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Cosmesi e maquillage per la Lingua Italiana contaminata

Cosmesi e maquillage per la Lingua Italiana contaminata
di Damocle

Fotografi e cameraman assiepati da ore davanti alla clinica. Poi d’un tratto i flash si susseguono veloci. Tutti si alzano in piedi e prendono forma in un’unica massa vociante. Microfoni puntati e le domande si fanno tanto fitte che non si capiscono bene le parole e non si vede neanche a chi siano rivolte. Piuttosto si intuisce l’incedere di una figura alta, protetta da un cappello a falda larga. Nasconde il viso con un fazzoletto a tinte forti ed eleganti. Attorno a lei è tutto un chiacchiericcio, da cui le guardie del corpo non possono proteggerla. D’un tratto avanza più rapida e con i suoi accompagnatori, scompare dietro la porta girevole su cui campeggia la scritta luminosa “Chirurgia Estetica”. L’ammasso di cronisti, in cerca della grande notizia, resta per un attimo immobile, deluso. Eppure è proprio in quel reparto che è entrata. Dunque sta per rifarsi bella. “Qualcosa la scriveremo comunque” pensano. Ma non passano pochi minuti e viene fuori l’addetto stampa ad annunciare a breve una conferenza per i giornalisti. La lunga attesa sotto il sole, in qualche modo, sarà ripagata.
“Come mai ha deciso di rifarsi il look?” chiede una cronista bionda, in abito rosso. “I suoi bodyguard l’accompagneranno fino in sala operatoria?” fa un altro. “Dopo un ritocchino ritiene che potrà continuare ad essere la star di sempre?” “Si pensava che lo scoop potesse riguardare una gravidanza e invece è solo questione di bellezza?”
“Vi preoccupate della mia bellezza e mi parlate in questo modo?” chiede austera la Lingua Italiana. “Vi informate della mia immagine parlandomi di look. Chiamate gli uomini della sicurezza bodyguard. Abusate del diminutivo come nelle peggiori trasmissioni televisive, dove si urlano addosso parole che non mi somigliano neanche lontanamente, né nel modo né nei suoni. Cercavate uno scoop e posso darvi soltanto una notizia. Poi sarete voi a giudicarla più o meno sensazionale: ebbene sì, mi opero. Ho scelto di ricorrere al bisturi per recuperare parte della mia vetusta beltà”. “Ma come parla questa? “Vetusta beltà” la beffeggiano dal fondo della sala. “Ovviamente la mia è una provocazione – controbatte la Lingua Italiana, smorzando la risata di altri – Sono bella, ma non stupida. Ho dato parola ai migliori poeti e prosatori al mondo. E certamente non per questo pretendo che si continui a parlare come il sommo Dante. Tant’è vero che ho accettato con intelligenza, non con rassegnazione, che termini stranieri entrassero a pieno diritto nel mio vocabolario. Anche io potrei dire che quel commento irriverente è arrivato dal fondo della hall. E non mi scandalizzerei, se lo dicesse qualche altro. Il punto è che parole di storia recente, provenienti da altri idiomi, usate in una certa misura, mi danneggiano. Ogni giorno, continuamente, in ogni contesto, facendomi perdere splendore. Siete voi i primi, i giornalisti. Si vede da come mi avete posto le domande. Al contrario se qualcuno mi utilizza in maniera pura è quasi deriso. Se si dice stella invece che star si viene additati come degli incapaci. So bene che io, come le altre Lingue, siamo volubili, figlie dei tempi. E sono sempre stata pronta a cambiare. Altrimenti somiglierei ancora in tutto e per tutto a mio padre Latino o a mio zio Greco o al mio prozio Indoeuropeo. E invece eccomi qui, deturpata nella mia bellezza, per colpa della natura esterofila degli italiani”.
“Il problema è solo quello delle parole straniere? Ha paura di soccombere all’Inglese o alle sue colleghe, che sono molto più diffuse? Teme di diventare lingua morta? È questo che la spaventa?”
“La mia non è paura, è indignazione verso chi mi deturpa e non sono gli stranieri. Un tedesco che mi studia, parla meglio di un italiano madre lingua. Ed ecco, invece, come mi offendono i miei connazionali, troppo superficiali per rendermi il giusto”. La Lingua Italiana si toglie i grossi occhiali da sole e mostra gli occhi arrossati e gonfi. “Congiuntivite dicono i medici. Ma mi fa molto più male chi pensa che questa patologia abbia a che vedere col congiuntivo, il modo verbale ormai meno usato o usato male. Guardate le rughe – continua mostrando segni evidenti sul viso – Dovrebbero essere un vanto del tempo, eco di una bellezza cantata già dagli Stilnovisti e invece sono viste come brutti difetti da eliminare. Ebbene, mi arrendo al volere degli italiani, mi sottopongo ad un intervento per questo. Ma sta a loro ridarmi sicurezza”. La Lingua Italiana si alza in piedi e il corpo imponente vacilla. “La struttura del periodare – parla a fatica – è attaccata ogni giorno. Mi distruggono fino alle ossa. Gente comune che non ha avuto modo di studiare e giovani che, invece, si definiscono “studenti”, ciarlatani tuttologi che occupano spazi televisivi in fasce orarie in cui anche i bambini, mia speranza, ascoltano, ma anche politici, giornalisti, uomini d’affari e di potere, insomma quasi tutti, prima o poi, e non per una debolezza, ma per prassi, iniziano periodi lasciandoli in sospeso, creano un anacoluto dietro l’altro, facendomi perdere l’equilibrio. Tanto che quasi non riesco più a stare in piedi. C’è da considerare, inoltre, che questo tipo di errori non si ripete solo nella lingua parlata, ma – cosa più grave – anche in quella scritta. Anzi in quella scritta è peggio. Accenti e apostrofi sono usati senza differenza. Segni grafici piccoli come un’unghia, che non servono a nulla, dicono in molti. E allora guardate le mie mani, tutte rovinate. E poi il lessico! Vedete tutte queste imperfezioni sulle braccia, sulle gambe. Da che cosa credete che dipendano? Il mio ricchissimo lessico si è ridotto a poche parole, sempre le stesse. La mia pelle avrebbe bisogno di trovare respiro, di essere alimentata da un’ampia gamma di vocaboli. E invece eccola, completamente denutrita. Al posto del mio naturale colorito diafano, mi ritrovo ricoperta di macchie. Toglieranno anche queste. Ma, uscita di qui, saranno ancora gli italiani a decretare il successo dell’intervento. I medici hanno detto che se non seguirò un’adeguata terapia tutto tornerà come prima. E così devo sperare che termini non obsoleti, ignorati chissà per quali ragioni, rientrino nell’uso comune, sostituendo quell’orribile “cosa, cosa, cosa”. È tempo che gli italiani non si preoccupino soltanto di sbiancarsi i denti, secondo il costume americano. Ma di cosa dire e come dirlo, quando decidono di aprire bocca, secondo quello che dovrebbe essere il costume italiano. Perché, nel loro deturparmi, viene meno l’orgoglio nazionale e culturale”.
“Crede che riuscirà a guarire del tutto? A tornare bella come un tempo o forse di più?”
“Nutro le migliori speranze. Do fiducia agli italiani. Voglio tornare splendente come un tempo, attuale e splendente. Ma vi prego se dovesse andar male, parlate di fallimento, non di default!”
(n.t.)

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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