Crac Amato / Banche, banchieri, tangenti e Comuni: troppe ombre

Crac Amato / Banche, banchieri, tangenti e Comuni: troppe ombre
di Mario Amelia

A leggere bene le carte del crac Amato, un Comune compare, eccome. Ma va chiarito subito che non si tratta del Comune di Salerno: si è parlato nei giorni scorsi di 45mila euro dei 125mila contestati dalla Procura a Mario Del Mese, nipote dell’ex sottosegretario alle Partecipazione Statali ed attuale vicepresidente nazionale dell’Udeur, Paolo Del Mese, e che sarebbero serviti per una tangente da pagare ad un personaggio molto influente del Comune di Salerno. Non si ritrova questo nell’ordinanza con il cui il Gip (nella foto il palazzo della Procura di Salerno) ordina gli arresti domiciliari per Peppino Amato jr, Simone Labonia, Mario Del Mese, Paolo Del Mese e Antonio Anastasio.
C’è un’altra vicenda che non salta subito agli occhi, sepolta tra le tante “emergenze probatorie” inerenti i rapporti di stretta collaborazione tra Simone Labonia e Mario Del Mese e la rilevante influenza esercitata da Paolo Del Mese nei confronti delle banche anche nel periodo in cui non ha ricoperto alcuna forma di incarico politico. Paolo Del Mese, e non il nipote Mario, si occupava di favorire appuntamenti tra gli Amato e gli amministratori delle banche, come nel 2009 con il presidente del Monte dei Paschi di Siena Mussari. All’ex parlamentare venivano sottolineate le difficoltà riscontrate con altre banche (come la Banca Antonveneta) sulla concessione di finanziamenti che tra l’altro sarebbero dovuti andare anche a coprire gli impegni assunti dagli Amato con l’architetto francese Jean Nouvelle, che si stava occupando della realizzazione di un complesso edilizio al posto del vecchio molino di Mercatello.
Ma l’influenza dell’ex sottosegretario Del Mese era ben nota a tutti, tanto da comparire in un atto ufficiale di un Comune, appunto. Non il Comune di Salerno, come già detto, ma il Comune di Minori. E va chiarito subito cosa c’entra l’ente della Costiera Amalfitana: il 17 maggio 2010, il Comune di Minori invia una lettera a Paolo Del Mese, avente ad oggetto l’invio della delibera della Giunta (un atto di Giunta, dunque, ufficiale, anzi ufficialissimo) per “intermediare” la richiesta di un contributo alla fondazione Monte dei Paschi di Siena per il Premio di Letteratura Enogastronomica “Minori Costa d’Amalfi IX edizione”. “Intermediare” è il termine usato dalla delibera di Giunta, riportato dall’ordinanza del Gip e su cui nessuno finora si era soffermato. Per carità, nulla da obiettare relativamente alla delibera del Comune di Minori che ha agito nel modo che riteneva più opportuno per “intermediare” il finanziamento. Ma vale la pena sottolineare che l’influenza di Paolo Del Mese è attestata anche negli atti pubblici dei Comuni senza che nessuno faccia partire inchieste e denunce. A proposito di rapporti con i comuni è da ricordare anche che lo stesso avvocato Simone Labonia, fino a prima dello scandalo Amato era, tra le altre cose, anche presidente della società del Comune “Salerno Patrimonio”, impegnato nella dismissione del patrimonio immobiliare del Comune.
Inoltre, quando il Gip nella sua ordinanza per gli arresti riporta gli interrogatori dei componenti della famiglia Amato sui loro rapporti con gli arrestati e quindi anche con i Del Mese, scrive «gli stessi Amato, nel corso dei rispettivi interrogatori hanno definito dette dazioni letteralmente “tangenti”, ovvero aiuti per sostenere i “costi della politica”, ovvero ancora come il “dazio” da pagare a titolo di “ricompensa” per l’opera di intermediazione e “facilitazione” svolta presso le banche, direttamente o a mezzo di suoi uomini per l’ottenimento di finanziamenti e nuove aperture di credito». Questo sì che è singolare. In molti hanno focalizzato e “atteso” le tangenti ai politici, ma ancora nessuno, nemmeno dalla Procura, ha posto l’attenzione sul ruolo delle banche. E’ chiaro – da quello che dicono gli Amato – che i soldi delle “tangenti” andavano per ottenere forme di credito e ulteriori finanziamenti dalle banche, ma perché nessuno chiede conto alle “potenti” banche?
Attenderemo martedì per capire – in occasione dell’esame del Tribunale del Riesame che dovrà decidere sulla permanenza ai domiciliari degli arrestati per il Crac Amato – se emerge, finalmente, la verità relativamente ai 125mila euro finiti sul conto di Mario Del Mese. Lui stesso ai magistrati aveva precisato che 20mila euro erano due bonifici di Amato spa alla Ifil (la società partecipata in parte e amministrata dallo stesso Del Mese); 80mila euro era la somma ricevuta invece a copertura di un precedente assegno da lui consegnato a Giuseppe Amato jr per 78mila euro circa a titolo di cortesia perché Peppino Amato lo consegnasse a titolo di garanzia ad un istituto di credito. Questo assegno fu pure incassato, risultando poi privo di copertura a prima presentazione, e poi coperto, secondo la versione fornita da Mario Del Mese con gli 80mila euro versati dal pastificio; altri 25mila euro erano l’importo di diversi pagamenti ricevuti nel tempo per le attività eseguite per conto di Amato Spa e che Mario Del Mese si era dichiarato anche pronto a restituire. In totale, appunto, 125mila euro. Non rimane nulla più.
Forse nel mare dei giri d’assegno che emerge chiaramente da questa vicenda relativa al crac Amato, qualcuno ha perso la bussola, rimanendo abbagliato – inutilmente – dalle enormi cifre che spuntano ovunque.

m.amelia

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