Crescent sì o no, il vero interesse di Salerno qual è?

Crescent sì o no, il vero interesse di Salerno qual è?
di Gigi Casciello

Una telenovela più che una battaglia giudiziaria. Il Tar che blocca parte dei lavori del Crescent, il Consiglio di Stato che li fa ripartire, la sentenza di merito che arriverà solo tra un mese. E così c’è sempre chi ha di che lamentarsi per l’incertezza determinata da una normativa carente e da un sistema giudiziario, stavolta amministrativo, farraginoso e dalle ritualità non più conciliabili con le esigenze di un modo che cambia. Inevitabile che alla fine in questa vicenda restino tutti in una condizione di incertezza: il sindaco De Luca (nella foto), gli imprenditori che stanno realizzando l’opera, Italia Nostra ed il Comitato No Crescent che vorrebbero vedere revocate tutte le autorizzazioni.
Ed anche in questo caso è tutta colpa che non c’è. E vero che De Luca ha tentato una sorta di consultazione popolare presentando più volte il progetto alla città ma facendolo, in sostanza, senza alcun vero contraddittorio ma solo per registrare il più ampio consenso possibile, ma è anche vero che non ci sarebbe stato alcun ricorso al Tar senza la mobilitazione di Italia Nostra e di un comitato come il No Crescent. Più o meno come accade negli stati Uniti dove sono le associazioni ambientaliste, i comitati civici ad attivare iniziative contro imprese inquietanti, opere pubbliche privati dall’invasivo impatto ambientale. Ma lì i partiti esistono e si organizzano solo per il momento elettorale. Non come da noi che invadono di continuo la vita di ciascuno e che traggono la propria forza in virtù del radicamento sul territorio.
Inevitabile che Enzo De Luca abbia rivendicato il diritto-dovere di far conoscere ed accettare il progetto del Crescent e di Piazza della Libertà alla città con una tipica operazione populista (spiegazione sul corso con plastico e bacchetta in mano) piuttosto che con un confronto politico attraverso il quale anche correggere, eventualmente, il progetto. E nel rapporto diretto sindaco-popolo è maturata la reazione di chi ha ritenuto, non sentendosi rappresentato da alcuno, di organizzarsi in proprio con il No Crescent ed il coinvolgimento di Italia Nostra. Ne esce così fuori una battaglia fatta di particolari e di interessi di parte. Da un lato De Luca con la sua idea di opera monumentale e la piazza “più grande di grande di piazza del Plebiscito” (come se la storia si costruisse in metri quadrati) per la “Salerno Europea”, dall’altro il No Crescent animato soprattutto da un bel po’ di abitanti della zona di dove sorgerà il palazzone circolare con l’evidente preoccupazione di vedersi penalizzati da una costruzione che giudicano invasiva per sé. Gli aderenti al No Crescent avrebbero fatto la stessa battaglia se fossero residenti a Mariconda? Si sono mobilitati quando è stato realizzato il parco del Mercatello in un’area verde che avrebbe forse meritato altro sviluppo e preservazione? Qualcuno che pure si agita, al tempo era in Consiglio comunale nei banchi della maggioranza e non mi pare che si sia strappato le vesti quando furono poste le basi “urbanistiche” per Piazza della Libertà. Ecco perché questa storia dei ricorsi non convince e non esalta. Al punto in cui si è, non è più utile interrogarsi su come e quanto Crescent e Piazza della libertà possano aiutare lo sviluppo della città? Non è più opportuno aprire un dibattito serio e completo sulla veridicità o meno della Salerno Europea e della città modello-urbanistico? Ma un dibattito che contempli tutto. Anche i silenzi di quanti, a cominciare dalla Provincia, avrebbero potuto indicare dei limiti alla costruzione del Crescent.

m.amelia

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