Chirico: parte la grande sfida culturale per un Cilento moderno

Chirico: parte la grande sfida culturale per un Cilento moderno
di Barbara Ruggiero
Franco Chirico
Franco Chirico

“Il Cilento deve cambiare”. L’avvocato Franco Chirico ne è tanto convinto da averci scritto perfino un libro. Presidente del Consorzio Irriguo di Miglioramento Fondiario di Vallo della Lucania, presidente del Consorzio Velia, fondatore della Banca del Cilento, e cofondatore della Fondazione Alario, Chirico è una di quelle personalità che hanno contribuito in tutto e per tutto allo sviluppo del territorio cilentano.
Oggi, con la Fondazione Alario, presieduta dall’ex ministro Carmelo Conte, Chirico è uno di quelli convinti che nel Cilento è possibile destagionalizzare il flusso turistico e che anche l’economia del territorio può ripartire dal turismo congressuale e di studio.
Nella giornata di sabato, l’avvocato Chirico ha partecipato all’incontro organizzato ad Ascea con gli operatori turistici per definire una rete di accoglienza locale.
Avvocato, come nasce l’idea di destagionalizzare il turismo in Cilento?
Io parto da un presupposto: in Italia le quattrocento università americane hanno duecento rappresentanze e college. Tutte le loro sedi si trovano da Roma in su. Solo da qualche anno c’è una dipendenza a Siracusa. Eppure c’è un vero e proprio flusso di studenti universitari, principalmente italoamericani, che ogni anno vengono in Italia nei periodi intersemestrali per partecipare a corsi di approfondimento sul periodo della Magna Grecia o sull’epoca romana. Come Fondazione Alario abbiamo pensato di catturare una frazione di questi studenti che vengono in Italia e di invogliarli a scendere più a Sud. Questa proposta fu fatta da me anche alcuni anni fa. Ma all’epoca mi risposero che non c’erano istituzioni che si occupavano in maniera seria e culturale di formazione sulle materie di loro interesse. E poi c’era il problema dell’immagine legata, ahinoi, all’alto tasso di delinquenza. Oggi il discorso è diverso: c’è la Fondazione Alario, sorta già nel 1986, e una delle sue missioni è proprio quella di diffondere e divulgare la civiltà eleatica. E ci sono tutte le strutture per fare una cosa del genere.
Come avete intenzione di coinvolgere gli studenti americani nel progetto di sviluppo del turismo di studio?
Abbiamo una serie di contatti con il mondo accademico, grazie anche a un convegno che riunisce annualmente i maggiori studiosi di filosofia del mondo e allora abbiamo creato un vero e proprio raccordo anche con le università americane. Di recente abbiamo avuto ospite ad Ascea una esponente del sindacato di docenti universitari americani. Le è stato chiesto di inserire anche il nostro territorio nella lista di località da privilegiare con corsi da organizzare per gli studenti e di invogliare anche i pensionati americani a visitare il Cilento. Adesso, su invito di questa professoressa, una collaboratrice della Fondazione Alario sarà negli Stati Uniti d’America per promuovere l’iniziativa.
L’incontro di sabato era principalmente un momento di raccordo con gli operatori turistici del territorio cilentano. Com’è stata la loro risposta?
Io la definirei entusiasmante. Hanno risposto in maniera adeguata. Non dimentichiamo che negli ultimi anni c’è stato un potenziamento e una qualificazione dell’attività ricettiva nel territorio e che a questi punti di forza si aggiungono quelli che conosciamo: le bellezze paesaggistiche, ambientali, storiche, il clima, il mare incontaminato e la dieta mediterranea…
Lei poco più di un anno fa ha presentato il libro “Il Cilento deve cambiare”: sembra un appello a non rimanere indietro e a non perdere occasioni di sviluppo. Certamente il turismo di studio e congressuale è un esempio di cambiamento. Perché questo territorio deve cambiare?
Ci sono una serie di punti di debolezza, che nel libro ho evidenziato, e che bloccano lo sviluppo del territorio. Tra questi ci sono dei limiti di natura socioculturale. E se non si rimuovono questi limiti non si riesce a partire. Il divario c’è e si nota anche nel resto della provincia di Salerno; non solo a livello nazionale.
Vogliamo provare a elencare almeno uno dei punti di debolezza di cui parla?
La mancanza di una classe dirigente, la formazione e la cultura e la mancanza di infrastrutture. I problemi ci sono, ma basta affrontarli uno a uno e cercare di rimuoverli.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *