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Così è rinata New York 11 anni dopo l’attacco alle Twin Towers

Così è rinata New York 11 anni dopo l’attacco alle Twin Towers
di Vincenzo Pascale (da N.Y. City)

Foto: socialpost.info

Oggi, undici settembre (9/11 per gli americani) cadrà l’undicesimo triste anniversario dell’attacco all’America. Nel giro di poco più di un’ora quattro aerei presero di mira i simboli della Potenza economica e militare Americana. Tre centrarono i loro obiettivi: due sulle Twin Towers di New York, il terzo si andò a schiantare su un’ala del Pentagono (il Ministero della Difesa USA). Il quarto precipitò nelle campagne della Pennsylvania mentre era diretto sulla Casa Bianca a Washington. I giornali e le televisioni di tutto il mondo titolarono senza mai troppa enfasi retorica: America Under Attack (l’America sotto attacco), e videro giusto. Quello portato al cuore del potere militare, politico ed economico USA non fu solo un attacco all’America fu un attacco all’Occidente, ai suoi valori ed alla sua frontiera di progresso e diritti civili. Vedere in diretta TV i monumenti della modernità e della sfida all’habitat umano (le Twin Towers) sbriciolarsi dopo l’attacco kamikaze di due aerei dirottati da terroristi qaedisti rimarrà nella storia delle catastrofi generate dalla violenza umana. Fu un attacco all’Occidente, alla sua frontiera della mobilità, ai suoi valori di tolleranza e democrazia. Fu un atto di guerra – come immediatamente mi confermò uno straordinario diplomatico –il Cardinale Renato Martino- che riuscii a contattare pochi minuti dopo lo schianto del secondo aereo nella Torre Sud. Riuscii anche a mettermi in contatto con il direttore Andrea Manzi e fargli un breve resoconto della situazione in città. Dopo quelle brevi comunicazioni dovettero passare diversi giorni prima di poter riuscire a parlare con l’Occidente. In quei giorni New York ed i newyorkesi che sanno sempre cosa fare, dove andare, come comportarsi si ritrovarono smarriti in preda alla paura di ulteriori attacchi, fu la personalità di un sindaco, Rudolph Giuliani che si avviava a concludere un grigio secondo mandato elettorale a ridare energia e coraggio alla città. Tirò fuori una leadership ed un carisma che gli erano mancati altre volte. Invitò i newyorkesi ad uscire di casa, a riprendere la loro ordinaria routine, a rivedere i loro cari. Funzionò. Lo spirito della città si risollevò presto, malgrado lo strazio ed il dolore di tanti newyorkesi e non che avevano perso o non avevano notizie dei loro cari. A New York arrivò in visita a Ground Zero il Presidente Bush e tutto l’establishment politico e militare USA. Arrivarono migliaia e migliaia di volontari, corpi speciali da tutta la Nazione. Pronti a dare una mano per scavare e cercare ancora persone in vita sotto le macerie d’acciaio ed incandescenti delle Torri Gemelle piegate come antiche cattedrali gotiche. Da allora tante cose sono mutate, alla Casa Bianca siede un democratico, Barack Obama, Bloomberg è il sindaco di New York eletto sull’onda emotiva post 9/11 a causa delle sue competenze finanziarie. La città era in ginocchio, Wall Street chiusa. Migliaia di corporations preferirono trasferire i loro uffici in New Jersey o in altri stati. Nessuno voleva più risiedere nell’area dell’attacco. Palazzi vuoti, proprietari preoccupati per gli introiti mancati. Ora New York è rinata, o quasi. L’anno scorso sono arrivati in visita alla Grande Mela, cinquanta milioni di turisti. I teatri sono ritornati pieni, l’edilizia ha ripreso a tirare. I ristoranti sono tornati pieni. La forza di una città, la sua leadership politica ed economica hanno fatto il resto. Rimane l’imperituro dolore di quanti hanno perso cari, amici e conoscenti. Uno straordinario memorial con i loro nomi è stato eretto in loro memoria e a ricordo dei valori di tolleranza e accoglienza che questa città e l’America hanno ancora da offrire al mondo.

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