Come ridurre le Me-Tas-tasi della Iuc alle imprese

Come ridurre le Me-Tas-tasi della Iuc alle imprese
di Enzo Carrella

Tasse-sulla-casa-ecco-come-aumentera-la-Tasi_h_partbImu, Tari e Tasi, tre acronimi (in verità antipatici e indigesti alla sola semplice lettura) sotto la unica nuova imposta “patrimoniale targata 2014”: la IUC che dai quattro conti fatti, rifatti e celati ai 25,8 milioni di contribuenti porterà – per la sola parziale presenza Tasi – un salasso da 10 miliardi… Cifra da far girare la testa solo a leggerla in modo esteso con punti, virgole e zeri spreconi (alla faccia della spending review).
Al di là della punta di puro sarcasmo è opportuno segnalare la tendenziale crescita del suo fenomenale gettito, che risulta quasi triplicato rispetto ad appena sette anni fa. Occhio alle cifre: nel 2007 la sola Ici ha dato alla casse Statali (rectius, comunali) un introito pari a 11,9 miliardi. Da quest’anno il suo gettito sarà più che triplicato: oltre 30 i miliardi previsti e ammassati a fine 2014 nei forzieri comunali. I comuni storditi da tale “euro-ubriacatura” si sono messi a ballare una …OLA collettiva, simulando scuse e “facendo spallucce” con le rispettive comunità perché – a loro detta – la responsabilità del salasso è solo e unicamente addebitabile al governo centrale. Atteggiamento incomprensibile e tipico da “ignorantello di periferia”, soprattutto se si considera che le determinazioni delle aliquote locali & regolamenti restano di loro esclusiva decisione con delibere di consiglio ad “hoc” . In tutto ciò sua maestà “Economia” scruta “indifesa” dal suo osservatorio una ulteriore “distrazione di fiumi di euro” estirpati alle imprese, intravedendo una percorrenza verso la direzione Erario di milionate di euro “one-way”, con viaggi cioè di sola andata e senza ritorno. Soldi, quindi, che contribuiscono a togliere risorse finanziarie alle Pmi, linfa vitale alla ripresa economica. Quale “contentino” alla filiera imprenditoriale, in verità, il Governo ha assicurato una parziale deducibilità dell’imposta Iuc: 30% per il 2013, 20% per il 2014. Se avesse osato qualcosa in più, sul versante della piena sua deducibilità, si sarebbe potuto arrivare – secondo CGIA di Mestre – ad un risparmio medio per impresa di 1.538 euro annue con possibilità, quindi, di aprire ulteriori varchi per piccole consulenze low/cost a giovani professionisti ovvero prestazioni lavorative accessorie con vouchers, prestazioni occasionali art. 67 tuir, ecc.
L’interrogativo che sorge spontaneo, a questo punto – con punte di velata provocazione – è quello di capire perché i comuni non tentino di provvedere ad attivare iniziative utili ed efficaci alla propria comunità. Come, ci si può chiedere? Intervenendo immediatamente, riducendo il carico fiscale di tributi locali sulle aziende, partendo, magari, roprio dalla IUC. La nostra proposta “schiocca (e non da choc)” da sottoporre ai Comuni è a costo “praticamente zero”, sarebbe questa: la IUC, rivestendo i connotati di autentico tributo comunale, entra a pieno titolo nel bilancio dell’ente di riferimento, “tuffandosi” nel Capitolo del titolo I, rappresentati dalle Entrate Tributarie, già “sede” di tributi storici come, ad esempio, l’addizionale comunale. La riduzione della Iuc alle imprese ricadenti nel perimetro territoriale di competenza potrebbe essere accordata condizionandola però all’effettuazione – da parte delle medesime imprese – di un’assunzione agevolata di potenziali lavoratori locali. Sono numerosi i provvedimenti normativi e i decreti attuativi succedutisi nelle ultime settimane delle agevolazioni Fornero (donne di qualsiasi età, disoccupati over 50 e giovani under 29), che hanno quale obiettivo l’inserimento al lavoro per categorie di lavoratori svantaggiati e/o inoccupati con incentivi alle imprese che vi provvedono. Interessanti e sostanziosi gli “aiuti” previsti: da un risparmio contributivo nella misura del 50% dell’intero costo che “grava all’impresa” a risparmi fino a 650 euro mensile per un anno e mezzo per l’inserimento di giovani tra i 18 e 29 anni.
Come i comuni potrebbero subentrare e integrare i loro aiuti a tali imprese? Invogliando ai sensi e per effetto dell’art. 52 dlgs 446/1997 proprio l’applicazione delle sopracitate agevolazioni concedendo un ”abbuono sulla IUC” alle imprese che vi provvedono. In che misura? Per un importo proprio pari alle addizionali comunali applicate sulle retribuzioni delle nuove assunzioni locali. In termini spiccioli, una potenziale e regolare nuova “forza lavoro” contribuisce – in termini di pagamento di tasse (irpef, addizionali regionali e comunali) – a far entrare nelle casse comunali “fresche e novelle” risorse finanziarie. Per tutte tali “assunzioni agevolate”, quindi, il Comune potrebbe promuovere da subito tali “sconti” sul pagamento della IUC.
Così agendo – c’è da starne certi – nessuna delle parti coinvolte ci perde in termini di incasso/pagamento: il minor gettito del Comune per la Iuc “abbonata” sarà coperta dall’addizionale comunale versata dalle imprese per l’impiego della nuova e fresca “forza lavoro”. Anche proceduralmente non sembra vi siano particolari adempimenti ulteriori se non quello di dimostrare (attraverso anche una dedicata rete telematica per le imprese) all’ente le formalità riferite alle assunzioni “agevolate effettuate”. Occorrerà solo una delibera comunale e modifiche ai previsti regolamenti con dichiarazioni da parte delle imprese da rendere telematicamente entro il 31 gennaio dell’anno successivo: sarà per i politici territoriali – una volta tanto – l’occasione di mostrare agli imprenditori una propensione concreta al “fare”, consentendo per giunta di rendere ancora più ghiotte e appetibili (in termini di risparmi previsti) per le imprese le “assunzioni agevolate di cittadini della propria comunità ”. Il dubbio resta: chissà se capaci a focalizzare l’idea progettuale, interpretarla e … applicarla visto e testato il loro perenne annebbiamento e l’insistenza nell’area di pieno “default”.

redazioneIconfronti

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