Cinque stelle per una nuova epifania della politica

Cinque stelle per una nuova epifania della politica
di Roberto Lombardi

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Il Movimento 5 Stelle ha portato nel paese un elemento forte di novità, mettendo tutti di fronte a un atteggiamento di assoluta intransigenza, sconosciuto in Italia; una posizione, quella dei 5 Stelle, che innanzitutto vuole escludere il compromesso, fino ad oggi considerato invece l’ingrediente base per il funzionamento dell’intero meccanismo politico. Il nostro è un paese che, finora, ha sempre funzionato nell’emergenza; non per caso una delle poche strutture che in Italia hanno svolto bene il proprio compito è stata la Protezione Civile. Lo Stato ha sempre lasciato il paese nel precariato, perché questa condizione gli ha consentito di controllare e gestire, e nel contempo di elargire, a strati sempre più ampi di popolazione, l’aiuto necessario non a uscire dal precariato, ma a galleggiare, in attesa della sempre procrastinata soluzione o dell’intervento definitivo, gestendo così la macchina del consenso. L’abbiamo sentita quante volte, negli ultimi anni, la frase: «Beh, almeno qualcosa noi abbiamo fatto», oppure «Almeno questo è un inizio». Ma questo sistema non ha fatto altro che alimentare, se non provocare la crisi (registrando il modo in cui numerosi paesi europei l’hanno meglio affrontata e gestita). E in che direzione, proprio in questi momenti, stanno spingendo ancora troppi esponenti politici di fronte alle scelte che dobbiamo portare a termine con la nuova Legislatura? Si muovono tutte nella stessa direzione: inciuci, compromessi, manovre, governissimi, Concordie. Dalla Sicilia una buona nuova è arrivata, ma che in realtà è solo l’attuazione di una cosa vecchissima: l’abolizione delle provincie siciliane non fa altro che semplicemente attuare il Regolamento Regionale. Non ci voleva nulla; ci voleva il Movimento 5 Stelle? Aveva ragione chi sosteneva che un uomo giusto può fare molto anche con leggi sbagliate; ma un indegno finisce col paralizzare ogni azione anche con leggi giuste. Io scommetto un euro (solo uno non perché non creda nella scommessa che mi accingo a fare, ma perché giocare soldi, anche in borsa, è uno schiaffo alla povertà), scommetto il mio euro sul proseguimento di questa Legislatura. Sono consapevole del fatto che assai probabilmente lo perderò, ma la mia è una speranza che per attuarsi potrebbe non avere bisogno di un futuro distante, ma di un oggi che è già qui.

errelombardi

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