tutto ciò che non leggiamo da nessuna parte ma che bisogna sapersela cercare, ci racconta come in Grecia sia in atto un vero e proprio esproprio dei più elementari diritti civili; e così, anche nei Paesi con le maggiori difficoltà di bilancio rispetto al nord Europa, si ci avvia velocemente verso una deriva dove si alimentano sempre più propositi ed istinti anti-democratici. L’unificazione solo su base monetaria è stata un errore, perché non ammetterlo. Se ci saranno ravvedimenti immediati, forse, c’è ancora un margine per salvare il salvabile. Altrimenti, l’idea che aveva sostenuto i padri fondatori di una patria allargata all’intera Europa, rappresenterà soltanto una minaccia. Le società sono piene di contraddizioni, d’errori di valutazioni, d’eccesso di parole d’ordine che, nei fatti, non hanno valorizzato per nessuna ragione quelli che erano stati i loro propositi. Detto questo e per non restare solo nell’ambito teorico voglio portare solo un piccolo esempio tra i tanti che, però, mi ha molto colpito. Qualche giorno fa un mio anziano parente, che non vedevo da tempo, tra le altre cose mi riferiva che lui  e la moglie, dopo aver lavorato una vita intera lui medico ai livelli più alti e lei professoressa, pur facendosi carico delle spese proprie e spesso dei vari familiari, figli e nipoti, non riuscivano a consumare che la metà delle loro pensioni. Diceva questo con rammarico pensando ai tanti giovani che non riescono ad entrare nel mondo del lavoro e avere una qualche speranza di futuro, o a quelli che vengono assunti con contratti a progetto e mal pagati. Certo, se si è lavorato una vita intera è giusto percepire una adeguata pensione, ci mancherebbe. Eppure, questo mio zio trovava la cosa un po’ paradossale. Per le sue condizioni, per la sua età e per le misere condizioni economiche in cui versa l’Italia, avere tutto quel denaro gli sembrava uno sproposito. Questa cosa, mi ha fatto pensare alle cosiddette pensioni d’oro. Certo, non sono moltissime e da sole non potrebbero sanare il bilancio dello stato ma, forse, cominciando a ridiscuterle si potrebbe dare un esempio di politica virtuosa. C’è gente, infatti, che a ottanta e passa anni prende, cumulando, decine e decine di migliaia d’euro di pensione al mese; legittime, non dico. Ma siamo proprio sicuri che così facendo facciamo il bene dei nostri ragazzi? Mi si obietterà che uno stato di diritto non può derogare e annullare i diritti acquisiti; ma, se questi diritti acquisiti costituiscono, tra tante altre cause, un ostacolo al costituirsi di altri diritti altrettanto legittimi, come quelli dei giovani ad entrare nel mondo del lavoro e progettarsi un futuro, non sarebbe più saggio almeno discuterli? Qualcuno tra questi pensionati d’oro passa pure per padre della Patria. Mi chiedo, perché non sono mai stati attraversati dallo stesso pensiero che, seppure solo per un attimo, ha turbato il mio anziano parente? Se, rinunziassero al superfluo, sarebbe un bell’esempio per tutti. Così facendo, più di tante chiacchiere, aiuterebbero, forse, questo stremato Paese a non precipitare nel baratro sempre più prossimo e riacquistare un minimo di fiducia recuperando il senso vero della comunità. Non è più possibile tollerabile una società dove cresce senza alcun controllo la forbice tra chi ha tutto e chi non ha più nulla in cui sperare.

redazioneIconfronti

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