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Conversione di un boss

Conversione di un boss
di don Aniello Manganiello *
Don Manganiello

Don Manganiello

A un malavitoso non è impossibile il recupero e la svolta.

Tra le conversioni alle quali il Signore mi ha dato la gioia di contribuire c’è quella di Tonino Torre, forse per me la più inattesa.

Tonino era un boss molto ricco, non lesinava spese, girava con auto di gran lusso, Suv, Bmw, Porsche, Ferrari. Si circondava di decine di giovani ai quali dava molte opportunità di “lavoro”.

Circo Corona, presidente di (R)Esistenza, associazione di lotta all’illegalità e alla cultura camorristica, ne parla così nel libro Scampia trip (Ad est dell’equatore, 2010): “Tonino era una sorta di leggenda, una persona degna di rispetto a priori, che incuteva paura solo a nominarlo e in molti sono cresciuti all’ombra del suo nome… Ma dove li prendeva Tonino tutti i soldi che aveva? Era un grande rapinatore di banche, gioiellerie, uffici postali e aveva messo su la più grande macchina di corruzione che investiva centinaia di milioni di lire in una sola ora per vedere quintuplicato l’investimento in meno di venti minuti. Corrompeva guardie, banchieri con la sua banda del buco”.

Tonino fu arrestato per una delle sue rapine.

Conoscevo la moglie e alcuni figli, tra i quali Gennaro, legato a me sin dai tempi del mio arrivo a Scampia. Mi era capitato, quindi, più di una volta di far visita ai familiari di Tonino Torre. Con loro avevo parlato spesso e, in qualche circostanza, avevo trovato anche lui a casa. L’impressione che ne avevo ricavato era che non vi fosse alcuna possibilità di un suo cambiamento di vita.

Dopo l’arresto, con mio grande stupore, attraverso la moglie, Tonino mi chiese di poter avere una Bibbia nel carcere di Poggioreale. La richiesta mi fu formulata in maniera ancora più strana. Tonino, mi disse la moglie, era rimasto colpito da alcune mie omelie in cui prendevo posizione contro la camorra e la violenza in genere. Gliene avevano parlato alcuni detenuti, conosciuti in carcere.

Gli mandai la Bibbia con una piccola dedica: “Caro Tonino, fanne buon uso. Con affetto, Aniello”. Lui ne fece buon uso, come avevo auspicato, stravolgendo radicalmente la sua vita.

I percorsi di conversione sono impegnativi, e spesso è necessaria tutta l’esistenza per dar corpo e continuità al perfezionamento personale. Per realizzare una conversione profonda bisogna inoltre fare tante volte i conti con le fragilità che si ripresentano e con la virulenza delle tentazioni che ritardano e rallentano il cammino. È stato così anche per Tonino, nei primi tempi.

Oggi posso affermare, alla luce di quest’esperienza di Dio, costruita attraverso una forte vita di preghiera e una singolare familiarità con i sacramenti, che Tonino ha raggiunto una solidità spirituale invidiabile. A tutto ciò voglio aggiungere una capacità sorprendente di accontentarsi dell’essenziale, per la vita sua e della famiglia, attraverso lavori umili e sempre onesti.

Tonino non manca mai alla messa della domenica e tantissime volte, anche nei giorni feriali, inizia la sua giornata operosa alle 6,45, in ginocchio per lungo tempo davanti al tabernacolo, dove è custodito Cristo eucaristia.

In questi anni ho invitato Tonino tante volte in trasmissioni televisive e tavole rotonde, affinché raccontasse il suo percorso di conversione. Posso dire con certezza che il suo vissuto, le sue parole, le passioni con cui racconta lasciano veramente un segno profondo in chi lo ascolta.

Quando penso a Tonino ho la prova che gli irrecuperabili non esistono, ma costituiscono soltanto il nostro alibi.

 

* fondatore dell’Associazione Ultimi per la legalità e contro le mafie

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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