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Corea del Nord, atomica “sommersa” ed equilibri sotto stress

Corea del Nord, atomica “sommersa” ed equilibri sotto stress
di Carmelo Currò
efertivals.biz

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Bomba atomica, nuova esplosione. In Corea, è vero. Ma gli effetti, anche se non contaminanti, arrivano in tutto il mondo. In realtà, ogni nuovo esperimento riuscito corrisponde a un successo politico che i dirigenti più misteriosi del globo incamerano a difesa del loro regime. La Corea del Nord, come si sa, ha realizzato un test nucleare a grande profondità nel sito di Punggye-ri che ha provocato anche un terremoto “artificiale”. Naturalmente, l’ordigno tanto pubblicizzato rappresenta una tappa indispensabile per montare una testata atomica su un missile intercontinentale in grado di minacciare le coste occidentali degli Stati Uniti.
A questo punto, la Repubblica popolare trasformata in una monarchia comunista diventa una pedina di estrema importanza nella grande politica globale; non tanto per il pericolo che potrebbe costituire per gli States, quanto per il ruolo di potenziale alleato o strumento di pressione per altre Potenze dell’area asiatica.
Sulla scacchiera sempre più importante del Pacifico-Mar Cinese si stanno infatti posizionando ambizioni, trivelle, zone portuali, depositi, contingenti militari di diversi Paesi. Lo scopo di questi movimenti di vasta portata corrisponde all’interesse per l’estrazione di petrolio e gas naturale e quindi al controllo delle rotte marittime che percorrono queste acque sempre più affollate.
Sono ormai anni che una grande nazione come la Cina, in fase di crescita esponenziale della propria industria, sta agendo non solo nel campo del rifornimento di prodotti indispensabili al suo sviluppo ma anche in quello dell’accumulo di materie prime per costituire una impressionante riserva. I dirigenti cinesi, dimostrando di essere previdenti statisti, stanno acquistando in tutto il mondo ogni sorta di minerali o terre produttive per garantire un futuro flusso verso le industrie e i mercati alimentari interni e internazionali. In questo programma si comprende anche meglio l’interesse che non solo la Cina ma anche la Corea del Sud, il Giappone o Taiwan stanno dimostrando per isole e scogli che erano sembrati di nessuna importanza fino a pochi anni fa. Fino a quando i sondaggi hanno fatto balenare la possibilità che i fondali intorno a queste minuscole terre sperdute siano ricchi di petrolio. Il possesso delle loro acque territoriali estenderebbe quindi i limiti dei confini marittimi degli Stati interessati e garantirebbe lo sfruttamento esclusivo del sottosuolo marino. Ad esso sarebbe collegata la libera navigazione e il libero passaggio aereonautico lungo rotte quasi contigue.
Naturalmente, gli Stati in competizione hanno trasformato ragioni economiche e strategiche in motivo di orgoglio nazionale, come dimostrano i disordini e le manifestazioni anti-nipponiche svoltesi recentemente per qualche mese in Cina. Una Cina che pare aggressiva ai Paesi vicini, pronta ad agire su un vasto fronte che va dallo spiegamento della flotta alla battaglia di hacker, indirizzata a tavolino contro industrie e siti di opposizione con sede negli Stati Uniti, in Corea del Sud, Giappone o Taiwan.
È per questo che gli Stati dell’area hanno anche modificato le loro strategie di difesa. L’India e il Giappone lo hanno dimostrato chiaramente solo qualche mese fa organizzando manovre militari congiunte. Mentre l’Australia ha chiesto e ottenuto un rafforzamento del contingente statunitense.
D’altro canto, la Russia è sempre in ansia per la realizzazione di un sistema antimissile occidentale. Pericolo che, pur se sventato lungo i suoi confini europei, potrebbe essere studiato lungo rotte marittime meridionali vicine all’Iran. A sua volta, quest’ultimo Stato è alla ricerca di alleati strategici o ideologici in grado di dirottare l’ostilità e l’interesse americano.
A questo punto è chiaro che la Cina potrebbe spezzare il temuto accerchiamento nel Pacifico sostenendo in futuro la Corea del Nord. Anche se oggi Pechino protesta contro le attività atomiche del regime che cerca di perpetuarsi, si crede a Pyongyang che la Cina non si spingerà mai ad aderire a sanzioni alimentari ed energetiche. E forse dietro le dichiarazioni diplomatiche, non spiacerebbe ai Cinesi un braccio forte indirizzato verso i competitori asiatici e il loro alleato americano. La Russia godrebbe invece di una pedina da giocare in caso di trattativa con gli Stati Uniti garantendo appoggio o disinteresse per la Corea del Nord. E l’Iran si sentirebbe le “spalle coperte” in caso di una grave crisi con gli Americani, manovrando un nuovo attivismo coreano, i guerriglieri sciiti nel Libano e forse anche gruppi islamici in Afghanistan. Avversari mobili, scivolosi e pericolosi capaci di insidiare i più potenti Governi occidentali.

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