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Crac Amato, perché la Procura ha già chiesto il rinvio a giudizio

Crac Amato, perché la Procura ha già chiesto il rinvio a giudizio

Corsa contro il tempo della Procura di Salerno sul processo per il crac del pastificio Amato: è stata firmata, infatti, la richiesta di rinvio a giudizio per tutte le 33 persone ritenute protagoniste del crac del pastificio Amato, compresi i componenti della storica famiglia salernitana, dal cavaliere Giuseppe al figlio Antonio e ai nipoti Peppino e Antonino, firmata anche la richiesta per l’ex sottosegretario Paolo ed il nipote Mario, compresi poi l’avvocato salernitano Simone Labonia e il consigliere provinciale sospeso del Pdl-Principe d’Arechi, Antonio Anastasio.
La richiesta del sostituto procuratore Vincenzo Senatore è arrivata al gip Franco Attilio Orio (che non ha ancora fissato la data dell’udienza preliminare). La Procura, infatti, sta cercando di evitare che vengano meno i tempi della carcerazione per i cinque, più importanti protagonisti dei fatti contestati, finiti agli arresti. La Corte di Cassazione, infatti, a breve dovrebbe pronunciarsi sul ricorso presentato dai legali di alcuni indagati contro gli arresti, se venisse accolto questo ricorso non ci sarebbero più i motivi per gli arresti. Se invece si dovesse arrivare velocemente al rinvio a giudizio, la Procura di Salerno otterrebbe automaticamente sei mesi ulteriori di arresti. L’indagine in totale riguarda 33 persone. Diverse le ipotesi di reato: si parte dalle «operazioni dolose» messe in atto dai quattro Amato finalizzate alla costituzione della Amato Re per ottenere vantaggi economici eludendo gli obblighi fiscali nel tentativo di riportare in bonis la Amato spa che aveva riportato perdite per ventimila euro. A carico del cavaliere della sua famiglia, anche l’accusa di aver dissipato il patrimonio alienando lo storico opificio di via Picenza alla Amato Re, società a sua volta controllata dalla Private Trust Company. Quindi si ipotizza il reato di distrazione di denaro per finanziare l’aumento di capitale della Amato Re o per spese non legate alle attività di impresa. Il tutto per circa sei milioni di euro. E la dissipazione di denaro: è il caso degli 880mila euro dati a Paolo Del Mese senza alcuna giustificazione; dei 829mila euro per Simone Labonia, persona di fiducia del parlamentare Udeur; dei 125mila euro consegnati a Mario Del Mese; dei 540mila euro per la Esa Costruzioni; i 230mila euro per Cmd.

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