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Controcorrente, gli editori per la libertà del Sud

Controcorrente, gli editori per la libertà del Sud

«De Magistris è un elemento di passaggio. Non ha prodotto alcun risultato per la città di Napoli», mentre i tecnici al governo «sono del ladri tecnici, più sofisticati. Cercano di vendere il Paese, svendono l’Italia, i luoghi più prestigiosi italiani, ma anche della Grecia e della Spagna». Un giudizio trachant da un meridionalista appassionato e appassionante, Pietro Golia (foto), anima della casa editrice Controcorrente verso il sindaco di Napoli e il governo Monti. Controcorrente edizioni è un’impresa culturale che rifugge il pensiero unico e tutti i conformismi circolanti. Si definisce libera e autonoma. Controcorrente Edizioni è tutta rivolta al meridione, alla storia, all’economia, alla cultura, alla lingua e all’arte del Sud Italia. Controcorrente Edizioni ha promosso con i suoi libri il dibattito sul revisionismo storico, che è dilagato poi sui quotidiani, sulle riviste, sui libri e nelle aree culturali e politiche più vivaci. Ma non perde di vista il momento attuale, non rinuncia a parlare del governo tecnico italiano, del Comune di Napoli e del sindaco De Magistris. Controcorrente Edizioni è una casa editrice con alle spalle giornalisti, scrittori, studenti universitari e con un’anima.
Golia, da quanti anni esiste Controcorrente Edizioni?
Controcorrente esiste da sempre. E’ lo spirito della tradizione, è il paese ribelle, è la grande cultura del Sud, della grande Napoli e della sua lingua. Noi della casa editrice Controcorrente siamo viandanti che fanno con coraggio quello che fanno.
Voi siete stati tra i primi a parlare di meridionalismo e di revisionismo storico?
In effetti è da tempo che pubblichiamo libri e riviste su questi argomenti. Non abbiamo certo aspettato la celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, mito fondativo del sistema Italia, per promuovere il processo di revisionismo storico di quella che fu la “piemontesizzazione” del nostro meridione. Non fu liberazione ma invasione, alla quale seguì massacro e saccheggio.
E tra l’altro non ci fu neanche una dichiarazione di guerra.
Oltretutto. Ma è il meno, perché sempre invasione è stata. Era nelle intenzioni del Regno Sardo che fu supportato da potenze straniere, come Inghilterra e Francia, e dalla Massoneria internazionale.
Voi siete stati i primi a parlare anche dei lager dei Savoia dove furono deportati i soldati borbonici.
Certo. Poi ci hanno seguito in molti, come Gianni Minoli con una puntata speciale de “La storia siamo noi”, e Paolo Mieli su “La Stampa” e sul “Corriere”. Da tempo abbiamo dato all’Italia e alla gente del Sud la possibilità di discutere su questa parte della nostra storia. Abbiamo anche parlato del brigantaggio, dei briganti e delle brigantesse. Della Napoli spagnola, perché alla base del Risorgimento c’è anche l’antispagnolismo, come ha ben spiegato il Manzoni nei Promessi Sposi. Abbiamo parlato delle leggende nere del nostro territorio. Per quanto ci riguarda le posso dire che noi pubblichiamo tutto quello che altri non hanno il coraggio di pubblicare o non pubblicheranno mai. I nostri libri e le nostre riviste trattano della pulizia etnica organizzata contro la gente del sud e di quanti hanno resistito, finiti poi per essere chiamati briganti; dei 120mila uomini spediti nel meridione dal nord per fronteggiare la guerriglia chiamata brigantaggio, senza contare poi gli 80 – 100mila tra spie, collaborazionisti, squadroni della morte, cacciatori di briganti, guardie civili, presenti sul nostro territorio all’indomani dell’Unità. Purtroppo registriamo anche la sconfitta del brigantaggio, perché dietro all’eroica resistenza non c’era nessuno. Insomma, rivendichiamo la libertà di conoscere la nostra storia.
Sì, ma con uno sguardo anche verso l’attualità.
Stiamo trattando anche il tema dell’alta finanza e del sistema bancario, fra poco pubblicheremo il testo di Emiddio Novi su “La dittatura dei banchieri”. La nostra attenzione è rivolta anche all’emigrazione dal Sud. Nel Meridione questo fenomeno, prima della “piemontesizzazione” non c’era mai stato, anche negli ultimi anni assistiamo al viaggio di tantissimi verso il nord per cercare lavoro che neanche lì c’è.
Ha ancora senso, oggi, parlare da meridionalista, mantenere confini culturali, quando la globalizzazione ha spazzato via tutti i confini fisici?
Io amo la mia terra, il mio paese, il mio sud. La sfida al globale si combatte con il locale. Nel Salernitano e nell’alto Cilento, ad esempio, si sono ancora prodotti dalle origini genuine. Il mondo vuole scoprire l’originale, è stufo di prodotti senza sapore, modificati. Oggi addirittura con la dieta meridionale si curano malattie. E poi, a proposito dell’alta finanza, pensiamo ai grandi gruppi imprenditoriali internazionali che stanno comprando sorgenti d’acqua, terreni agricoli, semi, per evitare che le coltivazioni nascano secondo tradizione agricola e trasformano così i contadini in schiavi.
Lei non tralascia mai la lotta politica. Ricordo quando ai tempi di Tangentopoli fu promotore di un manifesto rimasto storico contro i politici: “Ltr, linea diretta da Piazza Municipio al carcere di Poggioreale”
Allora c’era il lancio della linea tranviaria regionale. E tra l’altro finì così perché ci fu una retata in Comune.
E adesso, come vede gli uomini del governo tecnico che guida l’Italia oggi?
Sono del ladri tecnici, più sofisticati. Cercano di vendere il Paese, svendono l’Italia, i luoghi più prestigiosi italiani, ma anche della Grecia e della Spagna.
Lei ama il suo meridione, allora come interpreta la politica in Campania?
Il potere politico campano oggi è senza sovranità. Sono comitati d’affari, con appoggio del sistema mediatico. A Napoli non riescono ad aggiustare una strada, non possono garantire neanche il minimo di sicurezza contro la microcriminalità che c’è anche nei pressi delle Caserme dei Carabinieri. C’è insicurezza generalizzata, manca il futuro per le nuove generazioni.
Ed il sindaco De Magistris, salutato come il novello Masaniello? Un meridionalista come lei come giudica il primo cittadino di Napoli?
De Magistris è un elemento di passaggio. Non ha prodotto alcun risultato per la città di Napoli. Si avvale della complicità dei mezzi di comunicazione. Adesso emergono chiaramente anche le contraddizioni all’interno della sua famiglia politica, come dimostra la vicenda delle dimissioni di Narducci, ci sono contrasti pure con altri uomini che stanno a capo di altri appartati.
E allora buona fortuna alla casa editrice Controcorrente.
Grazie, noi continuiamo a fare il nostro dovere che è anche il nostro piacere.

(m.a.)

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