Condividiamo i beni comuni e immateriali della conoscenza

Condividiamo i beni comuni e immateriali della conoscenza
di Antonio Memoli

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Con la parola conoscenza si intendono tutte le idee, le informazioni e i dati comprensibili, in qualsiasi forma essi vengano espressi o ottenuti. Applicare il concetto di “beni comuni” alla conoscenza, ovvero a iniziative di carattere così  intellettuale e intangibile potrà apparire strano, data la storia del termine commons. Il concetto è infatti tradizionalmente associato ad appezzamenti di terra e alla presunta tragedia che scaturisce dal loro sfruttamento eccessivo da parte dei free riders; esistono tuttavia importanti differenze tra i beni comuni legati alle risorse naturali (la terra, il mare, le foreste)  che vanno soggetti a esaurimento e sono “rivali” (nel senso che molte persone desiderano usare una stessa risorsa, escludendo gli altri da essa) e i beni comuni della conoscenza che gestiscono risorse non esauribili e non rivali, come le informazioni e le opere creative. Ora in seguito all’invenzione delle nuove tecnologie digitali sono sorti gran parte dei problemi e dilemmi che riguardano la conoscenza. L’introduzione di nuove tecnologie può rivelarsi decisiva per la robustezza o la vulnerabilità di un bene comune. Le nuove tecnologie possono consentire l’appropriazione di quelli che prima erano beni pubblici gratuiti e liberi: così è avvenuto, per esempio, nel caso di numerosi “beni comuni globali” come i fondali marini, l’atmosfera, lo spettro elettromagnetico e lo spazio. Questa capacità di appropriarsi di ciò che prima non consentiva appropriazione determina una meta-morfosi sostanziale nella natura stessa della risorsa: da bene pubblico non sottraibile e non esclusivo, essa è convertita in una risorsa comune che deve essere gestita, monitorata e protetta, per garantirne la sostenibilità e la preservazione. I beni comuni della conoscenza in quanto non rivali devono essere di pubblica fruizione.  Lo erano in gran parte nei tempi passati, si pensi alla diffusione del sapere in ambito medioevale od alla creazione delle botteghe e delle scuole nel nostro rinascimento. Ora non lo sono più. Occorre un cambio di prospettiva, andare a pensare degli strumenti di difesa dei diritti legati ai beni comuni immateriali quali:

• Accesso: il diritto di entrare in un’area fisica definita e di godere di  benefici non sottrattivi.
• Contributo: il diritto di contribuire al contenuto.
• Estrazione: il diritto di ottenere unità di risorsa o prodotti di un  sistema di risorse.
• Rimozione: il diritto di rimuovere i propri artefatti dalla risorsa.
• Gestione/partecipazione: il diritto di regolare le modalità di uso interne e di trasformare la risorsa apportando migliorie.
• Esclusione: il diritto di determinare chi avrà diritti di accesso, contributo, estrazione e rimozione, e le modalità di trasferimento di  quei diritti.
• Alienazione: il diritto di vendere o dare in affitto i diritti di estrazione, gestione/partecipazione ed esclusione.

Ancora, seguendo il ragionamento di Hess e Ostrom – nel loro bel libro La conoscenza come bene comune – abbiamo che la conoscenza è cumulativa. Nel caso delle idee l’effetto cumulativo genera vantaggi per tutti nella misura in cui l’accesso a tale patrimonio sia aperto a tutti, ma sia quello dell’accesso sia quello della conservazione erano problemi seri già molto prima dell’avvento delle tecnologie digitali. Una quantità infinita di conoscenza attende di essere disvelata. La scoperta delle conoscenze future è un tesoro collettivo di cui dobbiamo rispondere di fronte alle generazioni che ci seguiranno. Ecco perché la sfida di quella attuale è tenere aperti i sentieri della scoperta. Si tratta di un bene comune: il risultato della cooperazione e degli sforzi delle generazioni di filosofi, artisti, teologi, letterati e scienziati che l’hanno progressivamente creata. Che la conoscenza costituisca un bene comune è sancito anche dalla Costituzione della Repubblica Italiana che all’articolo 21 recita: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione»;  inoltre (art. 33): «La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi»;  ed anche (art. 34).«La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi» . La stessa Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, all’articolo 26, ribadisce e rafforza il carattere comune e gratuito di questo del diritto alla conoscenza: «Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere ugualmente accessibile a tutti sulla base del merito».

redazioneIconfronti

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