Concorsone, i docenti che partecipano non saranno pagati a scuola

Concorsone, i docenti che partecipano non saranno pagati a scuola

Il famigerato concorsone è oramai alle porte. Tra non molto – il 17 e 18 dicembre prossimi – si svolgerà la prova preselettiva del concorso per 11.542 posti di personale docente nella scuola. Si tratta di una selezione fortemente voluta dal ministro Profumo e che, fin dalla sua ideazione ha scatenato non poche polemiche.
Nell’edizione odierna, Pubblico Giornale, il quotidiano di Luca Telese, in un articolo a firma di Marina Boscaino fa emergere una realtà che in molti avevano sottovalutato: i docenti precari nel giorno del concorsone resteranno senza paga.
Il contratto dei docenti precari, infatti, non prevede a loro vantaggio permessi pagati. Ciò vuol dire che il giorno della prova, i candidati che insegnano attualmente nelle scuole di ogni ordine e grado non percepiranno la paga di una giornata di lavoro che, stando ai calcoli fatti dal quotidiano, ammonta a 43 euro.
Da una prima stima, pare che saranno oltre 300mila gli iscritti al concorsone che attualmente sono impegnati a scuola. In pratica, lo Stato potrebbe guadagnare dall’operazione circa 12milioni e 900mila euro. Ma la beffa non finirebbe qui: i permessi non retribuiti, infatti, implicano il mancato riconoscimento del servizio. In pratica, chi prenderà il permesso per quel giorno rinuncerà a contributi, punteggio e anzianità. L’unico escamotage potrebbe essere la fortuna di incappare in un dirigente scolastico sensibile che, in barba alla normativa, decida di concedere un giorno di ferie ai docenti che si presenteranno come candidati al concorsone.
L’unica nota positiva di questo concorso sarà l’addio a carta e penna, permesse soltanto per bozze di calcolo implicate nelle domande di logica e matematica: le aule informatizzate coinvolte nella simulazione sono finora 2.517 mentre sono 2.440 quelle che hanno scaricato il software di installazione e 2.256 le aule che hanno compilato la check-list richiesta relativa al corretto funzionamento e all’avvenuta installazione del software su tutte le postazioni disponibili.
Intanto, le polemiche si scatenano anche sulla formulazione dei test che costituiranno la prova preselettiva del concorso. Si tratta evidentemente di una serie di quiz (50 domande tra logica, informatica, comprensione del testo e una lingua straniera a scelta del candidato, da svolgere nel tempo massimo di 50 minuti) formulati per scremare in maniera grossolana i 321mila iscritti al primo concorso a cattedre dopo il 1999. Pubblico definisce i test come “una gimkana faticosa e umiliante” su cui i candidati stanno esercitando la propria memoria dopo anni di precarietà con titoli, concorsi e idoneità acquisiti negli anni.

Barruggi

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