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Chiesa e Papi non sono favolette da Porta a Porta

Chiesa e Papi non sono favolette da Porta a Porta
di don Aniello Manganiello
Don Aniello Manganiello

Don Aniello Manganiello

L’altra sera seguivo la puntata di Porta a Porta sulla canonizzazione di Giovanni Paolo II e sono rimasto sconcertato da come si parlava di questo papa, quasi un dio. Un linguaggio iperbolico non adeguato alla santità che è sempre semplice, povera, umanissima e si rappresenta con segni e linguaggi contenuti, scarni. Alla santità – ma forse questo Vespa non lo sa – non si addicono la retorica, le espressioni miracolistiche, le battute roboanti né tantomeno una figura come quella di Giovanni Paolo II, che è stato un grande Papa, ha bisogno di linguaggi apodittici e ostentati per poter essere veicolata con successo. Sono rimasto, inoltre, perplesso quando Bruno Vespa ha interrotto bruscamente il giornalista Tornielli, impedendogli di continuare un attento e acuto intervento su Paolo VI, trattato dal conduttore come la cenerentola dei papi del 1900. Questa è stata per me davvero un’offesa alla storia, perché il magistero di Papa Montini, senza nulla togliere agli altri Pontefici, ha lasciato tracce vive e profonde nella storia della modernità e della cultura non soltanto cattolica. Quel giornalista stava parlando di un Papa che fu un monumento di sapienza, di lungimiranza e di dottrina. Chissà per quale motivo, Tornielli non doveva dire quelle cose, forse perché nella teoria comparativa e “commerciale” della trasmissione un Papa del passato non avrebbe dovuto togliere spazio o assorbire la luce riservata all’altro Papa per il quale era stata organizzata la trasmissione. Certe facilonerie interpretative, da giornalismo dal facile effetto, lasciano davvero l’amaro in bocca. Purtroppo, viviamo in un tempo in cui la televisione svuota la cultura, la trasforma in orpello consumistico, al punto che ogni persona (o cosa) viene fatta diventare uguale all’altra, in una corsa alla simbolizzazione banalizzante di tutto. E così anche la storia e la tradizione ecclesiastica, nelle mani di Bruno Vespa, diventano ovvietà che andrebbero impedite, restituendo al servizio pubblico radiotelevisivo una dignità che appare davvero in pericolo. Nelle pieghe di questo consumismo culturale si insinuano letture equivoche della storia come quella su Pinochet, il dittatore cileno. Anche la Chiesa, però, non può ritenersi esente dalle generalizzazioni che emergono dalla vulgata giornalistica. Va denunciato, ad esempio, il comportamento non accettabile nei confronti di monsignor Romero che non è stato ancora beatificato e invece bisognava farlo prima di Giovanni Paolo II. Io sono l’ultimo di tutti, ma un po’ di obiettività nella lettura degli eventi è obbligatoria e la tv non può trasformarsi in amplificatrice di regimi, di qualunque segno, ambito o colore essi siano. La storia, anche quella fatta in tv, non può ridursi alla “voce del padrone”.

Monsignor Romero è una figura stupenda che mi riporta all’inizio della mia durissima lotta per il recupero e la riabilitazione di tossici e delinquenti dall’inferno di una violenza senza limiti. Ricordo un passaggio dell’omelia del cardinale Eduardo Francisco Pironio, il vescovo che mi consacrò sacerdote a Roma. Era italo-argentino, figlio di friulani emigrati nei primi anni del secolo scorso in America Latina. È morto alcuni anni fa, e sono stati già aperti dalla diocesi di Roma i processi per la sua beatificazione.

Ebbene, durante l’omelia, in un passaggio che sentii quasi come un “mandato” assegnatomi e uno stile di vita da vivere, il cardinale Pironio disse: “Mentre in America centrale, a El Salvador, si stanno svolgendo i funerali dell’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero, assassinato sull’altare da un componente degli squadroni della morte, arriva la risposta di Dio, che non è l’odio, ma l’amore e il dono di un nuovo sacerdote alla Chiesa”.

Romero era stato ucciso il 24 marzo 1980, la mia ordinazione avvenne cinque giorni dopo, il 29. Ma di canonizzazione per Romero non ancora si parla. E queste storie di sofferte e inspiegabili attese non andranno mai in onda a Porta a Porta.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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