Corruzione continua, i rischi di una deriva

Corruzione continua, i rischi di una deriva
di Angelo Giubileo

corruzioneLa deriva di Tangentopoli prosegue da oltre vent’anni. E testimonia del declino del paese avvolto nella spirale (the black hole) di un falso moralismo, legalitario e identitario. Si è discusso e si discute spesso del ruolo di supplenza che, direi piuttosto ben oltre gli anni di crisi della Prima Repubblica, la magistratura abbia svolto sostituendosi alla politica. Si è discusso se sia stato un bene piuttosto che un male; se, contrariamente ai fatti, fosse stato possibile evitarlo, e cioè, venendo al punto davvero nodale, fare in modo che la stessa politica non avesse gettato a terra lo scettro del potere. Aspettando che altri fossero stati poi disposti a raccoglierlo. Non a caso, la storia di quegli anni è venuta talvolta alla ribalta anche come storia di un presunto patto segreto tra il potere legale dello Stato ed il contropotere illegale della criminalità organizzata, entrambi di quegli anni.

E tuttavia, a distanza di oltre vent’anni come si diceva, sembra proprio che il declino non debba avere ancora fine. Un declino che, occorre ribadire, si è manifestato prima in termini politici, poi economici e poi ancora istituzionali. Riprova n’è il fatto che, nella stessa giornata, da versanti opposti, sia Silvio Berlusconi – alla sua ennesima discesa in campo – che Matteo Renzi hanno attaccato, entrambi, il fronte della magistratura.

Accusata dal “vecchio” leader di centrodestra: “che da ordine dello Stato si è fatta contropotere che sottomette gli altri due poteri”. E poi, con riguardo alla Corte Costituzionale, sua massima espressione, accusata dal “nuovo” leader di centrosinistra, come riferisce il Corriere.it, in ordine alla sentenza sulla perequazione delle pensioni 2012-2013, di “violare il patto di collaborazione tra organi dello Stato e rischiare di produrre un grave effetto, un processo cioè di ‘deresponsabilizzazione in chi governa’ … ‘Tanto la Corte sentenzierà fra qualche anno…’”.

Oltre vent’anni dopo, succede che il paese sia ancora alle prese con la questione, centrale e sistemica, della giustizia (e non della legge); con il nodo irrisolto dei rapporti tra politica e magistratura. E, ancora, tra queste e il mondo della criminalità organizzata. Al punto che, esiste innanzitutto un modo per risolvere questa questione?

In merito all’episodio delle liste presentate per le elezioni regionali in Campania, la senatrice pd Capacchione, componente della commissione Antimafia, ha detto tra l’altro: “Il distacco dei cittadini dalla politica aiuta le organizzazioni mafiose e la piazza forcaiola, che non aspetta altro per una deriva autoritaria … I candidati presidenti si sono trincerati dietro il garantismo, ma la politica è una cosa, il processo è altro. Troppo facile dire ‘aspetto la Procura’: non si può lasciare il giudizio politico sui candidati solo alla magistratura”.

Che, più o meno è come dire: rotto definitivamente anche l’ultimo legame istituzionale, al paese non resterebbe che il default o peggio ancora, fuori dall’UE, imboccare una nuova deriva autoritaria.

                                                            

redazioneIconfronti

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