Mar. Lug 16th, 2019

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Crescita senza crescita? Ma no, meglio la decrescita felice

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Da Latouche all’informatico Schillaci: ecco come fare per liberarsi dalla schiavitù del denaro

Un modo alternativo di guardare alla crisi.
Non più solo l’assillo di sentirsi ripetere da tg e giornali che siamo in tempi difficili, ma avere la possibilità di incamminarsi verso un periodo di decrescita felice. Una decrescita che non è qualcosa di negativo; ma un concetto con valenza positiva.
In realtà la parola “decrescita” è uno slogan provocatorio per parlare della necessità di rompere i ritmi della società della crescita che ha dato origine alla situazione in cui viviamo oggi.
La nostra società è portata a considerare solamente un contesto ideologico che spinge sempre verso la crescita, come se fosse l’unico obiettivo positivo e desiderabile. Invece, anche prima che entrassimo in questo periodo di crisi, c’è qualcuno che ipotizza la strada della decrescita felice per salvare il pianeta: si tratta di Serge Latouche (foto), intellettuale francese, economista e filosofo, che è uno dei più noti divulgatori delle teorie della decrescita.
Attualmente – come sostenuto dall’economista francese nel corso di un importante convegno svoltosi all’inizio del mese presso l’Università di Roma3 – siamo in un momento terribile: in una società della crescita senza crescita, con tutte le conseguenze che ne derivano: disoccupazione, mancanza di finanziamenti per salute, benessere, educazione cultura…. Siamo in piena austerità.
Una frase di Woody Allen cara a Latouche, afferma: se siamo all’incrocio di due strade, una porta alla scomparsa della specie umana e un’altra alla disperazione totale. Per Latouche però non è esattamente così: c’è un sentiero, oltre quel bivio, che porta alla società della decrescita, a un futuro auspicabile e sostenibile, a una società di prosperità senza crescita.
Latouche considera contraddittorie espressioni come “crescita sostenibile”: per lui una crescita infinita, in un pianeta in cui le risorse sono finite, non può esserci. Quindi, il porre la crescita infinita come obiettivo può costituire solo un danno.
La decrescita si articola in una serie di principi e strategie a cui ispirare esempi concreti individuali e collettivi, come possono essere il recupero della dimensione locale della produzione e il ripensamento ai prodotti, il rallentare un sistema che corre veloce; è il rifiuto della società del consumismo.
La battaglia in cui Latouche è impegnato si svolge principalmente verso la costruzione di una conoscenza condivisa del fatto che esiste un modello di società alternativo a quello attuale, portato alle conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti dal neoliberismo.
Nell’ottica del movimento di decrescita felice, domenica 2 dicembre a Roma ci sarà la presentazione del libro di Filippo Schillaci, tecnico informatico presso un ateneo romano, che lascia il suo appartamento nella Capitale e decide di andare a vivere in campagna. Dietro la sua scelta c’è la semplice decisione di non basare più la propria vita solo sul denaro. Il libro di Schillaci è un diario di viaggio che descrive la possibilità che ognuno ha di migliorare il proprio stile di vita. La decrescita vista come una scelta e non come un’imposizione della crisi che si rivela fonte di benessere e di libertà. La presentazione si terrà nei locali dell’Accademia Yoga di Consapevolezza, al quartiere Infernetto in via Orazio Vecchi domenica 2 dicembre con inizio alle ore 17.

Il discorso del prof. Latouche all’Università Roma3 è disponibile qui
(b. r.)

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