Lun. Giu 17th, 2019

I Confronti

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Ci hanno svenato: in 15 anni 114,4% di tasse in più

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Tra il 1996 e il 2011, il gettito riferito alla tassazione locale è più che raddoppiato: +114,4%. Sempre in questo lasso di tempo, le entrate fiscali di Regioni, Province e Comuni sono passate da 47,6 a 102 miliardi di euro. L’amministrazione centrale, invece, ha aumentato le entrate “solo” del 9%. Se nel 1996 il gettito era di 320,9 miliardi, nel 2011 l’Erario ha incassato 349,9 miliardi di euro, mentre il Pil nazionale, sempre in questi ultimi 15 anni, è cresciuto del 15,4%. Sono questi i principali risultati di un’analisi realizzata dall’ufficio studi della Cgia di Mestre, secondi cui nel 2011 ogni italiano ha ipoteticamente versato nelle casse delle autonomie locali ben 1.684 euro. «Purtroppo - sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia - la situazione è destinata a peggiorare. Con l'introduzione dell'imposta municipale sulla prima casa e l'aumento registrato dalle addizionali Irpef regionali e comunali, nel 2012 le entrate in capo alle autonomie locali sono destinate a subire un’ulteriore impennata». «Per invertire la rotta - prosegue Bortolussi - bisogna attuare il federalismo fiscale. Solo così saremo in grado di abbassare il carico fiscale sia al centro sia in periferia, grazie ad una maggiore responsabilizzazione dei governatori e dei sindaci. Per il suo definitivo compimento, purtroppo, mancano ancora da definire due tasselli importanti: i costi standard nella sanità e quelli degli enti locali. Due misure di cui il governo dovrebbe accelerare la realizzazione per dare il via definitivo ad una vera rivoluzione che riscriverebbe i rapporti tra il fisco ed i contribuenti. Ricordo, tra le altre cose, che in Europa i Paesi federali presentano un costo complessivo della Pubblica amministrazione pari alla metà di quello registrato dai Paesi unitari», conclude. Dalla Cgia ricordano che le principali imposte locali regionali che gravano su cittadini ed imprese sono: Irap (imposta regionale sulle attività produttive); Addizionale regionale Irpef; Tassa automobilistica (bollo auto); Addizionale regionale all’accisa sul gas naturale; Tassa sulle concessioni regionali; Tassa diritto studio universitario. Quelle più significative applicate dalle Province sono: Imposta sulle assicurazioni RC auto; Imposta provinciale di trascrizione (autoveicoli, camion e rimorchi); Addizionale provinciale sul consumo di energia elettrica (diverso da abitazioni); Tributo provinciale per i servizi di tutela, protezione e igiene dell'ambiente. Infine, le più importanti in capo ai Comuni sono: Ici (imposta comunale sugli immobili). Si ricorda che l'Imu è stata introdotta nel 2012; Tarsu/Tia (tassa sui rifiuti); Addizionale comunale Irpef; Tassa occupazione spazi e aree pubbliche; Imposta comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni; Addizionale sul consumo di energia elettrica (abitazioni).

Tra il 1996 e il 2011, il gettito riferito alla tassazione locale è più che raddoppiato: +114,4%. Sempre in questo lasso di tempo, le entrate fiscali di Regioni, Province e Comuni sono passate da 47,6 a 102 miliardi di euro. L’amministrazione centrale, invece, ha aumentato le entrate “solo” del 9%. Se nel 1996 il gettito era di 320,9 miliardi, nel 2011 l’Erario ha incassato 349,9 miliardi di euro, mentre il Pil nazionale, sempre in questi ultimi 15 anni, è cresciuto del 15,4%. Sono questi i principali risultati di un’analisi realizzata dall’ufficio studi della Cgia di Mestre, secondi cui nel 2011 ogni italiano ha ipoteticamente versato nelle casse delle autonomie locali ben 1.684 euro. «Purtroppo – sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia – la situazione è destinata a peggiorare. Con l’introduzione dell’imposta municipale sulla prima casa e l’aumento registrato dalle addizionali Irpef regionali e comunali, nel 2012 le entrate in capo alle autonomie locali sono destinate a subire un’ulteriore impennata». «Per invertire la rotta – prosegue Bortolussi – bisogna attuare il federalismo fiscale. Solo così saremo in grado di abbassare il carico fiscale sia al centro sia in periferia, grazie ad una maggiore responsabilizzazione dei governatori e dei sindaci. Per il suo definitivo compimento, purtroppo, mancano ancora da definire due tasselli importanti: i costi standard nella sanità e quelli degli enti locali. Due misure di cui il governo dovrebbe accelerare la realizzazione per dare il via definitivo ad una vera rivoluzione che riscriverebbe i rapporti tra il fisco ed i contribuenti. Ricordo, tra le altre cose, che in Europa i Paesi federali presentano un costo complessivo della Pubblica amministrazione pari alla metà di quello registrato dai Paesi unitari», conclude. Dalla Cgia ricordano che le principali imposte locali regionali che gravano su cittadini ed imprese sono: Irap (imposta regionale sulle attività produttive); Addizionale regionale Irpef; Tassa automobilistica (bollo auto); Addizionale regionale all’accisa sul gas naturale; Tassa sulle concessioni regionali; Tassa diritto studio universitario. Quelle più significative applicate dalle Province sono: Imposta sulle assicurazioni RC auto; Imposta provinciale di trascrizione (autoveicoli, camion e rimorchi); Addizionale provinciale sul consumo di energia elettrica (diverso da abitazioni); Tributo provinciale per i servizi di tutela, protezione e igiene dell’ambiente.
Infine, le più importanti in capo ai Comuni sono: Ici (imposta comunale sugli immobili). Si ricorda che l’Imu è stata introdotta nel 2012; Tarsu/Tia (tassa sui rifiuti); Addizionale comunale Irpef; Tassa occupazione spazi e aree pubbliche; Imposta comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni; Addizionale sul consumo di energia elettrica (abitazioni).

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