Lun. Ago 26th, 2019

I Confronti

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Chi valuterà i programmi milionari della Fondazione Ravello?

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di Domenico De Masi (da La Repubblica)

foto da "Il Vescovado"

di Domenico De Masi (da La Repubblica)

de-masiSULLA carta, ci sono due buone notizie per il mondo culturale della Campania. La prima è che la Regione ha assegnato 67 milioni a una decina di destinatari, senza disperderli a pioggia. La seconda è che si tratta di una buona occasione per discutere la qualità dei programmi culturali, la possibilità di metterli in rete, la professionalità da richiedere a chi gestirà queste cifre, enormi se paragonate alle ristrettezze finanziarie in cui versano le università della regione. CCIFRE molto minori, infatti, sono assegnate dallo Stato a rettori che debbono fare fronte a decine di migliaia di studenti universitari. Il modo peggiore per accogliere queste due opportunità, finanziaria e organizzativa, sarebbe stato quello di degradare una discussione economico-culturale a livello di “chiacchiere da botteghe di barbieri”, come direbbe Polibio. Essendo il modo peggiore, è proprio quello che è stato privilegiato, come spesso avviene nella nostra bella e sciagurata regione. Dove l’ infantilismo impazza. Io credo, ad esempio, che chiunque fosse stato presidente della Fondazione Ravello, persino uno come me, lontanissimo dal balcone di Palazzo Grazioli, la Regione non avrebbe potuto non dare al “Progetto Ravello” i quattro milioni che gli ha assegnato. A quel progetto, pensato una quindicina di anni fa dall’ allora sindaco, appoggiato finanziariamente e amministrativamente da Antonio Bassolino, hanno poi lavorato decine di grandi intellettuali, di tecnici espertissimi e l’ intera Ravello, con generosità e intelligenza, creando infrastrutture, valorizzando quelle esistenti, tessendo network internazionali, studiando e realizzando attentamente programmi originali di altissima qualità. Attribuire il merito o il demerito di questi quattro milioni a una sola persona e ai suoi legami di partito significa fare un torto a tutta Ravello, che non è una manciata di voti ma un paese di cervelli pensanti e dignitosi. Se ho capito bene, l’ assegnazione dei 67 milioni va collegata, in ordine gerarchico, al potere decisionale del presidente Caldoro, dell’ assessore Miraglia e del dottor Antonio Oddati, che dirige la struttura competente. Ad essi, dunque, si possono chiedere, con spirito costruttivo, alcune informazioni necessarie, sicuri che non si sottrarranno alla richiesta. Seneca diceva che “nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa dove vuole andare”. Prima di erogare questi fondi cospicui, sarà accertato dove vogliono andare i comandanti di questi preziosi navigli culturali? In altri termini, l’ erogazione regionale è a scatola chiusa, o è subordinata a un giudizio di valore sui programmi finanziati? Come sono stati elaborati questi programmi? Da chi? Con quali competenze? E quali sono le competenze di chi li giudicherà? Non stiamo parlando di noccioline, ma di milioni di euro. Per elaborare un programma corrispondente a parecchi milioni occorre fare le necessarie ricerche previsionali, bisogna ricorrerea una équipe interdisciplinare di persone competenti e motivate, occorre avere direttori di altissimo valore e di visibilità internazionale. Per il museo Madre è stata seguita la procedura di un concorso internazionale che,a quanto pare, sta dando buoni frutti. Gli altri enti destinatari hanno fatto altrettanto o come hanno scelto i loro responsabili culturali? Con quale frequenza questi vengono rinnovati per non rendere stagnante la dinamica dell’ ente? Se questi enti sono dotati di consigli di indirizzo, si tratta di collegi pluralisti, composti dalle persone giuste e funzionanti a pieno ritmo o si tratta di organismi sclerotici, cervellotici, monocolore, sgangherati, semplici foglie di fico che non danno nessun apporto ai contenuti dell’ ente e servono ai factotum per fare i loro comodi? Esistono casi, tra quelli finanziati, in cui i vertici super-pagati sono assolutamente inferiori ai compiti culturali che gli sono affidati e che, proprio per il fatto di essere mediocri, si credono competenti? Quando il vertice di un ente culturale è incompetente, mira alla quantità immediata degli eventi e degli spettatori piuttosto che alla qualità dei programmi, alla loro creatività ed esclusività, alla perfezione e alla polifonia della loro realizzazione. Si crea così una spirale negativa per cui la moneta cattiva scaccia quella buona, come direbbe Gresham, e la trivialità delle offerte abbassa sempre più la severità della domanda. Siamo certi che non vi siano casi del genere tra quelli finanziati? È stato accertato con attenzione? Da chi? Con quali metodi? Ci sono poi altri due parametri irrinunziabili con cui andrebbero giudicati i programmi da finanziare. Uno consiste nella capacità di far crescere culturalmente, prima ancora dei turisti ospiti, la popolazione locale, destinataria morale dei fondi erogati. Ciò comporta che i musei, i teatri, i festival non possono chiudersi in se stessi, per celebrare i loro riti esoterici tra adepti cointeressati, ma vanno aperti alla collettività, soprattutto ai giovanie agli anziani, per secondarne la crescita culturale insieme a tutte le altre agenzie di acculturazione presenti sul territorio. Il secondo parametro irrinunziabile consiste nella capacità di trasformare il polo culturale in distretto culturale integrato. Nel caso specifico della Costiera Amalfitana, ad esempio, si tratta di mettere in rete le strutture, le intelligenze, le esperienze di una decina di paesi bellissimi e attivissimi che, tutti insieme, sommano 35.000 abitanti inchiodati a una stagionalità sempre più arcaica. Sono piccole stelle luminosissime che possono trasformarsi in galassia splendente solo se impegnate pariteticamente in un programma che non deve essere finalizzato a soddisfare le patologie egemoniche di reucci frustrati, ma deve assicurare crescita e bellezza alle future generazioni.

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