Chiude Einaudi, a Salerno restano le luminarie

Chiude Einaudi, a Salerno restano le luminarie
di Luigi Zampoli

imageIl Punto Einaudi di Salerno ha cessato la propria attività e questa di per sé è già una notizia triste per i fruitori di cultura e per i semplici frequentatori di un posto in cui era possibile non solo partecipare alle tante iniziative, ma anche semplicemente starsene in tranquillità a sfogliare i libri.
Ancor più triste ed avvilente è constatare che di questa perdita, così grave per una città come Salerno, non ha parlato nessuno, è avvenuto tutto in silenzio, complice il periodo estivo, forse, ma anche un sostanziale disinteresse per le sorti della vita culturale della città.
Lo ribadiamo, qui, di nuovo, con forza, come già fatto in altre occasioni: la vita culturale di una comunità non può essere affidata solo all’estemporaneità dell’evento, ha bisogno di punti fermi, di luoghi che diventino patrimonio di una vita e di una memoria collettiva; sapere che qualcosa c’è e ci sarà sempre, ogni volta che ne hai voglia e bisogno, per scambiare pensieri, idee ed opinioni, per mettere in circolo uno po’ d’”aria“ fresca nella stantia routine della provincia.
Ci sono luci che a breve si accenderanno in questa città ed altre che continuano a spegnersi, a lasciarci è quasi sempre la luce delle cose astratte e preziose, che poi non sono “cose”, spazzate via da tempi in cui si prediligono le luminarie che attirano sguardi rapidi e passivi; scompaiono le luci che illuminano le passioni intellettuali ed i bisogni immateriali.
Lo scenario complessivo della città è preoccupante, tante botteghe di artigianato artistico del centro storico sono in difficoltà e sono costrette a chiudere i battenti. Gli spazi dell’offerta culturale sono i più indifesi contro l’onda interminabile della crisi generale dei consumi. In realtà non sappiamo i motivi per cui il “Punto Einaudi” abbia dovuto chiudere i battenti e forse a poco giova conoscerli.
Quel che è certo è che, adesso, tocca coniugare i verbi all’imperfetto per dedicare qualche altra parola a quel “punto” che era uno spazio bianco di luce, d’arredo e di stampa, contenitore di letteratura, d’arte, di dialogo e confronto politico e culturale.
Il vessillo elegante della casa editrice campeggiava nell’insegna luminosa per indirizzare la gente in quel vicoletto affianco alla Piazzetta Barracano: ricordo le banalità di molti “Sì, ma lì dietro, è una posizione infelice, chi ci va?”. Io ci andavo e come me tanti altri.

redazioneIconfronti

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