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Così la Terra muore, costruiamo insieme la Giornata del creato

Così la Terra muore, costruiamo insieme la Giornata del creato

Il primo settembre prossimo ricorre la settima Giornata per la Salvaguardia del creato. È la manifestazione varata nel 2006 dalla Conferenza Episcopale Italiana, in sintonia con le altre comunità ecclesiali europee. L’iniziativa intende rimarcare l’importanza dell’ambientalismo nella società contemporanea. Durante la Giornata si terranno, come ogni anno, momenti di preghiera e di riflessione, con il coinvolgimento anche delle autorità civili e delle associazioni ambientaliste d’ispirazione laica. Don Aniello Manganiello, collaboratore-fondatore de I Confronti, ha scelto il nostro quotidiano online per avviare una riflessione su questo tema, sul quale sarebbe auspicabile il più ampio coinvolgimento dei nostri numerosi contatti. A settembre I Confronti coopereranno all’organizzazione di alcuni momenti di analisi e di dibattito (soprattutto nelle terre non ancora liberate dalla camorra), insieme con l’Associazione “Gli Ultimi” voluta da don Aniello Manganiello e che sarà presentata alla stampa e al pubblico nei prossimi giorni.

di Aniello Manganiello

Miei cari amici de I Confronti,
Dio non ha dato la terra in proprietà all’uomo, ma gliel’ha affidata. È questo il motivo per il quale l’uomo non può essere saccheggiatore della natura, ma deve diventare il custode amoroso e rispettoso di essa. Soltanto in questo modo riuscirà a riconoscere, con la sua stessa esistenza, il ruolo e il comportamento di Dio creatore, che è amore, tenerezza e bellezza.
Ritengo inoltre che questa Festa ci imponga di recuperare il nostro valore della gratitudine nei confronti di Dio. “Ogni dono ci viene da Dio”, che non sa fare altro che amare e donare. Una verità che non dovrebbe mai sfuggire al nostro cuore, ma essere costantemente in sintonia con le corde della nostra sensibilità e del nostro agire. Purtroppo, ci dimentichiamo troppo spesso di Dio e quindi anche del dovere di essergli profondamente grati.
Eppure la gratitudine al Padre creatore dovrebbe essere speculare alla nostra condizione umana. Il nostro è un movimento velocissimo sulla terra, davvero un passaggio, un battito d’ala. E la velocità della nostra esistenza è stata favorita ed esasperata, negli ultimi anni, dai moderni mezzi di trasporto e dalle stesse modalità attraverso le quali veicolano le nostre idee e i nostri messaggi. Siamo diventati perciò oltremodo distratti, fruitori egoistici dei beni della terra, preoccupati di rispondere unicamente ai nostri bisogni, dimenticando le conseguenze dei nostri atti e rimuovendo il diritto che ciascun uomo ha di sedersi alla tavola delle ricchezze naturali che il Creatore ha messo a disposizione di tutti. Proprio di tutti gli uomini, nessuno escluso.
È perciò indispensabile recuperare un rapporto rispettoso con la terra. Rispettosi verso la terra sono i bimbi con il candore incantato e noi dovremmo imitarli, come riescono a fare meravigliosamente i poeti autentici e ispirati.
Da ragazzino mi piaceva affondare i piedi scalzi nel terreno soffice. La terra profumava, non era inquinata dalle tante sporcizie che oggi imperversano nel territorio dell’Agro nolano e acerrano. In quegli anni in cui la terra era terra pura il contatto con essa ci dava grande benessere e ci infondeva energia. Oggi la terra è avvelenata, genera malattie.
Inquinare, distruggere, incendiare, rovinare la natura, anche semplicemente sporcarla, sono comportamenti che costituiscono un grave peccato, che va confessato nel sacramento della confessione. Soltanto così potremo aspirare al perdono. Ma quanti di noi, mi chiedo, si pentono in confessione per questo peccato? È un grave errore non farlo, perché la riconciliazione con Dio e con il Creato avviene innanzitutto attraverso la Confessione. Da essa scaturirà un forte impegno ad essere sentinelle sveglie e vigilanti di fronte al male e alla illegalità, per poter lasciare alle generazioni future  una natura bella, rigogliosa, pulita e ordinata. I roghi, l’inquinamento, gli sversatoi a cielo aperto sono purtroppo il segno di una palude morale.
Mi chiedo, allora, a conclusione di questa riflessione: “E se la sporcizia nelle nostre terre e contrade fosse segno di una sporcizia e di un disordine morale all’interno delle nostre coscienze?”.  Se fosse così, ci sarebbe da preoccuparsi. Questa giornata diventi, pertanto, l’occasione per una seria riflessione, una riflessione che, attraverso I Confronti, manifesti anche una modalità alternativa di comunicare e di informare. La ricchezza del mondo non può essere contenuta dalla semplice cronaca, perché è più ricca di essa. Per questo motivo, ho piacere di affidare questo mio pensiero ad un laboratorio innovativo e di straordinario interesse, che informa senza alcun pre-giudizio, ascoltando e dando voce agli altri.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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