Civati, De Luca e le folgorazioni di maggio

Civati, De Luca e le folgorazioni di maggio
di Giuseppe Foscari

Regionali: Campania; De Mita (Udc) sostiene De LucaSecondo la narrazione degli Atti degli Apostoli, Paolo di Tarso, che sarebbe diventato S. Paolo, era un ebreo ellenizzato che godeva della cittadinanza romana ed era un grande avversario della chiesa cristiana. Mentre si recava da Gerusalemme a Damasco per organizzare proprio la repressione dei cristiani presenti in quella città, fu investito da un potente raggio di luce e da una voce che lo ammonì per le sue persecuzioni. Possiamo immaginare lo scoramento ma anche il travaglio interiore di Paolo che, dopo aver vagato tre giorni e tre notti per le strade di Damasco, accompagnato da quella potente e ripetitiva voce che gli rimbombava nella mente, decise di convertirsi al cristianesimo.

A partire da quel momento, la “folgorazione sulla via di Damasco” da evento storico-biblico di notevole significato, è stata molto utilizzata per indicare una persona rinsavita, che ha cambiato completamente idea, che ha la capacità di rivedere le proprie idee, di saperle mettere in discussione. E si è tinta anche di significati più bizzarri, come, ad esempio, mutare improvvisamente atteggiamento verso una persona o in una situazione, anche senza una ragione evidente e palese, e avere un’idea inattesa e improvvisa.

Questa settimana appena trascorsa è stata percorsa da due mirabili folgorazioni, quella più regional-popolare di Vincenzo De Luca verso De Mita e quella, più aulica e di respiro nazionale, di Pippo Civati.

Certo, la folgorazione sulla via di Damasco comporta un’assunzione di responsabilità e una buona dose di coraggio, secondo alcuni, o tanto cinismo e opportunismo, secondo altri. Non è un atto neutro o che si possa riconoscere per tale. Civati l’ha voluto dopo mesi e mesi di travaglio intestino. L’ha sofferto, l’ha vissuto come angoscia interiore e come modalità per rinnegare parte del suo recente passato. E il suo gesto è stato comunque preceduto da continue prese di posizione contro Renzi, da timide o accorte dichiarazioni e da qualche fugace fuga in avanti prima di rientrare nell’ovile, votando tutto quello che c’era da votare. Fino al punto di non ritorno, ossia, della folgorazione. Meglio tardi che mai, vien da dire, e i galloni del coraggioso folgorato il buon Civati se l’è, tutto sommato, guadagnati.

De Luca ha pensato e realizzato questo audace gesto dopo molti proclami di natura esattamente opposta negli anni, dopo essere stato un fiero e intrepido antagonista politico di De Mita; poi, all’improvviso, dopo una breve ma fulgida folgorazione e qualche sapiente (sic!) mediazione, ha riabilitato, reintegrato, riscattato quel suo rivale storico, per blindare la vittoria, per certificarla, legittimarla, illuminandola di roboanti e stratosferiche luci, della quali, com’è noto, è diventato un cultore nazionale e oculato promoter. Uno degli attori dei Gomorroidi, imitando De Mita e rivolto a De Luca, avrebbe sintetizzato il tutto nella frase oramai celebre fra i giovani e non: “Vieni, vieni a prenderti il perdono!”.

A occhio e croce, mi viene da pensare che siano due mosse di segno diverso che potrebbero anche produrre uno scacco matto, nell’immediato, e risultare vincenti. Ma, giusto per la cronaca e rifacendoci ancora alla storia, per mero amore di verità e per completezza d’informazione, va ricordato che Paolo di Tarso morì vittima della persecuzione di Nerone e fu probabilmente decapitato tra il 64 e il 67.

E in politica, lo sappiamo bene, le scuri affilate sono sempre pronte ad essere usate…

redazioneIconfronti

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