Com’è scomodo essere scomodi…

Com’è scomodo essere scomodi…
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Dà proprio fastidio dire cose controcorrente, essere bastian contrari non già per il gusto di mostrarsi tale, ma perché si raccontano dei fatti che altri hanno difficoltà a considerare come possibili verità storiche e a valutare per tali. Questo, purtroppo, è un refrain che ascoltiamo puntualmente.

Di recente, anche se in tempi diversi, è accaduto prima a Roberto Saviano poi a Pier Camillo Davigo, un giornalista, anzi uno dei migliori giornalisti d’inchiesta e un magistrato, anzi il capo dell’Associazione Nazionale Magistrati.

Quando i due hanno parlato si è dato rilievo alle parole utilizzate, ai tempi, ai luoghi, alle modalità con cui si è andato sviluppando il loro pensiero, ma non ai contenuti, dei quali pochi si sono accorti e hanno esaminato entrando nel merito.

Cosa hanno detto nel tempo, in buona sostanza, Saviano e Davigo? Il primo ha sostenuto a chiarissime lettere che mafia, camorra e ‘ndrangheta hanno profondamente inquinato Napoli e il Sud, ma oramai da decenni non vanno più considerate un affare ristretto a Sicilia, Campania e Calabria e che il Nord era più che infettato; inoltre, il potere politico proprio nelle città del Nord è da tempo strettamente colluso con la malavita.

Tutti a gridare alla scandalo: Saviano vuole solo farsi pubblicità, deve vendere i suoi libri, ha dato un’immagine distorta di Napoli e del Nord produttivo e lavoratore. Le sue sono esternazioni senza prove. E tutti a bastonarlo come un cane. E ad isolarlo. Perché le persone scomode che dicono cose scomode vanno isolate. Anche quando hanno le prove e non parlano per sentito dire.

Davigo, per parte sua – è storia di oggi, questa – ha detto con meticolosità e precisione che la corruzione negli ultimi anni non è stata debellata e neanche lontanamente limitata, ma che anzi è lievitata a dismisura nel paese e che il potere politico è dentro fino al collo in questo meccanismo di corruzione e di illeciti profitti.

Tutti a dargli addosso: il capo dei magistrati non deve permettersi di occuparsi della politica, non è quello il suo ruolo e nessuno glielo ha chiesto, che si sbrigasse a chiudere le pratiche giudiziarie, perché la magistratura è lenta e improduttiva. “Aspettiamo le sentenze” ha blaterato Renzi, chiosando e sfidando il magistrato.

Le dichiarazioni di Saviano e Davigo, rese in tempi diversi, sono state trattate alla stessa maniera: non sono state fatte passare per verità storica, ma per esternazioni fuori luogo, inappropriate, esagerate, se non addirittura cialtronescamente e furbescamente messe in giro per allarmare e per attaccare l’adamantino potere politico di questo paese di santi e navigatori.

Insomma, è scomodo essere scomodi per il potere. Che non si è interrogato e non s’interroga, come invece avrebbe dovuto e dovrebbe fare, sul succo delle questioni, sulle problematiche in sé, sulla drammaticità delle dichiarazioni dell’uno e dell’altro, sulle ricadute sulla società, sull’economia, sul PIL del paese, sullo spreco delle risorse, anzi sorvola deliberatamente.

Questo mi appare un limite cronico della politica, incapace di attaccare alla radice mali storici del paese, che spesso s’intrecciano tra loro, come ben sappiamo.

Meglio gettarla in caciara sostenendo che i due non sono depositari di verità e affidando ai compiacenti parlamentari il compito di ringhiare loro addosso ogni santo giorno, per far passare nell’opinione pubblica non i contenuti, ma la non appropriatezza delle dichiarazioni o le forzature della magistratura che osa sfidare la classe politica.

Come politico sarei credibile e potrei chiedere all’uno e all’altro di essere meno protagonisti solo dopo aver adempiuto fino in fondo al mio dovere di risolvere le gravi questioni da loro poste, ringraziandoli per il servizio reso al paese Italia.

Già, ma siamo in Italia, dove è scomodo essere scomodi…

* professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno

In copertina, lo scrittore Roberto Saviano

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *