Lun. Ago 19th, 2019

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Cilento: la crisi non è monetaria, il sistema scaccia il pensiero

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“Il nostro parere? Conta meno di niente”. Così risponde sul ruolo dell’intellettuale oggi Antonella Cilento, scrittrice e docente itinerante, dalla Campania al Trentino, di scrittura creativa. “Cinquant’anni fa, il nostro pensiero aveva un peso sui comportamenti, sulle abitudini delle persone. Oggi ci vorrebbero muti. Viviamo in un sistema che prevede l’assenza di pensiero, quindi gli intellettuali possono dare solo fastidio, vanno in qualche modo disinnescati o resi inutili. E, purtroppo, inutili siamo diventati agli occhi della maggior parte delle persone. Schiacciati da un sistema populista e televisivo”.
di Damocle

“Il nostro parere? Conta meno di niente”. Così risponde sul ruolo dell’intellettuale oggi Antonella Cilento (foto), scrittrice e docente itinerante, dalla Campania al Trentino, di scrittura creativa. “Cinquant’anni fa, il nostro pensiero aveva un peso sui comportamenti, sulle abitudini delle persone. Oggi ci vorrebbero muti. Viviamo in un sistema che prevede l’assenza di pensiero, quindi gli intellettuali possono dare solo fastidio, vanno in qualche modo disinnescati o resi inutili. E, purtroppo, inutili siamo diventati agli occhi della maggior parte delle persone. Schiacciati da un sistema populista e televisivo”.
L’intellettuale oggi, che sia un artista, uno scrittore, un filosofo, non può avere più nessuna funzione sociale?
Una funzione, a volerla immaginare, dovrebbe essere molto concreta. C’è bisogno di poca teoria e di molta pratica. L’intellettuale deve rimboccarsi le maniche, lavorare direttamente sul territorio, ovviamente senza essere aiutato e tantomeno finanziato o sostenuto, altrimenti si fa presto a diventare burattini, ma contando solo sulle proprie forze. Chi fa questo tipo di operazione percorre l’unica strada possibile. Ed è un lavoro eversivo, anche se non detto esplicitamente, perché si agisce dall’interno come una spia, modificando la percezione delle persone.
Anche lei lavora come una “spia” con la scuola di scrittura creativa?
Insegno scrittura creativa da vent’anni e posso dire che, entrando nelle aule tutti giorni, in qualche modo si entra nella coscienza delle persone, cambiandone un migliaio l’anno, non di più. Insegno letteratura ovvero a pensare, per interpretare la realtà. Il mio è un lavoro capillare, per ridare un significato quotidiano alla cultura.
Il lavoro dell’intellettuale inteso in senso attivo, come fa lei, attecchisce in maniera diversa a Nord e a Sud?
La situazione è pressappoco uguale in tutto il Paese. Ma a voler stabilire delle differenze, direi che al Nord ci si trova, magari e non sempre, in infrastrutture maggiormente funzionanti. La risposta intellettuale che ho riscontrato al Sud è molto più viva, anche laddove il degrado è forte. Che si parli di Napoli, Benevento, Capaccio (Sa) o, fuori dalla Campania, di scuole siciliane, i ragazzi fanno intravedere una luce di creatività e di intelligenza molto, molto superiore rispetto a realtà del Nord, dove le infrastrutture funzionano benissimo e dove le famiglie avrebbero tutti gli strumenti per sollecitare i figli alla lettura, alla scoperta di mondi altri tramite la cultura. Se paragono la mia esperienza in Trentino a quella in Campania, posso dire che al Sud è molto più ricca dal punto vista umano, con risultati più significativi. Peccato che i progetti europei Pon, con cui ho potuto lavorare nelle scuole del Sud, si concluderanno con la fine dei fondi europei!
Uno dei suoi libri si intitola “Asino chi legge”: è un luogo comune che tarda a passare?
Viviamo in un Paese che sta degenerando, dove leggere e studiare non è considerato più un valore, ma qualcosa che non serve. E questa svalutazione sistematica della letteratura e dell’intellettuale sta diventando un comportamento collettivo. La situazione che si dipinge nel libro è di nuovo analfabetismo, cioè una condizione per cui si è invitati a dimenticare l’importanza della lettura e degli strumenti che ne derivano.
Non c’è speranza per una rinascita culturale?
Anche se gli italiani leggono pochissimo – sono i numeri a dirlo – ti accorgi che se vai nelle scuole e sai fare laboratorio e rimetti in moto i ragazzi, anche laddove gli insegnanti ti dicono “qui non c’è speranza”, guarda caso, sorgono interessi, passioni e vedi i ragazzi fotocopiarsi i libri, con l’entusiasmo con cui ci si procura la locandina di un concerto. Bisogna combattere, tutti i giorni.
Ritiene che la crisi politica ed economica odierna dipenda anche da quella culturale?
La crisi attuale non nasce soltanto da un problema monetario. Non ci troveremmo in questa situazione, se non ci fosse stata una gravissima assenza di etica nei comportamenti, a tutti i livelli. Questo non significa che i valori scompaiono. I valori sono idee e quindi viaggiano ben al di là di ciò accade. Eppure non dovrebbero restare proprietà o privilegio di poche persone che, ovviamente, non sono coloro che decidono le sorti della collettività. Purtroppo chi è portatore di alcuni valori si trova fuori dal sistema, isolato e danneggiato. Penso alle piccole cose, che piccole non sono, a Napoli, ad esempio, tutti, quasi senza eccezione, hanno l’abitudine di parcheggiare in seconda fila o anche in terza e in quarta, di non rispettare le code, di non considerare il suolo pubblico un bene comune, ma bene di qualcun altro e quindi imbrattabile. Ognuno pensa che il bene comune non esista più, ma esista soltanto il bene individuale. È questo il male alla base della situazione che viviamo.
Lei punta il dito contro i media, ma possiamo ricavarne anche un solo elemento positivo?
Dobbiamo proprio? Beh, se si considera anche la rete, l’unico aspetto positivo che si può considerare è la facilità di accesso all’informazione. Il punto è che per il 90% si tratta di informazioni scorrette. Insomma, sarebbe tutto bellissimo, se ci fosse verifica e controllo ad alto livello professionale. Invece, vince questa confusione orizzontale.
Figlio del progresso tecnologico è anche l’e-book. È possibile che in Italia il formato digitale faccia aumentare il numero dei lettori?
Nonostante gli sforzi dell’editoria di rendere centrale l’e-book, in Italia si è ancora molto lontani dal poter costituire un inciampo al mondo della carta. Può accadere nel mercato statunitense, ma l’Italia, a confronto è un mercatino. Purtroppo i libri si leggono poco, ma in questo “poco” il digitale non decolla.
E lei pure legge ancora su carta?
Non mi sogno nemmeno di leggere in formato digitale. Piuttosto mi taglio le braccia e le gambe!
Ma il digitale non è più comodo? Leggerissimo, con i caratteri modificabili…
Mi porto volentieri dietro il peso dei libri. L’ho portato dietro tutta la vita e mi fa piacere fare le orecchiette alle pagine. Ho bisogno che il libro sia di carta e non mi sogno lontanamente di cambiare il carattere che l’editore ha stabilito per quella stampa. Leggo il libro tradizionale con molto piacere, refusi inclusi.
(n.t.)

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