Ven. Lug 19th, 2019

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Contrada libero, ha scontato la pena: davvero aiutò la mafia?

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L'ex funzionario del Sisde tornerà oggi a casa per fine pena

Bruno Contrada (foto), l’ex funzionario del Sisde condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, tornerà libero oggi per fine pena. Contrada, che lo scorso 2 settembre ha compiuto 81 anni e soffre di gravi problemi di salute, dal luglio del 2008 è agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Palermo. Il magistrato di sorveglianza del capoluogo siciliano gli ha concesso la proroga sull’applicazione della pena accessoria di tre anni di libertà vigilata. Arrestato il 24 dicembre 1992, ad accusare Contrada furono pentiti del calibro di Tommaso Buscetta, Gaspare Mutolo, Giuseppe Marchese e Salvatore Cancemi. Lo scorso 8 novembre la Corte d’assise d’appello di Caltanissetta ha dichiarato inammissibile la richiesta di revisione del processo. «Rifarei tutte le cose che ho fatto e non mi pento di nulla», aveva affermato nei giorni scorsi. Una tesi che Contrada ha sempre ribadito. L’ex funzionario del Sisde tra custodia cautelare preventiva, detenzione in carcere e arresti domiciliari ha scontato in tutto otto anni di detenzione. E’ stato condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa il 25 febbraio 2006, dopo essere stato assolto dalla Corte di Appello il 4 maggio 2001. Ha poi usufruito dei benefici di legge che in particolare prevedono un bonus sulla pena da espiare di 45 giorni ogni sei mesi in caso di buona condotta.
E’ stato arrestato la prima volta il 24 dicembre 1992 e detenuto in carcere fino al 31 luglio 1995. Dal 10 maggio 2007 al 24 luglio 2008 è stato nel carcere militare a Santa Maria Capua Vetere, dal 24 luglio 2008 è agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Palermo per il suo grave stato di salute. Contrada è diventato investigatore di punta dell’antimafia, a più riprese è stato capo della squadra mobile di Palermo negli anni ‘70, poi dirigente della Criminalpol, capo di gabinetto dell’Alto commissariato antimafia e, infine, “numero tre” del Sisde. E’ stato accusato da ‘pentiti’ di passare informazioni a Cosa nostra e di avere consentito la fuga di pericolosi latitanti, come il boss Totò Riina, ricevendo la ‘copertura’ di non identificati vertici istituzionali. Uno dei primi ad accusarlo fu Gaspare Mutolo, del quale Contrada ricorderà di averlo più volte arrestato e sosterrà che la sua è stata una vendetta. Ma ci sono anche Tommaso Buscetta, Salvatore Cancemi e Giuseppe Marchese. Nel maggio del 2007 la Cassazione ha reso definitiva la condanna. Tra i colleghi di Contrada che diffidano di lui, c’era anche – ha ricordato la suprema corte – Boris Giuliano, il capo della squadra mobile di Palermo assassinato dalla mafia. E proprio questi presunti favori fatti a Cosa Nostra hanno portato alla condanna di Contrada.
Almeno nove le vicende nelle quali l’ex numero due del Sisde ha contribuito a sventare le retate della polizia contro gli appartenenti ai clan e a favorire la latitanza, e la fuga di boss di rilievo come John Gambino. «Si accerterà e proverà che ho servito fedelmente lo Stato e le sue Istituzioni – ha ripetuto in questi anni Contrada -. Ma probabilmente quel giorno lo vedranno i miei figli e nipoti. Chi combatte la mafia rischia il fango».

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