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Con Maria incamminati verso la luce liberatrice

Con Maria incamminati verso la luce liberatrice
di Luigi Rossi

MadonnaConBambinoDuomoRavelloLa solarità della ragione, raggiunta la maturità negli anni della post-modernità, ha promesso la serenità di una coscienza consapevole. In realtà, oggi sembra precipitare ancor più nell’incertezza umbratile di una condizione di disagio per una generalizzata confusione di prospettiva. Eppure persiste l’aspirazione all’incontro con l’amore pieno, capace di scandire fruttuose esperienze di pace nel desiderare una vita segnata da benevolenza, fedeltà, mitezza. Il progressivo divario tra quotidianità ed aspirazione quasi onirica ad un bene che pare irraggiungibile induce ad una spontanea preghiera : “Insegnami, o Luce della Luce, la via da percorrere”. Maria è, ieri come oggi, per antonomasia la risposta a queste invocazioni: è l’Odighitria, la Vergine che indica il cammino, fulgido esempio del percorso da seguire; è a noi vicina nel travaglio della ricerca come nella contemplazione del dono, una volta raggiunta la meta; ma ci è accanto soprattutto nei momenti di dubbio, aridità, rigetto.

Ella crede fermamente che il mondo cambierà perché Dio l’ha promesso; riconosce che Lui è l’unico, concreto ed indefettibile punto di forza, generatore di salvezza, fonte di amore infinito e gratuito: unico Padre, che ci ama per primo, tanto da innestare la Sua natura divina su quella mortale, sublimandola nel rapporto  più umano di cui un individuo è capace, quello tra madre e figlio.

Maria ha rinvigorito la sua fede imparando a rivolgersi a Dio e chiamarlo Figlio: Lei, figlia del suo Figlio. Per suo merito anche noi possiamo invocare Gesù Figlio di Dio. Diventa così contemporaneamente Immacolata e madre della fiducia. Prescelta, Ella testimonia col suo sì i valori più profondi che si nascondono tra i semplici; prorompe nell’inno del magnificat, messaggio e preghiera e così si approssima al rivoluzionario discorso pronunziato dal Figlio quando, circondato dai discepoli e rivolto alle folle assetate di verità e speranzose di salvezza, ha proclamato i poveri beati. Le parole di Elisabetta, benedizione e beatitudine amalgamate dalla fede, e la risposta di Maria, la credente per eccellenza, aiutano ad acquisire questa dimensione. Chi è toccato da Dio non può rimanere chiuso nel proprio io, deve mettersi in cammino: viaggio del cuore e del desiderio, di paura e fuga, dell’attesa e della speranza, della vita fino all’approdo finale nella fede e nell’amore, anche se il tragitto porta in collina, nel deserto, nella solitudine della montagna. Si fa fatica, ma alla fine si trova l’Assoluto. È l’esperienza di Maria, necessaria perché Gesù nasca.

La Madonna, beata perché ha creduto è, dunque, a giusto titolo, da duemila anni al centro della devozione dei cristiani. Il nodo inestricabile di questo legame lo si desume mirando ed ammirando le rappresentazioni visive e musicali dei canti nelle quali si celebra Maria. Ad esempio, le Litanie Lauretane, che esaltano la fanciulla stupita e timorosa, prediletta da Dio e per questo diventata Madre e Regina, costituiscono l’acquisita consapevolezza degli stati d’animo che l’invocazione a Maria è capace di evocare proiettando immaginazione, cuore ed intelligenza oltre il tempo ed oltre lo spazio di un vissuto angusto nella sua scontata ripetitività.

I momenti più elevati delle laudi che da secoli il popolo Le rivolge sono un appassionato commento al Magnificat. Maria è il convinto assenso all’avvenuta redenzione del mondo perché è la tutta Santa che si specchia nel Figlio Unigenito generato pur nel privilegio di essere la Vergine delle vergini. Perciò è la Madre Purissima che sconfigge il drago, radice feconda dell’Albero del Bene, icona dell’amabilità, da tutti ammirata perché fonte di ogni buon consiglio, soccorso continuo per chi ha bisogno. Nella sua saggia prudenza è degna di venerazione, scudo potente contro il male, clemente nel comprendere la nostra indole e fedele perché temprata dalla passione del suo Figlio; specchio della giustizia divina, fondamento della sapienza e sorgente di letizia. Insomma è lo scrigno di tutti i doni dello Spirito, degna di onore e devozione, mistica rosa nei suoi delicati profumi, forte come la torre di Davide e preziosa come l’avorio. In Lei si riassumono le promesse dell’Alleanza, perciò è sicuro accesso al cielo, del quale segna la rotta come la stella del mattino garantendo la salvezza a tutti gli infermi e asilo e rifugio a chi si sente peccatore, pronta a consolare chi è tentato di perdere la speranza perché si percepisce impotente, immerso in un mondo di sangue, dolore, ingiustizia e sofferenze.

La poesia che scaturisce da queste invocazioni fa sorgere spontaneo il desiderio di sostituirsi al Bambino per gustare l’abbraccio caldo di una Madre dagli occhi penetranti e segnati da una venatura di malinconia perché non può dimenticare il fardello di dolore redento dal sangue di suo Figlio. Queste liriche invocazioni suscitano emozioni e, contemporaneamente, il desiderio di incamminarvi verso la meta, anche se solo a piccoli passi, per incontrare la Luce liberatrice.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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