Gio. Giu 20th, 2019

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Cosentino: no all’immunità, la campagna elettorale la faccia Caldoro

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Attacco a Bocchino mentre ad Alfano dice: non ho nulla contro i perdenti di successo

125650020-7a398623-2629-4053-ac85-749f54be71a8Dopo il caos di questa mattina parla finalmente l’ex sottosegretario Nicola Cosentino che subito chiarisce: «Silvio Berlusconi è una persona straordinaria a cui mi legano stima e amicizia. Il partito ha preso la decisione di evitare strumentalizzazioni in campagna elettorale». Ma un attacco l’ex coordinatore regionale del Pdl lo riserva ad Alfano definendolo: «Perdente di successo», negando anche di essere venuto alle mani con il segretario. L’uomo del giorno, escluso all’ultimo minuto dalle liste Pdl, chiarisce che la macchina del fango lo ha voluto tenere fuori dalla competizione: «Da adesso sono un cittadino comune, che dedicherà il suo tempo alla verità processuale. L’unica a cui bisogna fare riferimento, non quella mediatica». L’esponente del centrodestra campano ha ricostruito la sua vicenda politica e giudiziaria: «Il caso Cosentino inizia nel 2008 con un consenso senza fine per il Pdl in Campania, sono parlamentare dal ’96 fino ad oggi e dal ’96 al 2008 nessuno mai si era interessato a me. Oggi invece sono un impresentabile, posso far prendere un voto in più in Campania, ma far perdere voti a livello nazionale. Questo il focus regalato alla mia forza politica e che ha determinato la mia esclusione». Rispetto a chi ha sottolineato la ricerca dell’immunità Cosentino risponde: «Io ho lottato fino alla fine per ottenere la candidatura non per un problema di immunità. L’avrei trovata in tutti quei partiti che mi hanno offerto la candidatura. Non vendo la dignità per l’immunità». L’ex sottosegretario sulla sua vicenda personale spiega: «Alle regionali ci fu una montatura della stampa, mi evitò di correre come Presidente della Regione. La montatura di oggi mi ha impedito di essere candidato». E poi Cosentino assicura sul suo futuro: «Continuo a rimanere fortemente vincolato al progetto del Pdl, ringrazio Berlusconi. Continuerò la mia missione verso un impegno diverso». Cosentino si dedicherà alle vicende processuali che lo coinvolgono: «Sarò impegnato a dimostrare la mia innocenza». Non manca una frecciatina al governatore campano Stefano Caldoro con una frase che richiama un’intercettazione del passato: «Io non sono un “fighetto” di palazzo».
E poi un riferimento al sindaco de Magistris: «La desistenza l’ha fatta Cosentino, con il mio passo indietro possono conseguire un risultato migliore. Io penso di no, la classe dirigente che abbiamo triplicherà i risultati. Sono sicuro che faranno bene e saranno vincenti in questa Regione».
Ad una domanda sulla possibilità di andare in carcere l’ex coordinatore regionale Pdl risponde: «Se vado in carcere significa che non siamo in un paese civile. Ma ci andrò con la mia dignità. Sto chiedendo un processo immediato. Vorrei una sentenza». Uno strappo nel Pdl Campano sembra esserci, quello con l’ex presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro: «Non so se manca qualcuno, l’unico sodalizio che ho è con mia moglie. Ho sentito Cesaro, ed è molto addolorato di questa mia non partecipazione. Gli altri non hanno ragioni per stare fuori, sono io ad essere il capo degli impresentabili».
Per Nicola Cosentino òa causa della sua esclusione dalle liste per il Pdl è rintracciabile nel clima giustizialista, nelle esigenze di ricorsa affannosa alla sinistra. E infatti dice: «Sono il capo degli impresentabili. Così sono stato descritto in questi anni. Vengo definito il referente del clan dei Casalesi, ma questo clan è cretino perché si affida ad una persona che prima si è dimesso e poi non si candida neanche. Saranno fessi. La camorra si avvicina a chi ha il potere. In questa regione il potere l’ha avuta una certa parte politica per venti anni. Oggi io rappresento gli impresentabili. Qualcuno ha regalato sondaggi al partito dicendo che avremmo perso voti nel Paese con la mia presenza. Io ho cercato di lottare».
Sul giallo delle liste sparite ieri, Cosentino smentisce quanto scritto e detto in queste ore: «Io avevo una parte dei documenti per Campania 2 che ho riconsegnato al commissario Nitto Palma, il quale stava dalle cinque a presentarle. Si è montato un caso».
Che i rapporti con Caldoro non siano buoni si capisce da subito, quando Cosentino lascia al Governatore la gestione della campagna elettorale e l’eventuale successo o insuccesso delle elezioni: «Oggi il punto di riferimento è il presidente Caldoro che non può giocare al buono e cattivo. E’ solo lui il buono, il cattivo non c’è più. E’ a lui la gestione della campagna elettorale. Sono convinto che i candidati in campo sappiano fare la differenza. Io ho lasciato una squadra vincente che ha vinto alle Province e alla Regione, ho organizzato un consenso intorno al presidente della Regione enorme. Tutto questo è stato possibile con il consenso di tutti. E’ una classe dirigente vincente». E poi un’altra stoccata: «Da Caldoro l’unica spinta che ricordo è quella che gli ho dato per farlo vincere alle regionali», arrivando a definirsi addirittura «pentito di aver ribaltato i risultati elettorali in una Regione rossa per venti anni». L’ex sottosegretario assicura che non parteciperà alle iniziative politiche e ne ha anche per Italo Bocchino: «Unico referente vero in Parlamento dei casalesi è Bocchino, e mi riferisco ai casalesi come cittadini perbene. Perché nel 1996 era candidato al collegio di Casal di Principe – spiega – io ero candidato a Piedimonte Matese, dove non c’è camorra, e poi sempre in listini bloccati». E ancora torna sulle sue vicende processuali: «Uno dei miei principali accusatori ad un certo punto si è tolto la toga ed è diventato assessore della Giunta de Magistris».
E infine risponde al mittente, Nicola Cosentino, quando gli chiedono, in conferenza stampa, del suo legame di parentela con alcuni boss di camorra. «Sono parlamentare dal 1996, perché non è venuta nel ’96 a farmi questa domanda sulle parentele – ha risposto a una giornalista – devo essere impresentabile solo perché ho deciso di nascere in un comune di camorra?». «O perché uno dei miei otto fratelli si è fidanzato a 16 anni e sposato con l’attuale moglie il cui fratello, che allora aveva 13 anni, poi da grande ha fatto il camorrista?». «Che cosa c’entro io? – ha sottolineato – Di Donat Cattin si può dire che era un terrorista?». «E’ più imbarazzante lei che non io», ha aggiunto riferendosi alla giornalista.

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